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Tutti i Santi giorni, 22 maggio: Santa Rita da Cascia - Il Capoluogo
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Tutti i Santi giorni, 22 maggio: Santa Rita da Cascia

Per la rubrica "Tutti i Santi giorni" del 22 maggio, Santa Rita da Cascia.

Per la rubrica “Tutti i Santi giorni” del 22 maggio, Santa Rita da Cascia.

Il 22 maggio si commemora Santa Rita da Cascia. Santa Rita, al secolo Margherita Lotti, nacque a Roccaporena nel 1381, figlia unica di Antonio Lotti e Amata Ferri. Entrambi i genitori erano molto religiosi e tentavano di fare da pacieri nelle lotte politiche e familiari tra guelfi e ghibellini. Attratta dalla vita monastica degli agostiniani, pur desiderando abbracciare il monachesimo, Rita assecondò remissiva il desiderio della famiglia e si unì in matrimonio, a soli sedici anni, con Paolo Mancini, discendente di una nobile famiglia e ufficiale comandante la guarnigione di Collegiacone, uomo dal carattere orgoglioso e autoritario. Da lui sopportò con pazienza ogni maltrattamento, senza mai lamentarsi, e rispondendo con dolcezza alla violenza. Con la nascita di due gemelli, Giangiacomo Antonio e Paolo Maria, e grazie alla sua perseveranza riuscì a trasformare con il tempo il carattere del marito e renderlo più docile, cambiamento che fece gioire tutti i compaesani, che per anni ne avevano dovuto subire le angherie. Tuttavia, una notte mentre rincasava, Paolo fu assassinato, probabilmente per vecchi rancori. Santa Rita perdonò gli uccisori del marito, ma temé che i figli potessero nutrire sentimenti di vendetta: narra la leggenda che sia arrivata ad auspicarne addirittura la morte piuttosto che vederli cadere nel peccato. Poco tempo dopo i due ragazzi si ammalarono e morirono. Rimasta sola, Rita chiese inutilmente di entrare presso il monastero agostiniano di Santa Maria Maddalena a Cascia, ma venne rifiutata forse sia per il suo stato vedovile sia per la morte poco chiara dello sposo. Solo quando riuscì a rappacificare le famiglie coinvolte nell’omicidio, la Badessa, comprendendone la profonda fede, la accolse nella comunità dove visse, ritirata in preghiera, fino alla sua morte nel 1447. Il suo corpo venne collocato in una cassa di pioppo chiamata codex miraculorum, eseguita da Cecco Barbari.
La venerazione di Santa Rita da Cascia da parte dei fedeli iniziò subito dopo la sua morte, anche grazie ai numerosi eventi prodigiosi riferiti alla sua intercessione, tanto che divenne “la santa degli impossibili”. La sua beatificazione avvenne nel 1627, durante il pontificato di Urbano VIII Barberini, già vescovo di Spoleto. Fu iscritta tra i Santi da Leone XIII, nel 1900. Oggi le sue spoglie mummificate riposano all’interno di una teca in vetro, in un ambiente del convento annesso alla basilica di Cascia. Per i suoi trascorsi coniugali, è patrona delle donne maritate infelicemente oltre che dei casi disperati, cioè di quei casi clinici o di vita per cui non ci sono più speranze, spesso risolti con la sua intercessione.
Santa Rita è raffigurata con l’abito agostiniano nonostante sia entrata in convento solo in un secondo momento della sua vita. L’attributo iconografico più caratterizzante è la stigmate sulla fronte, segno della corona di spine di Cristo, dono miracoloso ricevuto a sigillo della sua santità e ricompensa del suo grande amore per il Crocifisso e che portò per gli ultimi quindici anni di vita. Altri attributi sono: uno sciame di api, la corona di spine, le rose, la vite, l’anello nuziale e il rosario che rimandano ad altrettanti episodi della sua agiografia.

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Le rose: Alla fine dei suoi giorni, malata e costretta a letto, Santa Rita chiese a una sua cugina giunta a visitarla da Roccaporena di portarle due fichi e una rosa dall’orto della casa paterna. Nonostante fosse inverno, la cugina la volle assecondarla, pensando al delirio della malattia: tornata a casa, la giovane trovò tra la neve una rosa e due fichi che, meravigliata, recò alla moribonda.
Le Api: La leggenda narra che, cinque giorni dopo la sua nascita, mentre i genitori di Rita erano occupati a mietere, lei riposava sotto un albero dentro una cesta. Un contadino si ferì con la falce ed abbandonò il lavoro per andare a farsi medicare, ma, passando davanti alla culla, vide delle api che ronzavano intorno alla piccola e con la mano ferita tentò di allontanarle. La ferita si rimarginò e le api non solo non punsero la neonata, ma le depositarono il miele nella bocca.
La Vite: Una vite rigogliosa si può ammirare dentro al monastero e produce ogni anno uva bianca. La tradizione racconta che durante il noviziato di Santa Rita, la superiora le chiese di innaffiare una pianta secca piantata nel giardino. Ogni giorno l’operazione venne compiuta, nel segno dell’obbedienza e dell’umiltà, attingendo l’acqua dal pozzo che ancora oggi si trova accanto alla vite, finché la pianta riprese a vivere e a fruttificare.
La spina: Le stigmate sono il segno dell’amore di Cristo che dona la propria vita incondizionatamente, per liberare gli uomini dal peccato. Dopo le sue perdite affettive, entrata nel monastero di Cascia, Santa Rita lega il suo dolore alle sofferenze di Cristo per l’umanità, ottenendo dal Signore, come segno d’amore, di diventare sempre più partecipe alla Sua Croce.
L’anello nuziale e il rosario: Nella cella di Rita nell’antico Monastero, sono conservati l’anello nuziale e la corona del rosario di Rita, molto simile per numero di grani a quelle che si vedono dipinte nelle mani della Santa nell’iconografia più antica.

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