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Cultura

Tutti i Santi giorni, 20 maggio: San Bernardino da Siena, comprotettore dell’Aquila

Per la rubrica "Tutti i Santi giorni" del 20 maggio, San Bernardino da Siena. La storia e l'arte collegata alla devozione.

Per la rubrica “Tutti i Santi giorni” del 20 maggio, San Bernardino da Siena. La storia, la missione a L’Aquila e l’arte collegata alla devozione.

Il 20 maggio ricorre la memoria di San Bernardino da Siena. San Bernardino, al secolo Bernardino degli Albizzeschi, nacque a Massa Marittima l’8 settembre del 1380. Rimasto orfano, si trasferì a Siena dove compì la sua formazione accudito dalle zie. Durante la pestilenza che colpì la città nel 1400, Bernardino si dedicò all’assistenza dei malati, rimanendo egli stesso contagiato dal morbo. In questo periodo, ispirato anche dalla parola di San Vincenzo Ferrer, cominciò ad accarezzare l’idea di legarsi all’Ordine Francescano, che abbracciò nel 1402. Per completare il noviziato, fu mandato sulle pendici meridionali del Monte Amiata, nel convento detto il Colombaio, non lontano dal piccolo villaggio di Seggiano. Il monastero seguiva la Regola dell’Osservanza, sorta in seno al francescanesimo trentatré anni prima: i frati osservavano l’assoluta povertà e l’austerità, secondo la Regola prescritta da San Francesco, contrapponendosi ai Conventuali, più rilassati nel seguire i dettami del fondatore dell’Ordine. Dopo l’ordinazione sacerdotale San Bernardino fu nominato predicatore e fece ritorno a Siena. La sua potenza oratoria fu da stimolo a un profondo rinnovamento della Chiesa cattolica e del movimento francescano.

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Durante le prediche pose l’accento sulla devozione al Santissimo Nome di Gesù, facendo sì che il Cristogramma IHS, reso tangibile attraverso l’uso di tavolette dipinte, divenisse familiare ai devoti che accorrevano ad ascoltarlo fino ad entrare nell’uso iconografico comune. Per approfondimenti sul tema:

Tutti i Santi giorni, 3 gennaio: il Santissimo Nome di Gesù

La critica riconosce a San Bernardino la capacità di analisi attenta degli aspetti pratici della vita dei fedeli. Fu il primo teologo a occuparsi di economia, scrivendo un’intera opera Sui contratti e l’usura: nel testo condanna aspramente lo strozzinaggio, affronta i temi della giustificazione della proprietà privata e dell’etica del commercio che, praticato secondo liceità, non è fonte di dannazione ma servizio alla comunità. L’essere piuttosto esplicito durante i suoi sermoni, gli procurò diversi nemici, soprattutto negli ambienti degli usurai e delle case da gioco, e gli costò un processo per eresia, sostenuto a Roma nel 1427, accuse da cui fu totalmente prosciolto. Più volte gli fu proposta la carica di vescovo, ma Bernardino rifiutò sempre per dedicarsi appieno alla sua vera vocazione di missionario. Il 17 maggio del 1444, pur essendo già molto malato, su invito del vescovo Amico Agnifili, giunse all’Aquila. Aveva predicato la quaresima a Siena, da dove, alla fine di aprile, si era avviato verso l’Abruzzo, passando per Perugia, Assisi, Spoleto, Rieti, ovunque accolto con grande riguardo, devozione e venerazione. Confratelli e Magistrati cittadini, a ogni tappa, lo esortavano a sostare, ma egli, deciso a proseguire il viaggio, avrebbe ripetuto: “Ad Aquila missus sum! Eamus Aquilam!”. È probabile che la sua chiamata all’Aquila fosse legata ad alcune vicende di sangue che vi si erano verificate: il giorno di Pasqua, era stato trucidato davanti all’altare di San Domenico, Marchionne, uno dei capi dell’opposizione ai Camponeschi; poi, un Antonuccio di Marino; successivamente, due cittadini nella chiesa di Collemaggio. Quindi, la città si stava consumando in lotte fratricide, senza speranze di pacificazione. Non appena San Bernardino giunse all’Aquila si accese una disputa tra i frati di San Francesco, intra moenia, e gli Osservanti di San Giuliano che rivendicavano entrambi il privilegio di ospitarlo: alla fine, il Santo fu accolto in San Francesco e prese dimora nella cella che usava abitare Giovanni da Capestrano, nelle brevi soste del suo continuo peregrinare. Tuttavia, solo tre giorni sopravvisse e la vigilia dell’Ascensione del 1444, il 20 maggio, fra Bernardino da Siena, posato nudo sulla nuda terra, a somiglianza di San Francesco, esalò l’ultimo respiro. Quindici giorni il cadavere rimase esposto alla venerazione dei fedeli e dei curiosi; si racconta che la bara continuò a gocciolare sangue fino a quando le due fazioni avverse aquilane non si furono riappacificate. Vennero celebrate solenni esequie, con rappresentanti giunti da Siena e da altre città d’Italia e ben presto, soprattutto grazie all’intervento del confratello capestranese, a lui molto legato, fu avviato l’iter di canonizzazione, conclusosi con la nomina a Santo da parte di Papa Niccolò V già nel 1450.

