Dal selfie all’autoritratto con l’Intelligenza artificiale, siamo nell’epoca del narcisismo digitale
In quanti hanno pubblicato i loro ritratti generati dall’Intelligenza artificiale? Attenzione al narcisismo digitale: “Ci vuole equilibrio anche nell’uso dei social. Creiamo maschere dentro le quali non sappiamo calarci”
Dal selfie all’autoritratto con l’Intelligenza artificiale sono passati anni, filtri, mode social…addirittura di social ne sono nati anche di nuovi. Creiamo i nostri profili che, spesso, diventano “maschere digitali” perché nel 2025 ci si mostra perfetti.
“Colpa” del narcisismo digitale: cos’è e quali rischi si nascondono dietro questi comportamenti?
Nell’epoca dei social network e delle identità digitali create su Facebook, Instagram e Tiktok, tante persone sono “ciò che fingono di essere nella dimensione digitale”. Un far finta di essere che si basa, sempre più, sull’uso dell’Intelligenza artificiale.
Abbiamo affrontato l’argomento con la psicologa e psicoterapeuta aquilana Chiara Gioia, la quale ha messo in evidenza l’esistenza di un diffuso “narcisismo digitale”. Di cosa si tratta? “Iniziamo col dire che tutte le piattaforme digitali e i social network spingono le persone a coltivare una parte del proprio sé che può non essere del tutto corrispondente a ciò che si è: qui si sviluppa il narcisismo digitale. Ma per capire il fenomeno può essere utile fare un passo indietro. Del resto, il concetto di narcisismo nasce in tempi atavici, si pensi al mito di Narciso: un giovane bellissimo e pieno di fascino, ma emotivamente freddo, altezzoso, che fu punito da Afrodite con una maledizione che lo obbligò ad amare solo sé stesso. Così, morì cadendo in un lago in cui ammirava il suo riflesso sull’acqua. La morale? Chi ama troppo sé stesso ha poco interesse per gli altri e questo danneggia la sua capacità di ‘funzionare’ come componente di una società“.

Ormai da qualche anno si studiano gli effetti della tecnologia sull’uomo: studi che prendono in considerazione anche il narcisismo.
“Un tratto psicologico associato all’idea enfatizzata che si ha di sé stessi, che porta ad una bassa capacità di tollerare critiche e a manifestare poca cura degli altri. Oggi l’intelligenza artificiale sembra aver quasi normalizzato il narcisismo, legittimando l’esibizione pubblica: ma non un’esibizione pubblica spontanea, bensì una rappresentazione che rasenti la perfezione, in modo appunto egocentrico”.
Che cosa scatta psicologicamente?“Sicuramente il personaggio di Narciso esiste nella psiche di ognuno di noi. Ma poi, come ogni personaggio psichico, deve essere posto in equilibrio con gli altri nostri modi di essere: perché siamo tutti esseri psichici plurimi in costante evoluzione. L’intelligenza artificiale, normalizzando questo atteggiamento ed enfatizzandolo, ha conferito la parte di ‘primo attore’ a questo personaggio. A voler fare un’analisi più ampia, però, è la tendenza generale ad usare i social a spingere le persone al narcisismo, atteggiamento che tendiamo ad adottare, in particolare, nella gestione dei nostri profili digitali. In questo modo è nato il cosiddetto narcisismo digitale”.
Tornando indietro nel tempo e facendo un paragone tra epoche che non sono poi così lontane cronologicamente parlando, ma che lo risultano se viste dal punto di vista della rivoluzione tecnologica che le separa, è interessante valutare il desiderio di essere riconosciuti: quanto e come è cambiato nel tempo? Ad offrirci lo spunto di riflessione è Chiara Gioia. “Se negli ’50 si fosse chiesto ad una persona: ‘Ti piacerebbe diventare famosa?’, sicuramente la percentuale di ‘Sì’ sarebbe risultata inferiore a quella che registreremmo oggi. In ambito psicologico, si pensa che più andremo avanti e più questo fenomeno del narcisismo digitale aumenterà.Un narcisismo, quindi, decodificato come modalità per essere riconosciuti: perché i social media portano a gonfiare il senso di sé delle persone. Deve esserci, invece, una modalità equilibrata per usare i social, altrimenti si rischia di diventare la maschera digitale di ciò che ho creato e la vera autenticità viene meno”.
E i rischi sono dietro l’angolo. “Bisogna fare attenzione a tutto questo: perché se la mia immagine digitale rasenta sempre la perfezione, ma io non so calarmi in quella determinata maschera, gli stessi rapporti che intreccio diventano falsati, in quanto si innesca una comunicazione distorta. È come se, in quest’epoca, questa maschera digitale rischiasse di diventare la versione più emblematica di noi stessi. Inoltre, non va sottovalutato che benché i social media abbiano come sfogo insito quello di consolidare l’idea che abbiamo di noi stessi, al tempo stesso sono anche generatori di insicurezza, poiché creano un mondo in cui tutti aspirano alla popolarità e tendono a mostrarsi perfetti”.













