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Pene più severe per chi maltratta gli animali, carcere e sanzioni pesanti

Pene più severe per chi si macchia di reati contro gli animali: rischio carcere e multe pesanti. LNDC: “Ora controlli più efficaci”

Tutte le novità sulla nuova legge per chi maltratta gli animali, ora si rischia il carcere. LNDC Animal protection: “Riforma perfezionabile, ma nella giusta direzione”. Cosa cambia

Il Senato cambia: inasprimento delle pene e multe salatissime per chi maltratta gli animali.
Il passo in avanti nella direzione della difesa dei diritti degli animali è datato 29 maggio, quando c’è stata l’approvazione da parte del Senato del Disegno di Legge 1308. Un cambiamento, come specificato dal Codice Penale, che riguarda i reati contro gli animali.

Le pene detentive aumentano fino a tre anni e le multe raggiungono anche i 30 mila euro. 

Da oggi, dunque, l’animale diventa il soggetto principale della tutela giuridica: non sarà più considerato un soggetto passivo nell’ambito della relazione uomo-animale.

Tra le modifiche significative: carcere per chi organizza combattimenti tra animali o eventi che prevedono violenza contro di essi. Fino a quattro anni di reclusione e un massimo di 60 milaeuro per chi uccide un animale. Particolare attenzione anche alle specie protette. Previste pesanti ammende per punire azioni violente, uccisione, cattura o detenzione. Occhio poi all’acquisto di cuccioli, per via del reato contro il traffico di animali, e delle specie non ammesse in Italia.

maltrattamenti animali foto LNDC

L’inasprimento delle pene è ancora un po’ timido e non garantirà che qualcuno sconti davvero la propria pena in carcere – afferma Piera Rosati, presidente LNDC – ma è comunque un segnale culturale e politico importante, che dobbiamo ora consolidare con controlli più efficaci e una giustizia che funzioni”.
Tra le novità introdotte, quella che più concretamente potrà cambiare la vita degli animali vittime di violenza, c’è la possibilità, finalmente riconosciuta, di affidamento definitivo agli enti e alle associazioni animaliste dei soggetti sequestrati, anche prima della conclusione del procedimento giudiziario. Una misura di civiltà che pone fine all’assurdo paradosso che, fino ad ora, lasciava gli animali – perfino dopo il sequestro disposto dall’autorità giudiziaria – in un limbo che non ne consentiva l’adozione da parte di persone desiderose di dare loro una nuova vita e di porre fine alla violenze subite. “È un passo avanti che aspettavamo da anni – dichiara Piera Rosati – Finalmente potremo garantire un futuro dignitoso e sicuro agli animali vittime di maltrattamento, senza dover attendere l’esito, spesso lungo e incerto, di un processo penale”.