Cronaca

Sparatoria Pescara, spunta un cellulare

Sparatoria Pescara: le due vittime volevano realizzare nel porto turistico un albergo con casette sul mare. Si scandaglia un terzo cellulare.

Un cellulare è rimasto a terra vicino ai corpi delle due persone coinvolte nella sparatoria di lunedì 1 agosto a Pescara in cui ha perso la vita Walter Albi un noto architetto 66enne di Francavilla al Mare. L’altra persona coinvolta, Luca Cavallito, è ricoverato in Rianimazione dopo un delicato intervento. I cellulari delle 2 vittime sono stati portati via dal killer prima di darsi alla fuga.

Da cellulare recuperato dal luogo della sparatoria appartenente a una delle due vittime, potrebbero arrivare infatti elementi fondamentali per ricostruire i contatti e le ultime chiamate per capire chi stessero aspettando e perchè mentre prendevano un aperitivo.

L’altra novità è che è stato blindato il reparto in cui si trova Cavallito dopo che martedì sera si è presentato un uomo in ospedale, dall’accento napoletano, che avrebbe chiesto informazioni sulla salute dell’uomo. Dopo la riunione tecnica di coordinamento delle forze di polizia, presieduta dal prefetto Giancarlo Di Vincenzo si è deciso quindi di rafforzare le misure già presenti, istituendo dentro e fuori la struttura una vigilanza fissa armata. Per cercare di risalire all’autore della sparatoria sono state avviate le indagini sul cellulare ritrovato a terra. Il killer oltre ai telefonini ha preso anche un mazzo di chiavi che si trovavano sul tavolino del bar dove i due uomini stavano consumando un aperitivo. Gli investigatori della squadra mobile, diretti da Gianluca Di Frischia, coordinati dal pm Andrea Di Giovanni, per l’intera giornata di ieri, hanno ascoltato e riascoltato familiari, amici, conoscenti, persone con cui le due vittime erano in affari. Questo perchè si cerca di capire innanzitutto quale potrebbe essere il movente. Gli investigatori della squadra mobile stanno passando al setaccio e analizzando oltre ai tabulati telefonici anche chat e conti correnti. Nel pomeriggio, è stata di nuovo perquisita l’abitazione di Cavallito. L’obiettivo è capire il contesto in cui è maturata quella che dai primi istanti è apparsa come una esecuzione di stampo mafioso.

Al momento gli inquirenti non escludono nessuna pista, neppure quella più banale, anche se il modo in cui è avvenuto l’agguato e la sparatoria dopo lascia pensare che dietro ci siano questioni economiche legate al denaro.

Si indaga, come riporta Il Centro, sulle società di cui l’architetto Albi era amministratore, qualcuna anche all’estero, così come sul debito da 90mila euro che ultimamente lo preoccupava. E altrettanto si scava nella vita, affari e interessi di Cavallito. Scandagliando la vita dei due uomini si è scoperto che Cavallito aveva avuto dei precedenti legati agli stupefacenti; attualmente è titolare di una impresa che si occupa di acquistare jeep militari e auto d’epoca per ristrutturale e rivenderle sul mercato estero. Entrambi coltivavano un sogno: realizzare nella zona del porto turistico un albergo con casette sul mare. Sogno in realtà di Cavallito, per il cui progetto aveva coinvolto l’architetto che conosceva da anni per via di una vecchia amicizia fra i rispettivi genitori. Le casette sul mare in prossimità di un porto turistico sono molto in voga attualmente; già presenti in diverse marine del sud Italia, soprattutto in Puglia.

Nelle prossime ore il ferito sarà sottoposto al quarto intervento chirurgico per l’estrazione del proiettile ancora conficcato nella testa dell’omero. Secondo il bollettino della Asl, le sue condizioni sono comunque “lievemente migliorate, più stabili”.

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