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Calcio Femminile, libertà di giocare, libertà di essere #nonsolocalcio

Speciale #nonsolocalcio sul calcio femminile. Quello giocato per passione, per curiosità, ma anche con una importante valenza sociale, soprattutto in territori dove non prendere cattive strade è più difficile che altrove

Calcio femminile, dalla sala all’erba del campo, un percorso di libertà per le ragazze che scelgono di giocare a calcio.

Calcio Femminile: per noi una questione di comunicazione ”. È questo il titolo del convegno promosso dalla LND Abruzzo e che nasce da un’esigenza sempre più chiara: quella di raccontare il calcio femminile in modo nuovo, vero, efficace. Perché se è vero che le ragazze stanno conquistando i campi di gioco con determinazione, talento e passione, è altrettanto vero che troppo spesso il racconto che le accompagna resta fermo a immagini stereotipate, a formule vuote, a un linguaggio che non le rappresenta.

Interrogarsi su come e con quali parole parliamo di sport femminile è uno dei passaggi chiave per rendere nuova anche la narrazione di questo sport, perché la comunicazione non è un dettaglio: è il modo in cui uno sport viene percepito, sostenuto, trasmesso. È ciò che può fare la differenza tra un modello a cui ispirarsi e un’etichetta difficile da scrollarsi di dosso. Il calcio femminile non ha bisogno di concessioni, ha bisogno di visibilità autentica. Di essere raccontato per quello che è: uno spazio in cui si gioca, si cresce, si compete, si impara. Uno spazio dove si formano atlete, cittadine, persone.

Ne abbiamo parlato a #nonsolocalcio nel corso dell’iniziativa promossa dalla LND Abruzzo con il mondo della scuola e del calcio. Dall’augurio di essere libere di Betty Bavagnoli, pilastro del calcio femminile italiano, alle parole di Elena Valente, capitana della Rappresentativa abruzzese, e del Presidente LND Abruzzo Concezio Memmo. Passando per l’importanza del linguaggio, sottolineata da Laura Tinari, e per l’impegno di un docente, Moreno Colaiocco, che insegna in una scuola di un quartiere difficile, quello di Rancitelli a Pescara.

Il calcio è libertà, ed è ancora più di tutti e tutte.

Calcio femminile, una questione di comunicazione

Al centro del dibattito di questa giornata il tema della narrazione e del linguaggio, fondamentali per costruire una cultura del rispetto dentro e fuori dal campo. Lo ha sottolineato Laura Tinari, presidente vicaria LND Abruzzo e responsabile del calcio femminile, che con il suo intervento iniziale ha aperto il confronto e offerto numerosi spunti di riflessione: “Una delle sfide che il mondo dilettantistico femminile deve lanciare ai pregiudizi si gioca sulla comunicazione: narrazione, linguaggio, spettacolo, progetti digitali e poi la sensibilizzazione nelle scuole. Vanno raccontate storie che parlino di gioco, successi, battaglie e vittorie. Passione e sacrificio restano una costante nella nostra comunicazione, ma è arrivato il momento di virare sulla competenza e professionalità delle atlete. Il nostro obiettivo è cambiare la percezione di chi parla di femminile, perché il linguaggio ha un duplice ruolo: raccontare la società e indirizzarla e plasmarla. In un mondo sempre più ‘social’ dobbiamo dare il nostro contributo per veicolare valori positivi: attraverso questi mezzi, parlando lo stesso linguaggio delle più giovani, possiamo educarli a un uso consapevole di tali strumenti. Con i social media è diventato troppo facile commentare, giudicare o offendere senza dare peso alle parole, senza rendersi conto che con le parole si può fare violenza. Le parole possono ferire e influenzare i comportamenti personali di chi è destinatario di quei commenti negativi. Il calcio femminile per noi è una questione di comunicazione, ma non può essere un problema di comunicazione”.

Significativo l’intervento del presidente LND Abruzzo, Concezio Memmo, che ha sottolineato il valore strategico della comunicazione e del lavoro di squadra per la crescita del movimento femminile: “L’evoluzione del calcio femminile passa dalla comunicazione, ma anche dalla coerenza tra quello che diciamo e quello che facciamo. In Abruzzo stiamo dimostrando che, con l’impegno quotidiano, si possono raggiungere risultati importanti: oggi abbiamo una rete solida, fatta di persone competenti, motivate e attente ai segnali del territorio. Il calcio ce lo insegna: si vince insieme, si cresce insieme. E la presenza oggi di queste ragazze, dei loro insegnanti, delle famiglie e delle istituzioni è la dimostrazione che il nostro movimento sa essere aperto, inclusivo e capace di futuro”.

calcio femminile

Proprio le testimonianze delle studentesse, che hanno partecipato al torneo scolastico “Gioca con noi, facciamo squadra!” sono state tra i momenti più significativi della giornata, insieme all’intervento conclusivo di Betty Bavagnoli, responsabile del settore femminile della AS Roma, che ha rivolto un augurio semplice e potente alle giovani calciatrici: “Scegliete questo sport con la stessa libertà e dignità che hanno i ragazzi nel decidere il proprio futuro. Il modo in cui parliamo di calcio femminile può cambiare la percezione che ne abbiamo”.

Ma lo sport… non è solo sport. È riscatto sociale, è impegno, è prospettiva di un futuro migliore. Lo sa bene Moreno Colaiocco, docente dell’Istituto comprensivo Pescara 7. Una zona difficile di Pescara (Rancitelli – San Donato) dove lo sport a scuola serve anche a non far prendere ai ragazzi e alla ragazze brutte strade. “Abbiamo portato avanti tanti progetti a livello sportivo con l’IC Pescara 7, fra questi c’è anche il calcio femminile per cercare di coinvolgere le ragazze che non hanno possibilità di fare sport con delle società. Ci siamo presentati al Torneo Interscolastico con ragazze non tesserate, che hanno imparato il calcio a scuola. È un buon inizio, speriamo che vogliano continuare: se hanno una passione, un sogno, sicuramente saranno distolte da noie e problematiche che le circondano. Coinvolgerle in un progetto di socialità, spogliatoio, facendo loro avere un impegno durante la settimana da portare avanti, serve per far loro capire la strada giusta da intraprendere”. Per poi concludere, col sorriso sulle labbra: “Io ho il vocione, sono anche un po’ sopra le righe, cerco di spronarle: ma le ragazze sanno che voglio loro bene come a delle figlie”.