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Scuola abruzzo

Scuola, – 600 iscritti nell’Aquilano: soffrono le aree interne

La scuola nell'Abruzzo interno aquilano soffre per mancanza di iscritti: - 350 solo nelle scuole dell'infanzia. I dati.

Scuola: -600 iscritti dell’Aquilano, di cui 350 nelle scuole dell’infanzia. Un problema per le aree interne a cui ancora non si riesce a trovare soluzioni.

I dati sulla scuola sono usciti a seguito dell’incontro informativo sull’organico dei docenti per il prossimo anno scolastico 2022/23 con l’Ufficio Scolastico della provincia dell’Aquila. La nota a firma di Miriam Anna Del Biondo, segretario generale FLC CGIL della provincia dell’Aquila.

“Al di là dei dati tecnici che ci sono stati comunicati, discendenti da parametri inadeguati al territorio, come spesso denunciato, quello che si evince chiaramente è ancora una volta la lenta, inesorabile perdita di iscrizioni nelle nostre scuole. Il dato significativo è che su circa 600 unità in meno di iscritti ed iscritte nelle nostre scuole, circa 350 ricadono sulla scuola dell’infanzia e sulle zone più interne del nostro territorio provinciale. Le situazioni di sofferenza più impegnative, soprattutto nella scuola dell’Infanzia e nella scuola primaria, si registrano chiaramente nelle aree interne e gravano su presidi scolastici già sottodimensionati o che si avviano ad esserlo. E non usiamo a caso la parola presidio. Riteniamo, infatti, che la presenza delle scuole nelle aree interne sia fondamentale per la tenuta sociale dei territori. Questi dati dimostrano che nelle nostre aree interne il fenomeno della denatalità diffuso si combina con i dati allarmanti dello spopolamento dando via ad un alto rischio di desertificazione. Valle Peligna, Alto Sangro, Piana del Cavaliere, Pescasseroli sono i territori della nostra provincia maggiormente colpiti da un fenomeno che ha sicuramente una ricaduta sulla dimensione delle scuole, ma ha origini in decenni e decenni di mancata politica territoriale. Un minor numero di iscritti ed iscritte si declina, quando si è fortunati e non si procede alla chiusura, nella formazione delle pluriclassi nelle scuole di territori più interni e disagiati che vuol dire minore esigibilità del diritto allo studio. Ce lo ha ben mostrato la pandemia cosa vuol dire studiare nelle aree interne non raggiunte da servizi adeguati. È una situazione a cui stiamo finendo per abituarci. È una situazione che non trova risposte organiche e progettuali da parte della politica. La FLC CGIL e la CGIL hanno più volte denunciato l’urgenza del problema chiedendo agli attori politici di aprire tavoli tecnici dedicati e dichiarando massima disponibilità alla collaborazione per l’elaborazione di un progetto sistemico, ma le nostre richieste non sono mai state accolte. L’espressione ‘aree interne’ è tra le più usate ed abusate, tanto che sentiamo disagio a continuare ad usarla, ma questa presenza altisonante nella terminologia elettorale non si è ancora declinata in azioni prioritarie nell’agenda della politica”.

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