Camere con vista

Fratelli d’Italia scende in campo, Salvini prova a ricucire: scintille a sinistra

Conferenza programmatica di Fratelli d'Italia a Milano: agli italiani il messaggio che Fdi può essere partito di governo. Scaramucce a sinistra: i 5S continuano a perdere consensi

Conferenza programmatica di Fratelli d’Italia, che scende in campo e si rilancia. Intanto Salvini prova a ricucire, ma resta il nodo Sicilia. E a sinistra? Nuovo appuntamento con la rubrica dell’editorialista Giuseppe Sanzotta, Camere con Vista.

I sondaggi la premiano, Fratelli d’Italia non solo è il primo partito del centrodestra, ma contende il primato italiano al Pd.  Così Giorgia Meloni passa all’attacco. Non gli basta il primato virtuale, ma vuole dare la certezza ai suoi sostenitori e agli alleati che il suo partito è in grado di presentare un programma di governo e di avere anche una squadra per realizzarlo. Così a Milano, fino al primo maggio, nella conferenza programmatica si discuterà proprio di progetti. Un incontro a cui parteciperanno anche esterni, personalità capaci di offrire il proprio contributo di idee ed eventualmente di dichiarare la propria disponibilità ad assumere incarichi di governo. Una mossa per cancellare l’accusa che il successo di Fratelli d’Italia, almeno stando ai sondaggi, sia il frutto di una scelta di opposizione capace di pescare nel malcontento del Paese.
Così l’intenzione manifesta del partito della Meloni è quella di dimostrare che Fratelli d’Italia non è solo un partito di opposizione, ma può essere un partito di governo, capace di elaborare un programma e proposte, capace anche di mettere in campo le personalità giuste.

fratelli d'italia Giorgia meloni

Tra gli invitati ci sono l’ex ministro Tremonti, Carlo Nordio, intellettuali e imprenditori. È un messaggio inviato agli italiani, ma soprattutto agli alleati di centrodestra con cui i rapporti sono più che freddi. Meloni ha ricordato che non sente Salvini da mesi, da quando cioè scelse di sostenere Mattarella al Quirinale. Inoltre Salvini e Berlusconi sembrano avere una sintonia particolare, lo dimostra la vicenda della Sicilia dove la Meloni sospetta che sia in atto il tentativo di intese che escludano proprio il suo partito, fino al punto di presentare, per le regionali del prossimo autunno, un candidato diverso dal presidente uscente Musumeci.
Sulla Sicilia, ha più volte detto Meloni, si gioca l’alleanza anche in vista delle politiche.
Una minaccia che non può non scuotere Lega e Forza Italia. Senza l’alleanza dei tre partiti, una probabile vittoria rischia di diventare una sconfitta. Il problema potrebbe essere proprio la rapida crescita di Giorgia Meloni, se la Destra vincerà le prossime elezioni dovrebbe essere lei la candidata alla guida del governo. Un ruolo che Salvini pensava ormai fosse suo.
Ma il leader leghista non demorde. Così vuole riprendere l’iniziativa e annuncia che presto incontrerà Meloni e Berlusconi.  Sicuramente il collante elettorale può funzionare. L’attesa è comunque per la grande riunione di Milano, per i segnali che potranno essere lanciati alle altre forze politiche di centrodestra.

Alleanze a parte, non c’è dubbio che tutti i patiti cercano in qualche modo di smarcarsi, di mettersi in evidenza.
Lo sa bene Draghi, costretto a mediare nella sua composita maggioranza. I partiti sono in fibrillazione. Sanno che dovranno convivere fino alla scadenza elettorale del prossimo marzo, ma sgomitano, avanzano richieste più o meno ultimative, si appropriano di alcune scelte governative. Insomma cercano visibilità.
Nella costruenda alleanza di centrosinistra, mentre tra il Pd e la sinistra di Articolo uno l’alleanza è quasi scontata, più difficile appare il rapporto con i 5Stelle, Calenda e Renzi. Calenda è più vicino al Pd, ma non vuole sentire parlare dei 5Stelle.
Renzi si dissocia spesso dai possibili alleati. Il suo gruppo si è astenuto, in chiaro dissenso, sulla riforma della Giustizia.
Con i 5Stelle è polemica continua. Inoltre Renzi sembra ipotizzare o sognare una forza politica come quella di Macron.
Naturalmente dovrebbe essere lui il Macron italiano. Un sogno perché non sembra trovare alleati e la sua forza politica, stando sempre ai sondaggi, ha un ruolo veramente marginale nella politica italiana.

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Poi ci sono i 5Stelle. Conte si muove a volte istericamente cercando spazi e visibilità, ma i consensi calano. Inoltre riesce a infastidire proprio il Pd di Letta che pure su quella alleanza aveva scommesso. A creare problemi è la questione ucraina.
I 5Stelle, come la quasi totalità dei partiti italiani, hanno dato a Draghi – che tra due settimane sarà negli Usa per incontrare Biden – mano libera per l’invio di armi. Conte è tornato sulla questione dicendo che non sosterrà mai l’invio di armi offensive, ma l’invio dovrebbe essere limitato solo ad armamenti difensivi. Affermazioni che suscitano anche commenti sferzanti. Quali sono le armi difensive? Gli elmetti, gli scudi? Una mitragliatrice cosa è? Un’arma è sempre offensiva.
Insomma anche questo è uno smarcamento per tenere unito un partito dalle mille anime. Una posizione che non ha alcun peso nelle scelte del governo, serve solo a dare visibilità. Nel Pd però serpeggia malumore e diffidenza. L’alleanza con quel movimento è necessaria, ma è complicata e soprattutto precaria.
Tutte le analisi e le considerazioni non tengono conto di uno scenario ancora da definire. La guerra in Ucraina potrebbe avere delle conseguenze anche sulla politica interna dei singoli Paesi. La ripresa dopo la pandemia è messa a rischio con conseguenze sociali imprevedibili. Il riarmo è ormai nei fatti. La crisi energetica non è scongiurata. Tutto questo peserà.
Il futuro della politica italiana, inevitabilmente, passerà per l’Ucraina.

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