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Il corpo, subito reclamato dalla città natale, è conservato all’Aquila nello splendido mausoleo realizzato tra il 1489 ed il 1505 ad opera di Silvestro dall’Aquila, nella basilica a lui dedicata. Per quanto riguarda le rappresentazioni artistiche, San Bernardino è il primo santo la cui immagine dipinta sia somigliante al personaggio storico: la maschera mortuaria, conservata proprio all’Aquila, ne garantisce l’esattezza e la fedeltà nella rappresentazione. Inoltre, la verosimiglianza della figura è stata resa possibile anche dal fatto che il Santo fu rappresentato da artisti a lui contemporanei, testimonianza della particolare affezione che si raccolse intorno alla sua figura. Con il passare del tempo e per ragioni diverse – che vanno dalla devozione popolare all’uso politico o francescano dell’immagine del santo – ci si allontana dal ritratto e si privilegiano, di volta in volta, vari aspetti della raffigurazione, anche molto lontani dalla somiglianza fisionomica. Nel ritratto, oltre alla resa della figura, vengono evidenziati i tratti caratteristici della sua personalità, secondo le parole di Giovanni da Capestrano e Giacomo della Marca “[…] semper videbatur gaudens, quem omnes desiderabant videre”, oltre un sentimento di operosità e notevole tranquillità di spirito. Accanto alle raffigurazioni del Santo si fece sempre più comune la divulgazione, in ambito devozionale, della tavoletta del Trigramma, nella duplice versione tonda o rettangolare. È proprio la sua diffusione in ambiente popolare che costituì, fin dalla metà del XV secolo, la fondamentale premessa all’affermazione del supporto figurativo dell’immagine di San Bernardino. Dal punto di vista iconografico, i primi ritratti di San Bernardino sono caratterizzati da una presentazione a tre quarti sinistra, con l’estremità del naso che raggiunge la linea di contorno della gota, mento sottile, cranio sferico e una corona di capelli bianchi interrotta al centro della fronte; lo sguardo, rispetto l’asse del viso, volge a sinistra. Nella seconda metà del XV secolo, a seguito della conclusione del processo di canonizzazione, la presenza figurativa bernardiniana ebbe un forte impulso divulgativo, raggiungendo la punta di massima diffusione: San Bernardino viene accostato ad altri santi sulla base di una funzione di protezione, soprattutto dalla peste, oppure, in ambito Osservante, all’immagine di San Francesco quale rifondatore dell’Ordine.

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Interessanti sono infine le rappresentazioni delle prediche di San Bernardino in cui è raffigurata la partecipazione accorata dei fedeli e che fungono da testimonianza visiva di quanto espresso dal Santo in parole: esempi chiarificatori sono la separazione di uomini e donne durante i sermoni, oppure la moderazione raccomandata nel lusso degli abiti, resi comprensibili al fedele anche tramite l’immagine pittorica.

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