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L'Aquila 1927, si guarda al domani: ripartire dalle certezze - Il Capoluogo
Calcio

L’Aquila 1927, si guarda al domani: ripartire dalle certezze

L'Aquila 1927: l'anno appena trascorso e le sue tante facce, gli errori da cui imparare e le certezze da cui ripartire. Futuro: si attende l'incontro tra mister Lo Re e il presidente Barberio.

Un’altra stagione volge al termine per L’Aquila 1927. Una stagione che, in passato, ho preferito scindere e analizzare in due momenti diversi, a cui, ora, si aggiunge il terzo, quello riguardante i play off. Una stagione, dunque, dalle tre facce.

Girone di andata. ‘Complesso’ e ‘confusionario’ i due aggettivi da me utilizzati per descrivere la situazione. È innegabile: è stato questo il problema dell’anno. Mancanza di comunicazione, interessi personali da parte di alcuni che hanno sovrastato l’interesse per il risultato finale della compagine. Giocatori non utili alla causa, tecnicamente parlando, e non solo. Fiducia riposta nelle persone sbagliate, che non si conoscono abbastanza. Un mix di errori che ha portato a compromettere un’intera stagione già dal mese di novembre, in cui ci si è resi conto del fatto che, miracolo a parte, la situazione non avrebbe potuto essere ripresa. Troppi punti di svantaggio, troppa indecisione, troppi cambiamenti. Se ci sono dei cambiamenti, significa che le cose non vanno. Se si è costretti a cambiare in corso d’opera, non per aggiungere, ma per stravolgere, significa che la strada che si sta percorrendo non è quella giusta. Eppure, a volte, cambiare e stravolgere serve a trovare qualcosa di buono, qualcosa di vero, e, quella sì, può essere la strada giusta.

Girone di ritorno. ‘Inaspettato’. Chi avrebbe creduto di poter arrivare a tanto, viste le premesse e le basi per niente solide gettate nel corso dell’andata? Nessuno. Forse, solo i più fiduciosi. Coloro che, al di là di tutto, pensano che la speranza sia l’ultima a morire. Eppure, concretamente era difficile pensare di poter riprendere una situazione così difficile. Non è stato facile, questo è indubbio. È stato necessario prendere decisioni forti, è stato necessario imporsi e mettere ordine nel caos di uno spogliatoio difficile. È stato necessario andare in campo con i giocatori contati, confrontarsi con ex giocatori che pretendevano la corona o con chi voleva solo comandare (e con qualche altro allenatore ci era già riuscito). “Si è fatto il massimo”, ha detto mister Lo Re nell’ultima intervista. No. Come nel girone di andata si è fatto meno del minimo, nel girone di ritorno si è fatto più del massimo. I mezzi a disposizione erano questi, sotto gli occhi di tutti. O forse no, perché dall’esterno molto non si sa. Solo gli addetti ai lavori possono sapere quanto sia stato complesso e quanto lavoro ci sia stato sotto. E, se le varie questioni spesso non trapelano, è perché è giusto evitare di destabilizzare l’ambiente e limitarsi a lavare i panni sporchi in casa. Chi ha voluto comprendere, ha comunque compreso. Di panni sporchi ce n’erano molti, quest’anno. E la colpa, innegabilmente, è di chi ha permesso che entrassero in casa L’Aquila.

Play off. “Croce e delizia”. Capitolo a parte, perché è necessario. Play off regionali dominati, senza necessità di aggiungere nulla. Play off nazionali che hanno condannato i rossoblù, in un modo o nell’altro. “Il campionato non l’abbiamo perso nel ritorno contro il Chisola, ma nel ritorno contro il Taloro Gavoi. Abbiamo completato l’opera nella finale di andata”, ancora le parole del tecnico. È la verità, perché tutto è venuto da lì, e chi scrive sapeva già, quel 5 giugno, che sarebbe andata così. Sapeva che sarebbe servito qualcosa in più per recuperare quella situazione così grave, ma quel qualcosa in più, in quel determinato momento, non era possibile. Cadere nelle provocazioni di un’intera gara può portare a guai ben peggiori, e questi play off ne sono stati la prova. L’Aquila ha incontrato squadre totalmente alla sua portata, ma è stata la testa a condannarla. Ci ha provato fino alla fine, ha dato tutto, ma quel tutto non è bastato. È arrivata ad un passo, ma quel gradino è rimasto lì, solo per essere osservato. Qualcosa, forse, quel 5 giugno, si è rotto negli equilibri mantenuti a fatica, e non è stato possibile fare nulla, nonostante non si sia mai mollato, per ritrovare la retta via seguita fino a quel momento. Si ricordi che, ad ogni modo, si parla comunque di una finale. Se L’Aquila l’avesse vinta, staremmo parlando d’altro. Eppure, le valutazioni sarebbero comunque queste. Per ciò che si aveva qualche mese fa, anche solo mantenere accesi speranza ed entusiasmo è una vittoria, senza voler creare delle attenuanti.

In questo ultimo periodo, mi è capitato più volte di ripetere una frase. “Non è importante ciò che si trova alla fine di una corsa, ma ciò che si prova correndo. Il vero miracolo non è arrivare al traguardo, ma avere il coraggio di provarci.”

Chi ha accettato, quel 26 gennaio, in un momento critico della stagione, un incarico del genere, dopo aver cambiato due allenatori, un direttore sportivo, innumerevoli giocatori e con uno spogliatoio difficile da gestire, con tante prime donne e tante pretese, ha mostrato di aver avuto il coraggio di provarci. E di dare tanto.

Deve essere questa l’eredità lasciata dall’anno appena concluso. Deve essere questo il lascito di un girone di andata che ha compromesso ogni cosa. Deve essere questo l’insegnamento da trarre dagli ultimi errori fatti.

L’anno scorso, in vista del nuovo campionato, è stato scelto di rivoluzionare tutto. Ed è accaduto per vari motivi che non stiamo qui a ricordare. La società ha avuto le sue motivazioni, e questo basta. Ora, è necessario ripartire dalle certezze. Allenatore e staff tecnico sono la prima. C’è motivazione, c’è voglia di lavorare, c’è grinta e c’è amore per la causa. C’è desiderio di dimostrare che il progetto è vincente. Insomma, se fosse stato questo da inizio anno, staremmo parlando di una promozione certa. Si è arrivati ad una finale dei play off nazionali con presupposti che lasciavano a desiderare. Con la giusta guida, capace di circondarsi di persone fidate, di uomini che onorino L’Aquila, squadra e città, tra cui alcuni giocatori di quest’anno, si può raggiungere l’obiettivo.

Programmare e costruire in modo organizzato e sano saranno i punti fermi di questo periodo. L’Aquila è già al lavoro per farlo. L’incontro tra il tecnico Sergio Lo Re e il presidente rossoblù Massimiliano Barberio dirà di più, ma le parti sembrerebbero vicine e pronte a proseguire il cammino insieme. Per il bene de L’Aquila.

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