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Incidenti in montagna, le raccomandazioni del CNSAS e come chiamare i soccorsi

Gli incidenti in montagna non accennano a diminuire: ancora elevati secondo il Soccorso Alpino e Speleologico che conferma una maggiore incidenza nei mesi estivi. E’ quindi tempo di raccomandazioni.

A stagione invernale conclusa, è giunto il momento di tirare le somme degli incidenti in montagna che, nonostante i consigli degli esperti, continuano a mantenersi su livelli notevoli, confermando quanto accaduto negli ultimi due anni, con un 2024 da bollino rosso.

In Abruzzo, su 423 missioni di soccorso, sono 24 le vittime, basti ricordare il caso di Giorgio Lanciotti disperso ai Prati di Tivo e quello di Luca Perazzini deceduto insieme a Cristian Gualdi sul Gran Sasso. Ma anche il 2025 non è cominciato bene, visto che c’è purtroppo da segnalare la morte del ventenne Manfredi Antonio Tallarico, precipitato da una parete rocciosa a Roio.
Dati preoccupanti visto che ci stiamo avvicinando alla stagione estiva, quella in cui si concentra la metà degli interventi, secondo quanto riportato dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico che ha invitato tutti i frequentatori della montagna ad adottare comportamenti responsabili e a prepararsi adeguatamente prima di ogni escursione.

Quali sono le cause degli incidenti?
Le principali cause sono rappresentate da cadute e scivolate, cattiva preparazione e malore, seguite poi da maltempo, frane, valanghe e shock anafilattico. Spesso si sottovaluta il rischio, affrontando un’uscita con indumenti ed equipaggiamento inadeguato, mancanza di allenamento e insufficiente conoscenza del percorso, non tendendo in considerazione problemi di salute, la giusta idratazione, o il fattore meteo. In coda c’è la sfortuna, ossia fattori tecnici non prevedibili come la rottura di un gancio per ferrata.

Qual è l’attività che più di tutte richiede l’intervento del CNSAS?
Il 50% degli episodi riguarda l’escursionismo, seguito da sci, mountain bike, alpinismo, ricerca di funghi, attività lavorative, attività su ferrate e falesie e attività venatorie, oltre agli sport dell’aria e alla speleologia.

Quali sono i consigli del CNSAS per l’estate?
Di fronte ad un dato importante, soltanto il 13,2% degli incidenti riguarda tesserati CAI, ossia persone che frequentano le montagne con i dovuti accorgimenti, la prevenzione e la formazione possono fare la differenza tra una giornata all’aria aperta e un intervento di emergenza e poi
– Attenta pianificazione di un percorso, adatto alla propria preparazione, e di eventuali percorsi alternativi, evitando di andare da soli e avendo cura di verificare il meteo, ricordando che in montagna cambia repentinamente
– Indumenti adeguati ed attrezzatura efficiente, non dimenticando un kit di pronto soccorso, batterie di riserva per il cellulare e acqua a sufficienza
– Tenere in considerazione i problemi di salute
Comunicare ad amici e familiari il percorso che si vuole intraprendere e l’orario stimato del proprio rientro
– Installare le app gratuite Where are U oppure Georesq che inviano automaticamente la propria posizione, rispettivamente al NUE o al CNSAS

La richiesta di soccorso. Come fare?
Se i precedenti accorgimenti non sono stati sufficienti, ecco le disposizioni generali da seguire:
– Chiamare il Numero di Emergenza Unico Europeo NUE 112 per richiedere assistenza, rispondendo con calma e chiarezza alle richieste dell’operatore
– Fornire indicazioni sul luogo esatto dell’incidente, sull’attività svolta,sul numero di persone coinvolte, sulle loro condizioni e sulle condizioni meteo
– Comunicare l’esistenza di ostacoli al volo, in caso in cui sia necessario l’elisoccorso

Chiudiamo con un interrogativo che ricorre quando si viene a conoscenza di un episodio di soccorso. E’ giusto far pagare agli altri la propria imprudenza?
Nelle ultime pronunce giurisprudenziali comincia ad emergere il principio di solidarietà, quello della compartecipazione alle spese del soccorso e quello dell’autoresponsabilità.
Se è vero che esiste una funzione di garanzia da parte di chi accompagna persone in montagna o da parte del gestore degli impianti, bisogna tenere in considerazione anche il comportamento colpevole di chi parte per un’escursione senza un’adeguata preparazione, o senza tener conto dei rischi o dei consigli dell’accompagnatore.
Si tratta di una misura di salvaguardia etica dei soccorritori i cui stati d’animo, in particolar modo durante le operazioni di soccorso più difficili, non possono essere sottovalutati: si pensi al recente esposto sulle responsabilità nelle operazioni di soccorso dei due escursionisti deceduti sul Gran Sasso, ampiamente trattato dal Capoluogo.

E per quanto riguarda le spese?
Si può già far riferimento all’art. 11 della Legge n. 42, Legge REASTA che prevede, qualora non sussista necessità di accertamento diagnostico e pronto soccorso, la compartecipazione alle stesse da parte del trasportato, aggravata in caso di comportamenti imprudenti, ricordando che far alzare in volo un elicottero costa 2.400 euro l’ora.

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(Foto CNSAS)