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L'aquila

Primo maggio: festa del lavoro e dei lavoratori

Primo maggio: festa del lavoro e dei lavoratori. Una riflessione di Nando Giammarini.

Primo maggio: festa del lavoro e dei lavoratori. Una riflessione di Nando Giammarini.

Maggio è il mese delle rose, della Madonna: madre di tutti , della festa del lavoro e dei lavoratori. Essa riveste un’importanza prioritaria per il significato originario di cui è portatrice. Parliamo di una ricorrenza che si celebra in molti paesi del mondo per ricordare le lotte di chi ci ha preceduto, dare dignità e diritti ai lavoratori e ricordare che senza lavoro non c’è futuro né progresso. Il lavoro, lo ricordiamo con convinzione e a chiare note, è democrazia, dignità, libertà. Quindi una ricorrenza senza ombra di dubbio speciale. La festa del lavoro affonda le sue radici nella seconda metà dell’ottocento quando, a seguito della cosiddetta rivoluzione industriale i contadini, in cerca di fortuna, lasciarono le campagne e si riversarono in massa nelle grandi città. Impegnati nelle fabbriche e nell’edilizia assai spesso, non trovarono condizioni migliori rispetto a quelle che avevano lasciato. La vita degli operai era, in quei tempi bui, durissima. Non avevano diritti, la loro giornata di lavoro poteva durare fino a 16 ore e mancavano le più comuni ed elementari norme di sicurezza. Il primo maggio 1886, nella città statunitense di Chicago, i sindacati organizzarono un corteo operaio per chiedere la riduzione della giornata lavorativa a otto ore. Anche in Italia la protesta durò alcuni giorni. Il 4 maggio, durante un presidio di lavoratori riuniti a Haymarket Square, esplose un ordigno che uccise un poliziotto. A quel punto scoppiò la guerriglia che provocò in tutto ben 11 morti. Tre anni dopo, durante il congresso della Seconda Internazionale venne ricordato quell’episodio come simbolo delle rivendicazioni operaie in tutto il mondo. Oggi quella data è festa nazionale in molti paesi, mentre non lo è negli Stati Uniti, dove si svolsero i fatti che iniziarono la tradizionale ricorrenza. Dalle rivendicazioni delle nostre mondine, per tornare nel nostro Paese, nacque il famoso canto popolare di protesta del lavoro italiano ad opera di quelle povere donne che si spaccavano la schiena tutto il giorno immerse nelle risaie: “Se otto ore vi sembran poche” . Il lavoro si svolgeva durante il periodo di allagamento dei campi, effettuato dalla fine di aprile agli inizi di giugno per proteggere le delicate piantine del riso dallo sbalzo termico tra il giorno e la notte, durante le prime fasi del loro sviluppo. Esso consisteva nel trapianto in risaia delle piantine. Le condizioni di lavoro erano pessime: l’orario era pesante e la retribuzione delle donne era molto inferiore a quella degli uomini. Questo fece crescere il malcontento che, nei primi del ‘900 sfociò in agitazioni e in tumulti. La principale rivendicazione, mirava a limitare ad otto ore la giornata lavorativa e riuscì ad ottenere alcuni risultati tra il 1906 e il 1909, quando interi comuni del vercellese approvarono regolamenti che accoglievano questa rivendicazione. Un’altra categoria, che ho particolarmente a cuore, che ha vissuto e pagato sulla propria pelle il bisogno di lavoro quale sostentamento per le proprie famiglie per cui conobbero il dramma dell’emigrazione, è quella dei minatori. Impegnati nelle miniere belghe di Charleroi, venivano chiamati con disprezzo” musi neri “e furono coinvolti nella strage di Marcinelle, l’ 8 agosto in cui ne perirono 262 di cui 136 italiani dei quali 60 abruzzesi. La più grande tragedia estera abruzzese. Oltre a questo luttuoso evento i lavoratori delle miniere hanno pagato in prima persona con la “maledetta silicosi”, una patologia che riduce la capacità respiratoria a causa della polvere inalata e porta lentamente alla morte. Doveroso salutare, ringraziare e ricordare, in questo primo maggio in cui sono riprese le celebrazione dopo il lungo periodo di sospensione dovuto al Coronavirus, le tante colf e badanti che talvolta vivono peggio delle recluse, poiché in servizio h24, con i nostri anziani. Senza il loro tangibile contributo i nostri cari in età avanzata sarebbero costretti a raggiungere le case di riposo o le RSA ( Residenze Sanitarie Assistite ). Ad onor del vero In Italia la festa del lavoro era stata abolita nel 1923, durante il fascismo . Il regime l’aveva sostituita con il Natale di Roma . Venne reintrodotta nel 1947 quando divenne definitivamente la festa nazionale del lavoro e dei lavoratori. Oggi la ricorrenza del primo maggio offre numerosi spunti di approfondimento: dall’esplicito riferimento al lavoro nell’articolo uno della nostra Costituzione, alle condizioni di semi schiavitù in cui versano ancora milioni di lavoratori nel mondo, fino alla sostenibilità economica e sociale del welfare e dei diritti acquisiti nel mondo occidentale. Nella nostra carta Costituzionale, inoltre, gli articoli 35, 36 e 37 contemplano la tutela del lavoro in tutta la sua complessità e nelle svariate forme; vengono elencati una serie di diritti che vanno dalla retribuzione sufficiente per garantire un’esistenza libera e dignitosa, al riposo settimanale, alle ferie retribuite, fino alla durata massima della giornata lavorativa. Una particolare attenzione viene riservata alle donne lavoratrici. Loro, a differenza di quando erano impegnate nelle risaie e percepivano una paga inferiore rispetto agli uomini, hanno diritto alla stessa retribuzione dei loro colleghi uomini a parità di mansioni e la garanzia di poter usufruire di speciali congedi in caso di gravidanza o di malattia dei figli durante i primi anni di vita. Giustizia è fatta. Tante sono gli eventi che si terranno nelle diverse cittadine dello stivale, oggi. Uno per tutti il concerto del primo maggio, nella storica piazza S. Giovanni, tanto cara ai sindacati, a Roma dove si esibiranno i migliori artisti. Il mio pensiero vola , in questo giorno della festa del lavoro,ai tanti uomini e donne che a causa della pandemia hanno perso la loro occupazione e non sanno come sbarcare il lunario. A loro il mio augurio per una nuova e veloce sistemazione lavorativa. W la festa del lavoro, W il primo Maggio che sia una spinta propulsiva per il ritorno alla pace quindi al cessate il fuoco tra Russia e Ucraina.

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