Mamma, ho perso la Lega
Proseguono i movimenti di assestamento nella Lega, passata in poco tempo da partito trainante del centrodestra a fanalino di coda.
Il centrodestra in Abruzzo consolida il proprio elettorato, ma nel “gioco delle tre carte” dei vari posizionamenti la Lega continua a perdere consensi e rappresentatività a vantaggio degli alleati.
C’era una volta la Lega primo partito del centrodestra abruzzese, con il suo prepotente 27,53% conquistato alle elezioni regionali del 2019 e un riflesso su amministrative e politiche che sembrava confermare uno strapotere inarrestabile. Oggi di quella Lega è rimasto poco. Alle elezioni che hanno riconfermato Marco Marsilio alla presidenza della Regione Abruzzo, nonostante l’aumento dei voti del centrodestra (circa 299mila nel 2019, oltre 327mila nel 2024) la Lega è passata in “terza posizione” con un risicato 7,56%, perdendo quindi circa 20 punti percentuale in 5 anni. E anche in questo caso il dato ha avuto evidente riflesso sia alle politiche che alle amministrative. Basti dire che se nel 2018 Luigi D’Eramo aveva strappato il seggio utile per l’Abruzzo ad Etelwardo Sigismondi, nella tornata successiva il coordinatore di FdI è stato eletto in Senato mentre l’aquilano D’Eramo non è stato eletto, nonostante la posizione di capolista alla Camera, ed è stato quindi “ripescato” come sottosegretario. Un segnale chiaro dell’andamento delle dinamiche interne al centrodestra, che però nel tempo non ha intaccato la “fiducia” di Matteo Salvini nell’esponente della Lega aquilana, rimasto saldamente alla guida del partito in Abruzzo, almeno fino al subentro di Vincenzo D’Incecco. Nel frattempo, però, la Lega aveva perso pezzi per strada. “Il potere logora chi non ce l’ha”, diceva Andreotti, ma a volte anche chi quel potere ce l’ha.
Risultato, vari riposizionamenti all’interno dei partiti del centrodestra, con la Lega sempre più ai margini. Riposizionamenti che non sembrano finiti. Parliamo, per esempio, di quanto accade nell’amministrazione comunale dell’Aquila, dove la Lega può contare su tre assessori: Francesco De Santis, Fabrizio Taranta e Laura Cucchiarella. Due su tre (De Santis e Cucchiarella) sono però stati oggetto di manovre piuttosto sospette da parte di Alessandro Maccarone, consigliere della stessa Lega, che a un certo punto ha deciso di creare un po’ di scompiglio nelle vicende dell’amministrazione comunale, prima con un irrituale accesso agli atti riguardante l’assessorato di Laura Cucchiarella e poi facendo saltare il voto sull’ex Caserma Rossi. Un caffè più lungo del previsto tra i corridoi di Palazzo Margherita, si è detto, peccato che poi lo stesso Maccarone abbia chiesto al sindaco un tavolo di lavoro sui parcheggi: “Vi sono numerosi progetti, – spiegava in un comunicato stampa – tuttavia la frammentarietà di questi interventi rischia di comprometterne l’efficacia complessiva, con il rischio di una conseguente incomprensibilità, da parte degli aquilani, delle scelte assunte”. Insomma, una “autonomia” rispetto ai propri assessori certamente apprezzabile per un consigliere comunale, a meno che dietro a queste “manovre” non si nasconda la preparazione del campo per altri scenari, al momento solo ipotizzabili.
Ma questa è solo l’ultima avvisaglia di problemi in casa Lega. Per portare quel 27 al 7%, nel frattempo, il partito ha dovuto dire addio a diversi pezzi da 90, che hanno fatto la fortuna elettorale di altri partiti. FdI è passato da terzo a primo partito della coalizione, mentre Forza Italia ha quasi raddoppiato voti e rappresentanti istituzionali. L’esodo ha riguardato l’assessore Nicoletta Verì, riconfermata seppur non eletta in quota Marsilio Presidente, e poi Angelosante, De Renzis, Di Giavittorio, Di Matteo, La Porta, Marcovecchio. Tra i fedelissimi, il vicepresidente della Giunta regionale, Emanuele Imprudente, che però prima o poi potrebbe chiedersi se valga la pena “sprecare” il suo cospicuo corredo di preferenze in un partito che non può più assicurargli granché, e Vincenzo D’Incecco, che ha preso il posto di coordinamento regionale, in precedenza di D’Eramo che ha “abdicato” per via degli impegni istituzionali da sottosegretario, ma è rimasto ben presente a guidare le dinamiche del partito, forse non soddisfatto dei “risultati” finora ottenuti. Come dire, si può sempre fare peggio.
Naturalmente piccoli e grandi cambiamenti ci sono stati anche nelle varie amministrazioni comunali (basti pensare al caso Montesilvano, con De Martinis). Un “gioco delle tre carte” tra rappresentanti politici e relativi pacchetti di voti, in cui il banco (il centrodestra) vince sempre e la Lega continua a perdere.
Cosa bisogna aspettarsi per il futuro è difficile dirlo, ma non sembra un problema del centrodestra, visto che in valore assoluto ha consolidato e migliorato il suo peso sui territori e in tutta la Regione. Qualcuno andrà, qualcuno resterà, mentre FdI e Forza Italia “si dividono le vesti” di una Lega in croce e con scarse possibilità di resurrezione, soprattutto se gli “intoccabili” resteranno tali con il rischio che a breve, però, nel partito rimarranno solo loro a rivendicare la “fiducia” del leader Salvini, anche lui con qualche domanda da porsi, prima o poi.



