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Cultura

Tutti i Santi giorni, 18 maggio: San Venanzio e l’eremo di Raiano

San Venanzio e il suo eremo a Raiano per la rubrica "Tutti i Santi giorni" del 18 maggio.

San Venanzio e il suo eremo a Raiano per la rubrica “Tutti i Santi giorni” del 18 maggio.

Il 18 maggio si ricorda San Venanzio di Camerino. Le notizie agiografiche circa la figura di San Venanzio sono trascritte negli Acta Santorum secondo quanto riportato da una Historia metrica, da un apografo di Camillo Lilii e dagli Acta apocrypha presenti in un manoscritto dell’abbazia di Sant’Eutizio a Norcia.  Questi ultimi sono una passio, redatta nel X secolo, in cui legge che San Venanzio nacque a Camerino intorno al 238 d. C. da Benedetta e Suprino, appartenente a una nobile famiglia senatoria romana dedita al cristianesimo. Appena adolescente si ritirò in una caverna subito fuori la porta orientale della città, dove visse mortificando il proprio corpo col cilicio e servendo il Signore con digiuni e orazioni. La sua predicazione apostolica e il suo modus vivendi insospettirono i cittadini che lo denunciarono al prefetto Antioco che tentò di convincerlo a sacrificare a Giove. Il giovane oppose un fermo rifiuto che gli costò lunghi tormenti: dapprima fu legato mani e piedi e gettato in carcere, privato di cibo e acqua, ma, soccorso dagli angeli, fu ritrovato dai carcerieri mentre cantava i salmi in perfetta salute. Nuovamente convocato dal prefetto e ancora più convinto a non rinnegare la propria fede, San Venanzio fu sospeso su un patibolo sotto cui ardeva un fuoco fumoso; anche questa volta il Santo uscì incolume dalla tortura, anzi, riuscì a convertire Anastasio, cubiculario del prefetto, che era incaricato di sorvegliarlo. Tuttavia, le pene del martire non finirono qui: fu flagellato, gettato in un letamaio, nel fuoco ardente, esposto ai leoni, scaraventato dalle mura della città rimanendo illeso e trascinato attraverso le sterpaglie della campagna, dove avrebbe fatto sgorgare una fonte da un masso per dissetare i soldati che lo torturavano. Infine, il 18 maggio del 250, fu decapitato e la sua testa, rimbalzando tre volte sulla terra, fece zampillare altrettante sorgenti, mentre sulla città si scatenava un terribile uragano. San Venanzio fu sepolto fuori della Porta Orientale sul declivio Est del colle a 500 metri dalle mura di Camerino, sul quale venne edificata una basilica, tuttora sede dell’’Arca del santo’, meta di secolare devozione e presso cui iniziarono ad accadere prodigi e guarigioni. A lui sono attribuiti vari patronati: la facoltà di rendere miracolose l’acqua e le pietre (a ricordo dei prodigi operati durante il martirio) e quella di proteggere dalle cadute, sempre per il suo essere sopravvissuto alle prove delle torture.
Da ricordare una variante dell’agiografia del Santo che lega la sua figura a quella del comune di Raiano, secondo la tradizione riportata da Giovan Filippo Bandini in un libretto in lingua italiana, stampato dai Padri Bollandisti verso il 1580. San Venanzio, insieme al suo maestro Porfirio, si sarebbe rifugiato proprio tra le montagne di Raiano, nell’eremo che da allora porta il suo nome, dove visse due anni in preghiera, compiendo miracoli e opera di apostolato, portando alla pacificazione degli abitanti di Corfino in rivolta. In realtà è più probabile che il culto di San Venanzio giunse in Abruzzo tramite i monaci orientali di Sant’Eutizio, poi confluiti nella famiglia benedettina di Subiaco.

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L’eremo di San Venanzio è situato tra le rocce della gola omonima, scavata dal fiume Aterno ed è uno dei più suggestivi di tutto l’Abruzzo per lo spettacolare scenario naturalistico in cui è immerso. Fu frequentato sin dal VI secolo da una piccola comunità di monaci eutiziani, che utilizzarono come romitorio le cavità naturali della montagna e vi esportarono il culto di San Venanzio; oggi è un complesso in parte scavato nella roccia, in parte chiuso da opere murarie – datate tra i secoli XV e XVI -. Si compone di una cappella e di alcune celle eremitiche a cui è stato addossato un loggiato che costeggia l’oratorio delle Sette Marie, poco più che una grotta con arcosolio dipinto, che racchiude uno straordinario Compianto in terracotta policroma, datato al 1515 e composto da diciassette figure di grandi dimensioni e da angeli sospesi sulla scena.
Attorno all’Eremo, la pietà popolare ha individuato sulla roccia le orme miracolose e le tracce del passaggio di San Venanzio cosa che ha portato alla nascita di un singolare rito, descritto per la prima volta nel 1688 dai Padri Bollandisti un’appendice alla vita del Santo. Il giorno della festa, fin dalle prime ore del mattino, i pellegrini, dopo aver visitato l’altare del Santo, sono soliti strofinarsi sulle pareti della roccia circostante, in modo particolare su un incavo in cui il santo sarebbe stato solito riposare, la cosiddetta “culla di San Venanzio”. Altri fedeli si siedono sul “sedile di Santa Rina” – che guarirebbe dal mal di reni -; quasi tutti depongono sull’orma del piede del Santo un sasso che, dopo le funzioni religiose, ritirano e conservano come reliquia. Sempre tra i rituali, dopo l’abluzione nelle acque dell’Aterno, i pellegrini risalgono attraverso la Scala Santa, scavata sul fianco della montagna, fino alla cappella superiore, attraverso uno stretto cunicolo che mantiene i caratteri penitenziali, purificatori e simbolici dei più antichi riti di passaggio.
In campo artistico, sono innumerevoli le opere d’arte che lo raffigurano vestito da soldato romano mentre tiene lo stendardo cittadino con la mano destra e sulla sinistra reca la città di Camerino, secondo l’antica tradizione che vuole San Venanzio suo protettore.

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