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Di Maio lascia, si spacca il Movimento 5 Stelle - Il Capoluogo
Camere con vista

Di Maio lascia, si spacca il Movimento 5 Stelle

Via libera dal Senato alla risoluzione per Kiev: i 5 Stelle si spaccano, Di Maio lascia e crea un suo Movimento.

Via libera dal Senato alla risoluzione per Kiev: i 5 Stelle si spaccano, Di Maio lascia e crea un suo Movimento. Il nuovo appuntamento “Camere con vista” di Giuseppe Sanzotta.

Alle 15 Draghi arriva al Senato. Come consuetudine riferisce i temi del prossimo Consiglio europeo. Stavolta c’è molto di più.
Lo attendono al varco i 5Stelle che vorrebbero discutere dell’invio di armi all’Ucraina. Anzi nei giorni scorsi sono circolate bozze critiche sulla scelta di continuare a inviare aiuti militari. Bozze che hanno portato Di Maio a dissociarsi da Conte in modo radicale. Torna l’appuntamento Camere con Vista, editorialista del Capoluogo e già Direttore de Il Tempo
I 5Stelle vogliono cacciare il Ministro dal Movimento. Ma non ci sarà bisogno, perché proprio mentre Draghi cominciava a parlare a Palazzo Madama, si diffondeva la notizia che Di Maio e una cinquantina di parlamentari lasciavano i 5Stelle per formare dei gruppi autonomi alla Camera e al Senato, deciso anche il nome “Insieme per il futuro”.
I numeri esatti si conosceranno nelle prossime ore, nella pattuglia del ministro ci saranno gli ex ministri Castelli e Spadafora, il sottosegretario alla Salute Sileri, Carla Ruocco storica esponente del movimento. Il caos dei 5Stelle peserà sul governo? Difficile dirlo. Salvini, che ultimamente appare più in sintonia con Conte, pone subito un problema: adesso chi rappresenta Di Maio?
In realtà già in passato è accaduto che le scissioni nei partiti non hanno determinato l’abbandono delle cariche di governo. Così avvenne con Alfano, che lasciò Forza Italia ma rimase ministro. Anche i ministri di Italia Viva rimasero nel governo Conte anche dopo la rottura con il Pd. Comunque Draghi si è affrettato a dare copertura politica al ministro. Del resto è proprio la sintonia tra i due che ha provocato la rottura in casa grillina.

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Di Maio è andato da Mattarella, forse per informarlo. Difficile dire se abbia offerto anche le sue dimissioni. Del resto o Di Maio si dimette, oppure non può essere sostituito se non con una mozione di sfiducia individuale. I 5Stelle potrebbero presentarla, ma questo creerebbe seri problemi al governo. È stata la giornata nera dei 5Stelle, ma anche una giornata che sa di farsa. Per oltre due giorni i gruppi che sostengono la maggioranza hanno lavorato per una risoluzione comune. Ore di riunioni per smussare aggettivi, per aggiungere parole. Un lavoro di mediazione che ha dato i suoi frutti pochi minuti prima dell’intervento di Draghi. Il testo non mette in discussione il sostegno all’Ucraina, l’unione con l’Europa e la solidarietà atlantica. Precisa solo che si dovrà lavorare per la pace, che si auspica il cessate il fuoco. Tanto basta a Salvini per dire che finalmente si parla di pace e sottolinea, però, che Draghi deve dare risposte agli italiani in difficoltà.
Pone subito un altro problema. Conte non ha il tempo per gioire, ha perso metà partito. È facile per la senatrice Bernini precisare in aula che tutti sono per la pace. Lasciando intendere l’inutilità di quelle lunghe riunioni. Ma i 5Stelle volevano dimostrare che potevano ancora incidere. Quasi una certificazione di esistenza in vita. Così hanno costretto tutti a faticose riunioni. Scontato l’esito del voto.
Grande maggioranza per Draghi, una quarantina complessivamente astenuti e voti contrari.

Draghi al Senato aveva seduti al suo fianco Di Maio e Giorgetti. Non è stato un fatto casuale. E nel minuto e mezzo della replica nel corso della quale Draghi ringraziava per la solidarietà ricevuta dai senatori, Giorgetti annuiva con la testa. Segno di vicinanza politica e umana. Salvini fuori dal Senato invece insisteva sui temi economici da affrontare.
E adesso? Si aspetta la conferenza di Di Maio. Potrebbe dare l’elenco dei parlamentari che lo seguiranno, parlare del futuro. Qualcosa in più si avrà nel dibatto di mercoledì alla Camera. Si misurerà lo stato di salute della maggioranza. La scissione del maggiore partito della coalizione lascerà le cose invariate? Ma l’attenzione è rivolta al Pd. Quel campo largo di cui parla Letta esiste ancora? Una situazione complessa. Letta parlerà alla Camera. Ma il Pd dovrà decidere le proprie mosse future. Sono ore di riflessioni. Dopo una notte di riunioni, forse si saprà qualcosa in più. Soprattutto che peso avranno le beghe interne di un partito sulla vita del governo.

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