Peter Pizzoferrato, addio all’americano che voleva vivere a Pratola Peligna
PRATOLA PELIGNA – Tornato dagli Stati Uniti per godersi la pensione in Abruzzo, si scontra con il dramma del terremoto e problemi abitativi. Peter Pizzoferrato si toglie la vita a 68 anni.
PRATOLA PELIGNA – Tornato dagli Stati Uniti per godersi la pensione in Abruzzo, si scontra con il dramma del terremoto e problemi abitativi. Peter Pizzoferrato si toglie la vita a 68 anni.
“Sono distrutto… sono arrivato un anno fa a pensionarmi a Pratola… mo’ sto a perdere la casa… la vita e devo lavorare troppo con la possibilità a rientrare la casa dopo due anni”. L’italiano è quello tipico di chi torna dopo una vita all’estero, negli Stati Uniti. Voleva passare la pensione a Pratola Peligna, alla fine ha vinto la depressione e lo scoramento. Queste le parole di Peter Pizzoferrato, nella mail inviata il 12 febbraio scorso al consigliere comunale Vincenzo Margiotta, che ha diffuso la mail, chiedendo un “Consiglio comunale urgente dove deliberare l’apertura di un fondo comunale a favore delle persone che devono lasciare le proprie case e non hanno mezzi per provvedere da soli oppure che sia il Comune a farsi carico di reperire ed affittare immobili da destinare a chi deve lasciare casa”.
“L’ho incontrato, quale Consigliere Comunale, dopo qualche giorno, – spiega Margiotta – e l’ho trovato preoccupato, depresso, spento. Peter non voleva lasciare la casa, come gli intimavano di fare. Mi ha parlato di una casa sistemata da lui direttamente negli anni passati, con mobili a misura, di frasi riferite, di mobili che andavano tolti, lavori che bisognava fare e circa 45mila€ che avrebbero dovuto spendere per finire la casa, dopo i lavori e di fondi per autonoma sistemazione inesistenti. I 600 euro della pensione sociale non bastavano per pagare un affitto per il quale si era informato e chiedevano anche 300 euro. Ho provato a rincuorarlo ed a dirgli che non potevano obbligarlo a lasciare casa e che avremmo fatto tutto quanto possibile per non fargli lasciare casa, e di attendere ulteriori comunicazioni da parte degli organi dell’aggregato per poi muoverci. Mai avrei immaginato che si sarebbe suicidato”.
“I lavori del terremoto – continua il consigliere – per la maggior parte riguardano case vuote e disabitate, ma che per chi ci abita rappresentano una tragedia”.


