Cultura

Tutti i Santi giorni, 14 luglio: San Camillo De Lellis

Per la rubrica "Tutti i Santi giorni" del 14 luglio, San Camillo De Lellis, il santo abruzzese precursore della riforma sanitaria.

Per la rubrica “Tutti i Santi giorni” del 14 luglio, San Camillo De Lellis, il santo abruzzese precursore della riforma sanitaria.

Il 14 luglio si commemora San Camillo De Lellis. Camillo nacque a Bucchianico, in provincia di Chieti, il 25 maggio del 1550 da una nobile famiglia, figlio del capitano di ventura Giovanni de Lellis. In giovinezza seguì le orme paterne dedicandosi all’arte militare al soldo ora di Venezia ora di Napoli. Tutti gli averi guadagnati venivano sperperati nel il gioco, una passione insana che occupò la sua vita da militare, finché, perso tutto, fu costretto a rivolgersi a una chiesa di Manfredonia. Qui fece il manovale presso il convento dei Cappuccini, esperienza che gli consentì di ritrovare sé stesso e la fede. A causa di una piaga formatasi alla gamba, già apertasi negli anni militari, Camillo fu ricoverato presso l’ospedale San Giacomo di Roma. Era il 1579 e la sua degenza lo portò ad avere una felice intuizione: unire la pregressa disciplina del soldato alla carità cristiana dando vita ai “Ministri degli infermi”; quattro i voti erano necessari per entrare a farne parte, obbedienza, povertà, castità e servizio ai malati. Il neoformato gruppo fu visto con diffidenza da alcuni amministratori dell’Ospedale, timorosi che fosse composto da contestatori, che chiesero l’intervento di San Filippo Neri. Anche questi all’inizio cercò di dissuadere San Camillo dal fondare una congregazione religiosa per il servizio dei malati, ma una visione lo fece ricredere e quindi lo spronò a proseguire il cammino. Nacque così, nel 1582, la Compagnia dei Servi degli Infermi, oggi chiamati Camilliani dal nome del fondatore. La Congregazione fu riconosciuta nel 1586 da Papa Sisto V che autorizzò Camillo a portare sulla veste nera, all’altezza del petto, una croce rossa. Per contrastare il degrado morale che dilagava negli ospedali, il Santo chiese ad alcuni sacerdoti di unirsi alla Compagnie e decise di prendere anch’egli gli ordini sacri, divenendo sacerdote nel maggio del 1584. Con i Ministri degli Infermi venne introdotta negli ospedali di Roma una vera riforma sanitaria, tanto che ben presto questi religiosi vennero richiesti nelle strutture delle più grandi città; inoltre, anche quando un esercito andava in guerra, fu chiesto a Camillo di mandare alcuni suoi compagni per portare la “croce rossa” sui campi di battaglia, per curare i feriti e dare l’estrema unzione ai moribondi. Con l’esempio caritatevole e gli insegnamenti su come assistere i malati si attuò in Italia quella che, molti secoli dopo, sarà chiamata riforma sanitaria. San Camillo del Lellis morì a Roma il 14 luglio del 1614 e fu sepolto nella Chiesa di Santa Maria Maddalena in Campo Marzio. Fu proclamato santo da Papa Benedetto XIV nel 1746 e nominato da Leone XIV patrono degli ospedali e dei malati; Pio XI lo dichiarò patrono degli infermieri e Paolo VI patrono della sanità militare italiana.

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Dal punto di vista iconografico, San Camillo è raffigurato vestito in abiti ecclesiastici, spesso inginocchiato presso un altare da cui Cristo si protende dalla Croce per abbracciarlo, a ricordo della sua devozione per il Crocifisso. L’abito sacerdotale nero è caratterizzato dalla croce rossa di stoffa cucita sul petto. Molte sono le opere d’arte, incluso un vastissimo numero di incisioni, in cui il Santo è ritratto con malati. Il dipinto qui in alto, San Camillo de Lellis salva gli ammalati dell’Ospedale di San Spirito durante l’inondazione del Tevere del 1598, fu realizzato da Pierre Hubert Subleyras su commissione dei Camilliani in occasione della canonizzazione del loro fondatore il 29 giugno del 1746. L’opera doveva essere donata al pontefice Benedetto XIV che, esperto giurista, si era impegnato a favorire la causa di canonizzazione di Camillo de Lellis. Nella tela è raffigurata la scena dell’allagamento della grande corsia dell’ospedale romano di Santo Spirito in Sassia in cui si assiste alle operazioni di soccorso degli ammalati, condotte da quattro uomini in abito scuro, di cui due con la croce rossa sul petto, aiutati da tre inservienti. Il dipinto documenta la tragica notte del 23 dicembre 1598 quando, durante un’inondazione del Tevere, il Santo si era prodigato nel portare in salvo i malati dall’ospedale Santo Spirito inondato dalle acque. La scelta di questo episodio fu probabilmente dettata anche dalla volontà di celebrare una delle più grandiose iniziative di riforma di Benedetto XIV, proprio la ristrutturazione dell’ospedale di Santo Spirito in Sassia.

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