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Ucraina, 15 profughi ospitati a Navelli - Il Capoluogo
Accoglienza

Ucraina, 15 profughi ospitati a Navelli

15 profughi ucraini ospitati nei Map di Navelli. L'abbraccio del sindaco Paolo Federico: "Tocca a noi fare la nostra parte dopo aver ricevuto tanto".

Sono arrivati a Navelli 15 dei 50 profughi ucraini scappati dalla guerra che verranno accolti nel paese. I profughi ucraini, mamme e figli con un’età che va dai 2 ai 15 anni, verranno ospitati nei Map del Comune di Navelli, messi a disposizione dall’amministrazione comunale.

I profughi ucraini, appena arrivati all’Aquila, sono stati trasferiti provvisoriamente negli hub di Bazzano dove sono stati visitati, controllati per quanto riguarda l’iter delle vaccinazioni e poi sistemati presso alberghi e strutture prima del trasferimento a Navelli. I Map sono stati messi a disposizione a seguito di una convenzione stipulata dal Comune di Navelli con la Prefettura. Un’enorme ondata di solidarietà, di fronte a un’emergenza che sta scuotendo la nazione intera. Oggi sono i colori dell’Ucraina, ma si tratta di un esodo che ricorda il grande flusso del 2015, quando arrivarono in Italia oltre un milione di profughi che scappavano dalla Siria attraverso la rotta balcanica.

ucraina profughi tgcom24

Ucraina, a Navelli pronti 20 Map per l’accoglienza dei profughi

Navelli, quindi è pronta adesso per integrare, accogliere e far sentire a casa i profughi ucraini. “L’amministrazione tutta da subito si è mobilitata per fare qualcosa a favore del popolo ucraino – è il commento rilasciato al Capoluogo dal sindaco Paolo Federico – Non si tratta di solidarietà ‘mediatica’, ma della necessità di mettersi a servizio dell’uomo. Noi abbiamo ricevuto tanto, sempre e adesso toccava a noi. Nel 2007 quando ci furono gli incendi arrivarono in soccorso da tutto l’Abruzzo, poi ci fu la solidarietà corale del mondo intero a seguito del sisma del 2009 e ancora nel 2016 e nel 2017. Non possiamo dimenticare: a volta basta poco, spesso anche solo una parola di conforto. Ci piace pensare che queste persone possano sentirsi a casa in un luogo, come i Map, che 13 anni fa hanno evitato lo spopolamento del nostro borgo, consentendo ai nostri concittadini di restare nel territorio e ricominciare da capo, dopo aver perso tutto. Oggi, posso ribadire la loro preziosa utilità: liberi e in ottime condizioni, possono continuare a svolgere la loro ‘opera’ assistenziale  nei confronti di un popolo che non solo ha perso tutto, dagli affetti, ai riferimenti, ma sta fuggendo dall’orrore e dal dramma della guerra”.

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