Abruzzesi nel mondo

Mario Verrocchi, il magnate australiano della farmaceutica originario di Sulmona

Mario Verrocchi: la storia del magnate delle farmacie che da Sulmona arriva all'Australia.

Tra i ricchi uomini d’affari del Paese-Continente, certamente ha un posto di primo piano, Mario Verrocchi, 65 anni (con i suoi fratelli Marcello ed Adrian), la cui famiglia è originaria di Sulmona, nel Centro Abruzzo, dove il padre Raffaele era nato nel 1934 (morto a Melbourne nel 2018). Con il suo socio J.Gance, risulta a capo di una grande catena di circa 350 farmacie, in tutta l’ Oceania (compresa la vicina Nuova Zelanda): la Chemist Warehouse, con il suo quartier generale nella città di Melbourne, (oltre cinque milioni di abitanti), nel sud del Paese.

Quest’ impero, sotto forma di rivenditori in franchising, è in continua espansione (conta circa 8mila dipendenti), con una formula innovativa e vincente, con magazzini, che vendono prodotti a prezzi scontati. Attraverso un apposito sito web, esso assicura un’ordinazione entro le 24 ore, con una rapida consegna, anche con le enormi distanze australiane. Questi “Magazzini-Farmacie”, fondati all’inizio del nuovo secolo, sono risultati frutto di un’intuizione geniale, che con questa tipologia organizzativa e distributiva, ha superato la rigida gestione territoriale e protetta delle farmacie tradizionali, i costi, con sconti significativi su molti prodotti, anche per la cura della persona, della cosmetica, destinati agli stessi bambini. Uno scardinamento delle rigide ripartizioni corporative, che nei sistemi anglosassoni risultano più aperte, favorendone una maggiore concorrenza. Le reazioni contrarie non sono certo mancate, a partire dal sindacato dei farmacisti, che ha ingaggiato contro il gruppo una dura battaglia, contestandone le anomalie e l’aggiramento delle norme, con il franchising ed il coinvolgimento dei titolari come soci della catena, che li fidelizza e ne fa condividere gli stessi utili. Una strategia fin qui vincente quella del gruppo di Verrocchi-Gance, testimoniata dalla continua crescita di fatturato e utili, lievitati negli ultimi anni, con una distribuzione più capillare, che ha creato anche una sua testa di ponte europea, in Irlanda.

Una creatività distributiva, sempre più completa di prodotti, che diversifica le vendite e la clientela, oltre gli stessi farmaci. In tal senso il marketing ha dovuto adeguarsi, costituendo anche una radio, la “Chemist Warehouse Remix”, nel sistema diffuso dei network comunicativi dell’Australia, per raggiungere tutti i territori di questo immenso Paese, ma con soli 25 milioni di abitanti. Questo modello, da una parte sta facendo scuola, ma dall’ altro ha armato tutte le potenti corporazioni, mobilitando anche le loro rappresentanze politiche, nello stesso governo liberale guidato dal Premier Scott Morrison. Da qui le accuse al gruppo, di pratiche sleali, con anomale condizioni di lavoro dei propri affiliati, con stipendi più bassi dei parametri contrattuali, attivando così anche ricorsi al ” Fair Work Ombudsman”. In un recente articolo sul “The Sydney Morning Herard”, dal titolo ” La farmacia più economica d’Australia?”, il gruppo “Chemist Warehouse” viene descritto come: “l’esuberante parvenu delle farmacie australiane si è trasferita nella porta accanto. Attraverso il suo approccio senza fronzoli il gigante discount si è posizionato come il campione del popolo. La sua missione di garantire che tutti gli australiani abbiano accesso a cure sanitarie e di bellezza a prezzi accessibili”.

Oggi a distanza di 20 anni dall’ inizio di questa esperienza il mercato sembra premiare l’approccio più libero, competitivo ed accessibile di beni primari come i medicinali, che generano enormi profitti nei fatturati delle case farmaceutiche, ora anche con la pandemia globale, concentrate in un potente cartello di multinazionali. Quello che risulta più complesso a livello produttivo di aprire ad una salutare concorrenza, si è riusciti, almeno in parte (oggi con una quota rilevante di mercato), con tale “modello Verrocchi”. Questo cresciuto nella comunità abruzzese, si era laureato in ” B-Pharme”, nell’ Università dell’Australia Meridionale, partendo prima come lavoratore autonomo, per poi diventare imprenditore, introducendo nel Paese diversi marchi come “Australis”. Da lì poi inserendosi nel più redditizio mercato farmaceutico, utilizzando il diffuso modello delle affiliazioni, più che delle acquisizioni di proprietà tradizionali.

L’area metropolitana di Melbourne, (capitale dello Stato del Victoria) fu fondata nel 1835 ed ha visto specie dal secondo dopoguerra, l’emigrazione anche dalla nostra Regione. Qui fu aperta la “Casa d’ Abruzzo e Molise Club” edificata con il contributo di tutti i nostri emigranti., presieduta da Fernando Cardinale, consigliere nello stesso CRAM. La più grande comunità italiana e di oriundi, che hanno proposto un progetto interessante come “Abruzzo Home”, per favorire la riscoperta della propria terra d’ origine, da parte delle nuove generazioni. Con lo stemma “Forti e Gentili”, questi nostri corregionali, oramai integrati, accolgono tutti: “Un filo con l”Abruzzo, mai spezzato, come avere due cuori pulsanti in petto ed anche un futuro ancora da vivere”. Un esempio virtuoso dell’emigrazione abruzzese, insieme a tutte le altre decine di comunità del Paese, da Brisbane ad Adelaide, Sydney e Perth. Quest’ultima è gemellata con la nostra Vasto, per la grande sua comunità emigrata lì nel dopoguerra, edificandovi anche il “Monumento all’ Emigrante”. L’ affermazione di personaggi di successo come Mario Verrocchi & family è stata accompagnata altresì in altri campi delle istituzioni locali e federali.

Un esempio tra tutti il parlamentare Tony Zappia (già sindaco di Salisbury) o di C.Zollo.e G.Portolesi, in un Paese dalla forte impronta anglosassone, che per decenni aveva discriminato tutte le minoranze di immigrati, come quella italiana, relegandola ai margini della sua società civile e produttiva. Addirittura nel 2017 un Deputato, Matt Canavan, con la madre d’ origine italiana, si è dovuto dimettere da Ministro delle Risorse Federali, perché’ la Costituzione australiana impedisce ad un cittadino, con doppio passaporto di entrare nel suo Parlamento, in un Paese dove ben il 30% della popolazione è nato all’estero. La nostra Regione, che ogni anno premia questi esempi virtuosi, nominandoli “Ambasciatori d’Abruzzo nel Mondo “, non dimentichi anche i suoi figli più creativi, che possano favorire le politiche di ritorno nella Regione, con nuove iniziative imprenditoriali, dal settore turistico – ricettivo alle start up innovative ed allo stesso credito di “venture capital”, come il caso virtuoso del magnate aquilano, Umberto Petricca, che dopo il Venezuela ha sostenuto l’espansione della storica Banca del Fucino, al servizio del rilancio delle nostre aree interne.

“Le parole insegnano, gli esempi trascinano”. (Sant’Agostino).

 

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