Cultura

Tutti i Santi giorni, 6 settembre: San Zaccaria

San Zaccaria per la rubrica "Tutti i Santi giorni" del 6 settembre.

San Zaccaria per la rubrica “Tutti i Santi giorni” del 6 settembre.

Il 6 settembre si ricorda San Zaccaria. San Zaccaria fu l’undicesimo dei dodici profeti minori, il maggiormente citato nel Nuovo Testamento dopo Isaia; il suo ministero si svolse tra i Giudei rimpatriati a Gerusalemme dall’esilio babilonese, dall’anno 520 a.C. in poi, contemporaneamente al ministero di Aggeo. Era di stirpe sacerdotale, appartenente alla tribù di Levi e figlio di Barachia. Nacque probabilmente a Galaad e ritornò in vecchiaia dalla Caldea in Palestina; la tradizione vuole che Zaccaria compì molti prodigi, accompagnandoli con profezie di contenuto apocalittico, come la fine del mondo e il doppio giudizio divino; è inoltre l’autore del Libro dell’Antico Testamento che da lui prende nome. Mediante visioni profetiche e parabole, egli annunziò l’invito di Dio alla penitenza, condizione necessaria affinché si avverassero le Sue promesse: “Così parla il Signore degli eserciti: Convertitevi a me, e io mi rivolgerò a voi”. Le sue profezie riguardano il futuro del rinato Israele: il Tempio si avvia alla ricostruzione e stanno per essere riedificate Gerusalemme e le altre città di Giuda, mentre i popoli che hanno gioito per la sua distruzione saranno puniti. Questa rinascita è frutto esclusivo dell’amore di Dio e della sua onnipotenza; Zaccaria scrive: “Ecco, io libererò il mio popolo. Li ricondurrò ad abitare in Gerusalemme: saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio, nella fedeltà e nella giustizia”. Il Santo prosegue: “Esulta con tutte le tue forze, figlia di Sion, effondi il tuo giubilo, figlia di Gerusalemme. Ecco a te viene il tuo re: egli è giusto e vittorioso, è umile e cavalca un asinello, giovane puledro di una giumenta” (Zc 9, 9). La profezia si avverò alla lettera nell’entrata solenne di Gesù nella città santa.
Nell’immagine di copertina, un particolare con il profeta Zaccaria nella volta della Cappella Sistina, nei Palazzi Apostolici in Vaticano a Roma. L’opera – un affresco di Michelangelo Buonarroti commissionato da papa Giulio II – fu realizzata intorno al 1508-9 e misura 360 x 390 cm. L’atteggiamento assunto da Zaccaria fu letto dal Vasari come quello di un uomo intento a cercare tra le pagine del libro “una cosa che egli non truova”, affermazione che portò per secoli la critica a indagare un eventuale significato nascosto della raffigurazione. Alcuni studiosi l’hanno reputata di volta in volta simbolo del papato, della legge, dei grandi progetti edili del papa Giulio II, ed altro ancora. Dal punto di vista della tecnica esecutiva, il volto di San Zaccaria e il libro sono stati dipinti “a fresco” mentre il panneggio con la tecnica “a secco”; prima dell’ultimo restauro quest’ultimo era davvero poco leggibile, interessata da vaste ridipinture, alcune delle quali databili al XVIII secolo, frutto dell’intervento di Alessandro Mazzuoli. Per la decorazione della volta della Cappella Sistina, Michelangelo cominciò a lavorare dalle campate più prossime all’ingresso; quindi, l’immagine del profeta Zaccaria, posta subito sopra la porta d’accesso, fu una fra prime scene ad essere realizzata. Il Santo alla serie delle raffigurazioni dei Veggenti, assisi su ampi scranni marmorei sostenuti da peducci; accanto ad ognuno sono presenti due giovani assistenti e coppie di putti. Il nome Zacherias appare in una tabella sotto il plinto, sorretta da un putto; sotto la scritta del profeta, spicca eccezionalmente lo stemma Della Rovere, casato del committente, papa Giulio II. San Zaccaria è rappresentato con il busto di tre quarti e la testa di profilo, assorto nella lettura di un grosso volume, con un atteggiamento di assoluta calma; la veste è color giallo ocra e il manto di un verdastro tendente all’azzurrino, con la fodera rossastra, che girando dalla spalla copre parte del braccio sinistro e le gambe. Dall’analisi del dipinto murario gli studiosi hanno evinto che Michelangelo ritoccò più volte la figura, anche impiegando tecniche diverse: ad affresco lavorò la parte di manica che copre il polso; con il “mezzo fresco” realizzò l’ampliamento della tunica in prossimità della schiena e della spalla e con la tecnica della tempera a secco il collo. Curiosità: la presenza di Zaccaria sopra la porta d’ingresso della Cappella Sistina è giustificata dal suo ruolo nella Settimana Santa, con l’annuncio dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme e si ricollega ai riti che qui vengono svolti in tale festività. La conferma del programma iconografico è data dalla presenza di Giona sul lato opposto della stanza, sopra l’altare: Giona era, infatti, tradizionalmente indicato come prefigurazione del Cristo risorto, poiché anch’egli si salvò dopo il terzo giorno, quando si trovava nel ventre del grande pesce.

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