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Allevamento degli orrori: tutto fermo

Il punto sul cosiddetto allevamento degli orrori a Roio dopo le mobilitazioni delle settimane scorse.

L’AQUILA – Dopo mobilitazioni e proteste, ancora nulla di fatto per l’allevamento degli orrori di Roio.

Denunce, una manifestazione con migliaia di persone e diverse dirette social non sono bastate a far aprire le indagini per scoprire cosa stesse succedendo dentro e intorno all’allevamento degli orrori di Roio, L’Aquila. Anche l’attivista per gli animali Enrico Rizzi si è mobilitato per far emergere la notizia, ma nonostante i riflettori puntati la situazione è ancora ferma. Neanche un sequestro. Anzi, quanto emerge da indiscrezioni non confermate ma attendibili, l’allevatore ha avuto tutto il tempo di vendere, o meglio, mandare al macello per Pasqua tutte le bestie.

Una puledra in fin di vita, carcasse di pecore, tacchini e cavalli lasciate a decomporsi sul terreno e nel fango con decine di animali che si muovevano e cibavano intorno, cani in un recinto sul fango e sotto le piogge senza neanche un secchio dove bere acqua pulita. È questa la situazione che il 31 marzo si sono trovati davanti le Guardie Zoofile Oipa e le associazioni animaliste dell’Aquila. E dopo aver smosso mari e monti, tentativi di segnalazione a una ASL locale miope, una manifestazione corale che ha raccolto anche la partecipazione di Francesco Borrelli, parlamentare vicepresidente della commissione di inchiesta sulle attività illecite ambientali e agroalimentari e della senatrice Gabriella Di Girolamo insieme all’attivista Rizzi, depositato denunce per dare giustizia e dignità a quei poveri animali da reddito, “niente”.
Ho chiesto più volte a Rosita Antonini Corridori, presidente dell’Associazione animalista di volontariato no profit Amici Animali, ho temporeggiato prima di scrivere qualche riga di aggiornamento, ma la sua risposta è stata sempre la stessa: “se ci sono novità vorremmo saperlo anche noi”.
“Ci hanno chiamato solo i forestali per interrogarci – racconta Corridori – ma oltre a dichiarare quello che abbiamo visto: zero”.
E sono le stesse parole rassegnate che arrivano anche da Lucia Marini, presidente dell’Oipa dell’Aquila “la cosa che più mi sconvolge è che ad oggi la Asl ancora non abbia sequestrato niente – afferma – Abbiamo depositato la denuncia sia noi (associazioni animaliste aquilane, ndr) che Enrico Rizzi, ma nulla si sta muovendo”.

Solidarietà agli attivisti aquilani è arrivata da tutta Italia, tra cui anche da LNDC Animal Protection che aveva affermato: “Fenomeno inaccettabile in una società civile: chi sa, parli”.
Quindi, nonostante una eco nazionale, a quanto pare nulla è stato sufficiente a tutelare quelle povere bestie e a fare un minimo di luce su una situazione così torbida.