La polemica

Metanodotto Snam e polemiche, “Ignorati oltre 10 anni di lotte del territorio”

Metanodotto Snam a Sulmona, dopo la "compatibilità" dell'opera espressa dalla Regione alla riunione convocata dal Ministero non si ferma la polemica…politica.

Metanodotto Snam a Sulmona, dopo la “compatibilità” dell’opera espressa dalla Regione alla riunione convocata dal Ministero non si ferma la polemica…politica.

“Basta con questa recita, la Regione doveva solo esprimere l’eventuale compatibilità dell’opera”, le parole di Marsilio di fronte alla polemica scaturita dopo la conferenza dei servizi, convocata dal Ministero, e il parere tecnico di compatibilità della Regione al metanodotto SnamDi Girolamo – D’Andrea: “Marsilio ci metta la faccia, quella del metanodotto è una scelta politica”.
Potremmo riassumere così la diatriba che si sta trascinando in questi giorni riguardo la realizzazione del metanodotto Snam a Sulmona. A fare scattare, nuovamente, la miccia è stata la riunione promossa dal Ministero, che – ha detto Marsilio – “Non è un’assemblea politica dove si va a fare propaganda. La Regione aveva il compito e il preciso dovere di esprimere la compatibilità dell’opera, con alcune precise normative tecniche e con determinati strumenti pianificatori. Non potevamo testimoniare il falso, dicendo che l’opera contrasta con le norme e con gli strumenti pianificatori, quando l’istruttoria certifica il contrario. I nostri uffici hanno riscontrato la compatibilità dell’intervento sotto il profilo tecnico e amministrativo. Se avessi costretto i nostri uffici e i nostri dirigenti a dire il contrario avrei commesso un reato”. 

La senatrice del M5S Gabriella Di Girolamo: Spero che Marsilio decida di recarsi in Valle Peligna per motivare il parere favorevole della Regione a quest’opera. Senza commentare la sua risposta, ritengo che il Presidente Marsilio abbia ignorato del tutto anni di lotta e battaglia del territorio: una lotta sostenuta dal suo predecessore D’Alfonso, presente alla riunione per spiegare, invece, il diniego espresso dalla Regione ai tempi del suo Governo regionale”. 
“Credo che sia inspiegabile – continua la senatrice Di Girolamo, ascoltata dalla nostra redazione – che alla riunione la Regione abbia mandato un tecnico: la questione del ‘Sì’ o ‘No’ all’opera è politica, per questo vorrei vedere il governatore nel nostro territorio a spiegare l’ok al progetto. Il centrodestra non ha mai osteggiato quest’opera e mi auguro che il Presidente abbia la bontà di venire a spiegare la sua posizione nel territorio che è direttamente interessato dal progetto”. 

L’assessore all’Ambiente e alla Transizione Ecologica del Comune di Sulmona, Attilio D’Andrea, contattato dalla nostra redazione, ci ha spiegato: Il progetto del metanodotto non nasce oggi, c’è una storia di oltre 10 anni dietro. Ci sono interrogazioni, mozioni, risoluzioni votate unanimemente in regione durante la Giunta D’Alfonso…perché si è sempre cercato di capire se l’opera possa essere utile o meno alla Regione. E se l’opera è inutile la scelta di dare o meno l’ok, di conseguenza, è politica.
Non è un caso se, al di là dei rappresentanti del Ministero e di Snam, alla riunione fossero presenti tutti i sindaci e i rappresentanti politici del territorio. La Regione Abruzzo, invece, ha mandato un tecnico, un funzionario del Genio Civile“. 

“Oggi – continua D’Andrea – sarebbe superfluo stare qui a motivare le innumerevoli ragioni per le quali, da anni, il territorio combatte per il ‘No’ al progetto del metanodotto. Basti pensare che l’opera non può essere definita strategica, neanche alla luce della situazione energetica venutasi a creare per la guerra tra Russia e Ucraina. Noi, infatti, avevamo osservazioni scritte da parte di Snam sulla realizzazione dell’opera entro il 2034, quindi – alla luce di questo – ho chiesto delucidazioni sulle tempistiche precedentemente comunicate. La risposta da parte di Snam è stata la seguente: ‘Il progetto potrebbe essere rivisto e concluso entro il 2028‘. 
Peccato che l’emergenza del gas c’è oggi: quindi non vedo la strategicità del metanodotto.
In secondo luogo
– conclude D’Andrea – il Paese ha l’impegno di ridurre la dipendenza dai combustibili fossili del 55% entro il 2030. Quanto basta per dare forza alla nostra posizione e all’ottica di non strategicità dell’opera.
Opera che costerebbe 2 miliardi e 400 milioni circa. Mi chiedo: queste risorse non potrebbero essere spese su energie rinnovabili?
Anche perché le risorse per la realizzazione del metanodotto andranno a finire sulle bollette dei cittadini e per cosa?
Per un’opera che, forse, arriverà nel 2028, quando nel 2030 dovremo percorrere tutta un’altra strada, ‘lontana’ dai metanodotti?”. 

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