Sindacati e aziende cercano l’intesa contro il caporalato nel Fucino, mai più 2 Euro l’ora
Il caso del lavoratore abbandonato davanti all’ospedale, prima denuncia per caporalato nel Fucino, apre nuove prospettive per istituire meccanismi di contrasto
Caporalato nel Fucino, il dramma vissuto da un lavoratore marocchino potrebbe costituire il punto di inizio di una rivoluzione all’insegna di una prevenzione più efficace.
Nell’ottobre scorso un lavoratore marocchino è stato abbandonato dal proprio datore di lavoro davanti all’ospedale di Pescina, gravemente ferito perché trafitto da un macchinario. Il sindacato Flai della Cgil, adottando la necessaria cautela, ha fatto emergere il caso solo dopo qualche mese, fino alla presentazione della denuncia da parte dell’uomo. L’episodio è simile a quello accaduto circa un anno fa nell’agro pontino, dove un bracciante indiano morì a seguito di un incidente nei campi, dopo che il titolare dell’azienda l’aveva abbandonato davanti alla propria abitazione. Il caso del Fucino si aggiunge a un altro messo in luce da indagini della Guardia di Finanza, che ha scoperto che un’azienda agricola della Marsica costringeva a lavorare pastori per due euro l’ora e per dodici ore di seguito.
L’incontro di ieri 28 maggio in Prefettura, nell’ambito del percorso della Rete di Qualità (che comprende oltre ai datori di lavoro e ai sindacati anche enti soggetti come le forze dell’ordine, l’Inps e l’Inail), ha segnato l’apertura di uno spiraglio: il 16 giugno è la data da cerchiare in rosso, quando ci sarà un nuovo confronto per strutturare una proposta che articolerà un sistema di controllo, con la partecipazione dei sindacati, del meccanismo di incontro tra domanda e offerta di lavoratori nel Fucino. In sintesi, attraverso la mediazione sindacale si punta a fare sì che i lavoratori, in gran parte stranieri, non siano soli a contrattare le condizioni di lavoro rischiando così lo sfruttamento.
“La parte datoriale – dichiara al Capoluogo Luigi Antonetti, segretario provinciale della Flai Cgil – costituita da Confragricoltura, Cia e Coldiretti, ha dato una disponibilità importante al confronto. Per noi il modello di riferimento è quello veneto”.
Segnali importanti di apertura, quindi, determinati anche dalla grande impressione destata dall’episodio: si tratta del primo caso denunciato nel territorio del Fucino e “questo conferma – dice Antonetti – che il problema esiste, come abbiamo sempre detto. Questa denuncia cambia lo sguardo: è da tenere presente che finora il Fucino non era nemmeno presente nella mappa del caporalato. C’è da dire che la maggior parte delle aziende sono serie, ed è il comportamento di pochi che danneggia tutti. Appena la verità emergerà, le aziende devono prendere le distanze dei responsabili”.
Nella Piana del Fucino lavorano circa seimila persone, in circa 500 aziende agricole. In maggioranza i lavoratori sono stranieri, perlopiù nordafricani. A seguito della riunione di ieri il Prefetto Giancarlo Di Vincenzo ha sottolineato che la questione del caporalato non riguarda solo l’ordine pubblico, ma la tutela della dignità dei lavoratori e della legalità. Ci saranno momenti periodici di confronto.










