Camere con vista

Draghi si dimette, elezioni più vicine

Draghi annuncia con toni duri le sue dimissioni al CDM. Saranno giorni di incontri e trattative, la sola cosa certa, ora, è che i 5Stelle sono fuori.

Draghi si dimette, è ufficiale: ora le elezioni sono più vicine. L’editoriale “Camere con vista” a cura di Giuseppe Sanzotta per Il Capoluogo.

Sono quasi le 19, da una trentina di minuti è riunito il Consiglio dei Ministri. Una riunione che ha solo un attore, Mario Draghi. Il presidente ha già preparato il suo breve discorso che ha una sola conclusione: dimissioni. Draghi spiega che il suo impegno era con questa maggioranza, ma il voto al Senato e il dibattito che ne è seguito, soprattutto i toni dei 5Stelle, non gli lasciano alternative. Dice basta. Sale da Mattarella che congela le dimissioni fino al confronto parlamentare previsto per mercoledì. Una decisione per portare in Parlamento la crisi, ma anche perché Draghi, lunedì e martedì, è atteso da importanti incontri internazionali. Ma le dimissioni ci sono e la sua intenzione è di confermarle nel dibattio parlamentare.
Comunque è crisi. È la conclusione prevista o temuta dopo l’evolversi della situazione dei giorni scorsi con la decisione dei 5Stelle di non votare la fiducia legata al decreto aiuti. Draghi aveva avvertito che sarebbe stata crisi.
I 5Stelle hanno tenuto il punto e con il passare delle ore hanno accentuato i toni con la riscoperta dei toni antichi del vaffa.
Il provvedimento è passato lo stesso, i senatori pentastellati sono usciti dall’aula. Subito dopo Draghi è salito al Quirinale.

È uscito dal colloquio con Mattarella senza annunciare le dimissioni. Tanto che qualche osservatore ha immaginato una pressione del Capo dello Stato per prendere tempo. Comunque la decisione era stata presa. Convocato il consiglio dei ministri, Draghi ha annunciato le dimissioni con parole dure. Poi è salito dal Capo dello Stato per formalizzare le dimissioni, respinte formalmente in attesa dell’appuntamento alla Camera per mercoledì prossimo. Proprio questo appuntamento fa sperare ai sostenitori del premier che possa essere un modo per avviare una verifica per dar vita a un nuovo esecutivo.
Spinge il Pd auspicando un ripensamento. Renzi sollecita Draghi a formare un nuovo governo senza i grillini.
Forse anche altri ci sperano. La strada appare veramente in salita. Sia perché Draghi in passato aveva escluso un bis. E sia perché, soprattutto nel centrodestra, è forte la spinta per andare al voto al più presto. Spinge soprattutto Giorgia Meloni, che considera chiusi i giochi.

Anche se la conclusione era prevista, la decisione è sembrata sorprendere i parlamentari. Così c’è chi fa notare che anche senza i 5Stelle i voti al Senato sono stati tanti, 172. Quindi Draghi avrebbe una maggioranza solida. Osservazioni che nascondono la paura di una crisi senza soluzione se non il voto. Anche tra i 5Stelle c’è sorpresa. In fondo speravano solo di far ballare l’esecutivo, di tenerlo sul filo senza farlo cadere. Se avessero voluto sul serio la crisi avrebbero ritirato la delegazione al governo. Così non è stato. Con il paradosso che il ministro Patuanelli non ha votato la fiducia, pur facendo parte del governo. Ma Draghi non ci sta ed è determinato. Almeno oggi.
Qualcuno spera nei tempi supplementari. Vi aveva fatto riferimento Giorgetti. Ci spera il Pd per bocca di Franceschini e di Letta. La Lega, per bocca di Salvini, sembra lasciare poco spazio a ulteriori manovre e considera necessario tornare al voto. Ci sono cinque giorni di discussioni e di incontri, forse anche di trattative. La sola cosa certa è che i 5Stelle sono fuori, per loro la strada è sbarrata sicuramente da Draghi, ma anche da tutti i partiti dell’ex maggioranza, Pd compreso. Conte in tarda serata ha riunito i suoi per un confronto e anche per rispondere all’attacco concentrico.
Trattative e speranze a parte, le elezioni sono più vicine.

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