Storie

Matteo Martellone, sordo dall’età di 3 anni e dottore in Legge: storia di un riscatto

Matteo Martellone, 24 anni, ortucchiese, dottore in Legge. Una storia come tante? No, un riscatto come pochi. Perché Matteo è sordo dall'età di 3 anni. "Grazie anche a chi mi ha deriso e ostacolato". L'intervista

Matteo Martellone, 24 anni, ortucchiese, ufficialmente dottore in Legge.
Una storia come tante? No, probabilmente un riscatto come pochi.
Perché Matteo è sordo dall’età di 3 anni. “Grazie anche a chi mi ha deriso e ostacolato”.

La corona d’alloro sul capo, l’abbraccio emozionato con mamma, l’applauso dei presenti.
Il 21 luglio 2022, all’Università degli Studi di Teramo, Matteo Martellone ha scritto il lieto fine alla sua storia di riscatto. E lo ha fatto con la sua tesi tra le braccia e con il sorriso sul volto, accompagnato – come sempre – dalla sua famiglia.
È sua madre Monica Tarola, guerriera come lui, a incoronarlo: Matteo, giovane di Ortucchio, piccolo comune marsicano, è dottore in Giurisprudenza, nonostante tutto.
E, in storie come queste, dentro quel tutto è racchiuso un viaggio pieno di difficoltà, di prove e di sfide. Il lieto fine, però, non poteva che essere questo: una vittoria dolce come il sorriso fiero di Matteo e di mamma Monica, per un lieto fine che ha tutto il sapore di un nuovo bellissimo inizio.

Per Matteo Martellone il traguardo della laurea in Giurisprudenza ha significato una popolarità arrivata a conclusione di un percorso scolastico vissuto con un compagno di viaggio particolare, l’impianto cocleare. Lo strumento che – come Matteo ha scritto nei ringraziamenti della sua tesi – “mi ha permesso di sentire la vita”. Perché, a causa di una sospetta meningite, Matteo ha perso completamente l’udito fin da piccolo, con inevitabili difficoltà nell’uso della parola.
Aveva solo tre anni e un intero futuro davanti.

“Se insisti e resisti, raggiungi e conquisti”.
Teramo, 21 Luglio 2022, Facoltà di Giurisprudenza.
Mai frase è più significativa, mai percorso è più rappresentato da queste parole. Chi conosce la tua storia, figlio mio, lo sa. Oggi è un giorno speciale, il giorno della vittoria, il giorno della rivincita, il giorno della dimostrazione che tutto è possibile, che non esiste limite, anche se oggettivo, che possa ostacolare e bloccare il raggiungimento di un obiettivo, e che obiettivo! Impensabile!

Mamma Monica – che ha raccontato tutta la storia nel libro “Il figlio del silenzio” – è orgogliosa e non potrebbe essere altrimenti. E Matteo?
“Oggi festeggio un bellissimo traguardo fatto di alti e bassi – spiega, intervistato dalla redazione del CapoluogoQuesta laurea ha un significato speciale, perché la mia sordità è sopraggiunta all’età di tre anni, a seguito di una sospetta meningite. Purtroppo, dopo questo evento, ho perso completamente non solo l’udito, ma anche la capacità di parlare. Oggi, considerando tutto ciò, sono contento, orgoglioso e soddisfatto del traguardo raggiunto!”.

È felice Matteo, ora che quella corona d’alloro non è più soltanto un sogno. La meta all’orizzonte è stata raggiunta, nonostante le salite affrontate, fin da bambino. Un bambino che ha dovuto subito imparare cosa fosse un impianto cocleare.
L’impianto cocleare è il mio punto di riferimento: mi ha aiutato e tuttora mi aiuta, rende le cose più semplici“, aggiunge, mentre ripercorre alcuni momenti del suo percorso di studi.
“Nel periodo dell’Università ero in contatto quotidiano con i miei colleghi, con i quali ho condiviso tutti i momenti principali degli anni accademici: a partire dalle lezioni e dagli esami. Ho instaurato con ognuno di loro un bellissimo rapporto di amicizia. 
Proprio grazie al mio impianto cocleare ho seguito le lezioni senza particolari difficoltà, anche dinanzi a un monitor, quando è arrivata la pandemia.

Nel rivivere le tappe che lo hanno portato al traguardo, Matteo non può non ricordare i momenti bui.
Le difficoltà ci sono state soprattutto quando ero piccolo. Alcune i miei genitori le hanno vissute sulla propria pelle e le ricordano anche più di me…Soprattutto nel periodo delle scuole elementari e medie – ci spiega – non sono stato accolto come desideravo, in parte dai miei compagni di classe, in parte dagli stessi insegnanti, poiché non credevano nelle mie capacità. Con il passare del tempo, però, soprattutto con il passaggio alle scuole superiori, sono riuscito a farmi conoscere per quello che sono e ho messo in mostra le mie caratteristiche, andando anche contro tutto. È stato il momento migliore: ho conosciuto bellissime persone. Fino a quando è iniziato il mio percorso all’Università”. 

