Incidenti Campotosto, l’appello di un motociclista: “Sulla strada serve la responsabilità di tutti”
La cronaca ci ha purtroppo abituati a tanti incidenti a Campotosto. Parla un motociclista: “La responsabilità è di tutti, basta condotte da incoscienti. La vita è una sola: la vostra, ma anche quella degli altri”.
La cronaca ci ha purtroppo abituati a frequenti incidenti a Campotosto, nei quali vengono coinvolti mezzi a due e quattro ruote. “Ma la responsabilità è di tutti, basta condotte da incoscienti”.
Ospitiamo volentieri sulle pagine del Capoluogo la riflessione di un motociclista, Lorenzo Cocuzzi, che invita ad adottare un comportamento prudente e appropriato per tutti: bikers, ciclisti, automobilisti, e non solo. I rischi sono tanti e non è corretto addossare le colpe alle singole “categorie”.
“Con quello che, ormai, succede spesso sulla strada per Campotosto e non solo, se ne sentono e se ne leggono di tutti i colori riguardo i motociclisti. Ma da motociclista, penso e credo di poter parlare a nome di molti come me. La colpa di quello che succede non è di noi biker e nemmeno dei fotografi che si appostano, ma di chi guida con incoscienza – dalle moto alle macchine e anche a chi va in bici. Vi posso assicurare, perché ho i video che giro a testimoniarlo, che c’è tanta incoscienza e menefreghismo generale. Motociclisti che corrono senza conoscere le strade e che poi ti ritrovi contromano; macchine che ti svoltano all’ultimo senza mettere la freccia o che tagliano le rotatorie, non danno le precedenze e non rispettano gli stop; ciclisti che salgono o scendono a ventaglio, in mezzo alla strada perché in fila indiana non ci sanno proprio andare, perché devono chiacchierare tra loro…”
Il motociclista prosegue sulle cause degli incidenti a Campotosto, ma la sua riflessione è generale: “Qui ci vorrebbe un esame di coscienza generale da parte di tutti quanti, perché tutti devono capire che la strada non è solo la vostra mentre la percorrete. Invece no: è più facile parlare a vanvera. Io sono cresciuto a Campotosto, mio nonno è di lì, conosco la strada a memoria con ogni sua buca. E’ uno dei miei posti del cuore. Ma a causa di tutte queste cose, molte volte evito di andarci. A Ferragosto, ormai da anni, la moto non la tiro nemmeno più fuori a causa della paura, perché non è possibile che debba sentire la mia vita in pericolo per colpa del disprezzo verso il prossimo da parte di tutti. Ripeto, di tutti.
Ultimamente, ogni volta che esco in moto, evito quei 4/5/6 incidenti per colpe di altri in qualsiasi posto io vada, oltre alle Capannelle: macchine che ti tagliano la strada; ciclisti che salgono in montagna a 10 all’ora e te li ritrovi in mezzo alla strada subito dietro una curva; motociclisti che si sentono piloti e che devono per forza dimostrare quanto sono fighi col ginocchio per terra mentre magari, fino all’anno prima, non sapevano neanche come si mettevano le marce o la pressione delle gomme. Sta diventando una preoccupazione, non più uno svago e si sta rovinando la possibilità di godersi uno dei posti più belli d’Italia ”.
“Per carità – sottolinea Lorenzo Cocuzzi riflettendo sugli incidenti a Campotosto e non solo – io non sono un santo, anche io ho avuto un incidente per incoscienza tanti anni fa e ne sono uscito fortunatamente illeso, vista la dinamica: ma lì ho capito tante cose. Se volete correre, andate in pista perché ci sono troppe variabili sulla strada che non dipendono da noi. Basta una pigna o un sasso in piega, o il residuo delle feci di qualche animale, per esempio. Chi porta la macchina dovrebbe essere più reattivo, perché c’è tanta gente che dorme alla guida: per non parlare poi dell’uso del telefono! Quanti ne vedo che si distraggono… E chi va in bici (ogni tanto anche io): dovete capire che dovete pedalare a bordo strada e in fila indiana perché per strada con macchine, moto, camion e tanto altro, siete un ostacolo, visto che andate molto più piano dei limiti. Cosa vi costa usare il cervello?! La vita è una sola: come la vostra, anche quella degli altri. Questo messaggio non è per fare polemica: il mio è un semplice invito a una presa di coscienza da parte di tutti, perché è vero che molti se la cercano, ma è altrettanto vero che tanti sono vittime”.




