Arrivata la Candelora, dall’inverno semo fora?
Candelora, “dell’inverno semo fora?” La storia di una ricorrenza legata al sisma dell’Aquila del 1703 e alla tradizione di togliere oggi il presepe.
“Quando vien la candelora dall’inverno semo fora, ma se piove o tira vento, nell’inverno semo dentro” è uno dei più antichi e noti proverbi legati alle celebrazioni per la Candelora, il 2 di febbraio.
Alla Candelora quindi l’inverno può dirsi di fatto concluso a patto che non sia un giorno piovoso o ventoso. Si tratta in ogni caso di una giornata ricca di simbolismo e tradizione anche e soprattutto nell’Abruzzo interno aquilano. Nella storia dell’Aquila questa ricorrenza è legata anche a un’infausta ricorrenza: il 2 febbraio 1703 , festività della Candelora e della purificazione di Maria, alle 11:05, un sisma con epicentro nei pressi di Cagnano Amiterno, a 20 km dalla città, colpì L’Aquila con una magnitudo 6,7 e un’intensità del X grado della scala Mercalli. Una scossa particolarmente violenta e ondulatoria, che si stima 5 volte maggiore di quella che ha colpito L’Aquila nel 2009. Essendo poco prima di mezzogiorno e per l’appunto un giorno di festa sotto il profilo cristiano, le chiese erano gremite di fedeli. È noto che nella chiesa di San Domenico ci fossero circa 800 persone, quando la scossa fece cedere le capriate del tetto, ben 600 rimasero sepolte sotto le macerie.
Per quanto riguarda invece la storia biblica, la Candelora è legata al giorno in cui, in passato, si ricordava la presentazione del Signore al Tempio. Il nome della ricorrenza è dovuto al rito di benedire le candele da distribuire ai fedeli, già tradizione dei tempi antichi. Le candele benedette assumevano e assumono il significato di protezione per i fedeli cristiani, che le conservano in casa, affinché li difendano contro le calamità e i pericoli atmosferici. Del resto la luce rappresentata dalle candele è il simbolo di Cristo. La parola Candelora viene infatti dal latino “festum candelarum”; ovvero l’usanza di benedire le candele, prima di accenderle e portarle nella processione. Candele che mai come in questo periodo storico rappresentano un importante simbolismo, legato alla luce e alla speranza.
La tradizione tutta aquilana di togliere il presepe il 2 febbraio
In tante famiglie aquilane c’è ancora l’usanza, sempre legata alla Candelora, di togliere in questa giornata gli addobbi natalizi, soprattutto il presepe. Quella di togliere il presepe il 7 gennaio, subito dopo l’arrivo dei Re Magi, è più che altro una necessità legata al bisogno di pulire, mettere in ordine e togliere lucine e addobbi che, magari mettono anche un po’ di tristezza una volta finito il periodo delle feste. L’usanza di lasciare in casa almeno il presepe fino a febbraio sta lentamente riprendendo piede grazie alla voglia di riscoprire le tradizioni cristiane, vivendo uno spirito natalizio più profondo e non legato solamente ai regali, ai conviviali, all’aspetto insomma più “consumistico”. Per questo, molte famiglie abruzzesi, soprattutto nell’Aquilano, preferiscono togliere gli addobbi il 2 febbraio. C’è anche una motivazione più strettamente religiosa e legata alla ricorrenza della presentazione al Tempio di Gesù. Solo dopo questo avvenimento si può togliere il presepe secondo la tradizione cristiana più antica. Inoltre, il giorno della Candelora per tradizione, viene considerato anche il giorno della Purificazione di Maria, a 40 giorni dal parto. Per la tradizione ebraica una donna, successivamente al parto, veniva considerata impura fino al 40esimo giorno, (quello che si conosce in gergo come “capo parto” e coincide con l’arrivo del ciclo dopo la gestazione). Dopo questo periodo la donna poteva andare nel Tempio di Gerusalemme per purificarsi.