In lui c’è anche chi ha sempre creduto. In particolare mamma Monica, che ha ricordato:

“Non ho capito cosa vuoi, mica te lo devo dire io che tuo figlio è limitato?”, mi disse un’insegnante durante un incontro. Risposi “Sei più limitata tu che, nella tua normalità non sei capace di guardare al di là della disabilità di mio figlio”.

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Al di là dei problemi, delle difficoltà e degli ostacoli, c’è – oggi – l’immagine di Matteo, pardon, del dottor Matteo Martellone.
Perché a volte i limiti sono solo oggettivi, quando si ha la forza di andare fino in fondo ai propri obiettivi. 
Nel mezzo di una storia bellissima, però, questa è solo una delle pagine di inclusione mancata. Nonostante oggigiorno si cerchi, sempre più spesso, di promuovere l’inclusione e l’inclusività, attraverso iniziative e specifici programmi culturali.
Quanto è inclusivo il mondo che ci circonda agli occhi di Matteo?
La parola ‘inclusione’ è una parola gigante che, purtroppo, non viene accolta totalmente nella nostra società.
Per quanto riguarda la mia storia personale, è stata importantissima la determinazione dei miei genitori, i quali hanno deciso e chiesto che io seguissi il normale programma di classe, per sviluppare competenze in linea con la mia età. Questo mi ha permesso di vivere oggi una vita inclusiva al 100%. Io credo che l’inclusione sia direttamente proporzionale alle competenze. Naturalmente parlo riferendomi al mio problema”. 

Cosa c’è, ora, nel futuro di Matteo?
“Il mio obiettivo, post laurea, è quello di tentare di entrare nel mondo della magistratura. So che sarà una strada lunga e difficile, ma ce la metterò tutta e spero di riuscirci! Ad maiora semper”.

Allora, continua ad andare per la tua strada, Matteo, noi siamo sicuri che arriverai lontano. Come lo è mamma Monica, che scrive emozionata:
Ho avuto ragione a credere in te, a credere nelle tue immense potenzialità, a credere nella tua caparbietà, nella tua cocciutaggine, nella tua intelligenza. Una mamma sa, conosce il proprio figlio, come potrebbe essere diversamente? Bisognava solo aiutarti a recuperare. Bellissima parola ‘recupero’. Il recupero è l’arte della conservazione, della valorizzazione, dell’amore per quello che si fa.
Ho avuto tanti problemi nel far capire che bisognava guardare la luna, non il dito: bisognava evidenziare le potenzialità e attuare strategie per il raggiungimento di ‘obiettivi normali’, non minimi. Il minimo rappresenta il limite, rappresenta l’incapacità di focalizzare e concentrare tutte le forze verso la ‘luna’, verso il potenziale nascosto.
Naturalmente questa è la mia storia, di nessun altro. Non generalizzo mai!
‘Non ho capito cosa vuoi, mica te lo devo dire io che tuo figlio è limitato?’, mi disse un’ insegnante durante un incontro.
Risposi ‘Sei più limitata tu che, nella tua normalità, non sei capace di guardare al di là della disabilità di mio figlio’.
Non dimentico, impossibile per me. Sono stata considerata incapace di intendere e di volere, incapace di rendermi conto dell’impossibilità di ciò che volevo. Adesso si è capito cosa volevo? Volevo che i mezzi che lo Stato offre per questi ragazzi venissero convogliati, per sopperire a quelle difficoltà oggettive che si hanno per fare lo stesso programma scolastico della classe, altro che obiettivi minimi! Anche se era difficile, infatti mio figlio era indietro, indietro, indietro, non era impossibile. IO CI HO CREDUTO. Se non avessi creduto in lui oggi non potrei gioire per una Laurea Magistrale in Giurisprudenza. Discussione identica agli altri, come anche gli esami, con la Commissione addirittura con le mascherine e lui solo con il suo impianto cocleare. Una tesi eccellente “Il Phishing: Profili Informatico – Giuridici” e lui che discute e risponde alle domande senza nessun aiuto.
Parte dei suoi ringraziamenti alla tesi. 

 

“Infine, un sentito grazie va a me stesso per tutti i sacrifici svolti per arrivare a questo traguardo importante, ma anche a chi mi ha deriso e ostacolo, compresi i rappresentanti delle Istituzioni, perché il vostro denigrarmi mi ha dato la possibilità e la capacità di trasformare la rabbia in opportunità di coraggio, prima ai miei genitori e poi a me, e tutto ciò mi ha permesso di raggiungere obiettivi assolutamente eccellenti.
Un grazie speciale, soprattutto, al mio orecchio bionico, ai miei impianti cocleari che sono la cosa più preziosa che indosso. A loro che mi permettano di ‘sentire’ la vita, l’armonia dei suoi suoni melodiosi, dandomi la possibilità di ascoltare le lezioni senza supporto di comunicazione, anche attraverso un monitor durante la pandemia.
A loro che hanno ricollegato quel filo che si era staccato e che mi hanno aiutato a riprendere a parlare”. 

Vai sempre avanti figlio mio e ricordati sempre che: “Tu sei intelligente e lo puoi fare”.
Firmato mamma Monica. 

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