Omicidio Stefano Lanciani, si rafforza la tesi della premeditazione
Omicidio Stefano Lanciani, alcune dichiarazioni della vedova rafforzano la tesi della premeditazione
Il delitto di Stefano Lanciani, consumatasi all’Aquila nel quartiere aquilano di Pettino il 25 marzo scorso, sarebbe stato premeditato.
L’ipotesi prende quota dopo le dichiarazioni agli inquirenti di Marinella Lozzi, vedova di Stefano Lanciani, ucciso dal fratello Davide. Marinella Lozzi ha messo in fila alcune circostanze significative: ovvero che l’indagato si sarebbe appostato per mesi nei pressi dell’abitazione dei coniugi e i dettagli di una conversazione telefonica dove Davide avrebbe “rassicurato” che le pendenze relativa all’eredità dell’immobile che era del padre dei due si sarebbero risolte entro la fine di marzo. Come in un certo senso è macabramente avvenuto.
La tesi della premeditazione sarebbe rafforzata dal ritrovamento di armi nell’auto di Davide Lanciani, nello specifico un coltello, una taglierina e il martello utilizzato per l’aggressione fatale, dovuta anche ai ripetuti “investimenti” con l’automobile.
Davide Lanciani è detenuto nel carcere di Avezzano con l’accusa di omicidio aggravato dai futili motivi. Accusa che potrebbe ora, quindi, aggravarsi. Ne scrive il quotidiano il Centro.




