Abruzzesi nel mondo

Rocky Marciano: il campione di boxe USA originario di Ripa Teatina

La rubrica di Sergio Venditti.

Rocky Marciano: il campione di boxe USA originario di Ripa Teatina. Dalla gloria al tragico destino di tutti gli eroi!

Rocco Francesco Marchegiano, nasce a Brockton, nello Stato del Massachusetts, il 01/09/1923, da Pierino e Pasqualina Picciuto. Il padre, emigrato in America a 17 anni, da Ripa Teatina, calzolaio, mentre la madre, di origine sannita, arrivata nel 1916 da San Bartolomeo in Galdo. Dal loro matrimonio nascono sei figli, compreso Rocco, con altri due fratelli e tre sorelle. Una grande famiglia, a cui il campionissimo resterà sempre legato, iniziando a lavorare in un cantiere, che potenzia il suo fisico e lo porta ad avvicinarsi ad uno sport popolarissimo come il pugilato, specie nelle tante comunità d’immigrati, che hanno fatto grande l’America. Dopo aver servito la Patria, durante la Seconda Guerra Mondiale, Il reduce Rocco ritorna in famiglia e ritrova il suo vecchio amore del pugilato, iniziando ad allenarsi nei circuiti minori, facendo emergere subito più, che il suo stile la potenza formidabile dei suoi pugni. Cosi arriva il primo successo di una carriera pugilistica intensissima, con la vittoria contro L.Epperson, che fu steso  con il suo micidiale destro. Proprio la sua forza dirompente divenne il simbolo di Marciano, come peso massimo, che aveva però un’altezza ed un allungo inferiore dei suoi temibili avversari. Diversi incontri di rodaggio, che proprio costituiscono il suo biglietto da visita per convincere gli organizzatori a farlo combattere, visti i suoi k.o. conquistati sul campo, che infiammano il pubblico degli appassionati. Dopo questa fase Rocky ottiene la sua occasione della vita, arrivando a conquistare il titolo mondiale dei pesi massimi, nel 1952, 70 anni orsono. Un’ ascesa travolgente del giovane boxer, che studia, incassa, ma poi stende implacabilmente gli avversari con la forza micidiale dei suoi pugni, facendo impazzire gli appassionati, ribattezzandolo “il bombardiere di Brockton”: Da J.J.Walcott a R. La Starza al grande J.Louis fino a H.Bilazarian, al tappeto dopo soli 92 secondi. La sua è dinamite allo stato puro, senza lo stile raffinato di un Mohammed Alì o di altri grandi campioni, ma con un pugno devastante, che chiudeva gli incontri. Un simbolo, ROCKY del riscatto di tutti gli immigrati, in terra americana, dalla miseria e dalle umiliazioni di una società votata al “dio denaro”. Non è un caso che questa diventa una vera e propria saga degli italoamericani, anche nel cinema, con il successo della serie di “Rocky Balboa“, interpretata da Silvester Stallone, con le musiche di B.Conti, tutti accomunati dal ricordo del nostro “Bel Paese”. In questo quadro cresce il mito di Marciano, restato imbattuto da campione dei pesi massimi, pur rimanendo nel mondo della boxe, ma come tutti gli eroi andando incontro ad un tragico destino, scomparendo nel 1969, a soli 46 anni, per un incidente aereo. “C’era una volta in America “, celebrata dal regista Sergio Leone, che insieme a questi grandi personaggi italo-americani ha segnato la storia di quel grande Paese, frutto di tante contaminazioni culturali ed etniche, con tutte le sue stesse drammatiche contraddizioni e squilibri socio-economici. Un altro regista oriundo, Martin Scorsese riprende questa epopea del pugilato con il suo: “Toro Scatenato“, con un fantastico R. De Niro, (la cui famiglia era originaria di Ferrazzano, in provincia di Campobasso). Rocky Marciano è stato proprio un simbolo di questa lotta per il riscatto delle minoranze immigrate negli States, con la forza dei suoi pugni, che aveva portato il nostro campionissimo (tra il 1947 ed il 1955), da professionista, a conquistare ben 43 Vittorie per k.o, con 11 brucianti, al primo round. Un talento tanto forte, quanto modesto, sempre con i piedi per terra:” Ho battuto tutti i miei avversari senza avere nulla di eccezionale… ho avuto le braccia più corte di tutti i pesi massimi della storia, ma le ho fatto lavorare duro”. “Ha il fiato di un bisonte” disse un suo avversario, che gli fece chiudere  la sua straordinaria carriera, da imbattuto, il 27 aprile 1956, all’età di 33 anni. Dopo la sua uscita dal ring ,Marciano resta sempre ai suoi bordi, seguendo gli incontri. Cede solo alle lusinghe del dorato mondo del cinema, che lo chiamerà per contrapporre il suo mito a quello del grande M. Alì, ma il tragico destino lo aspettava, senza dargliene il tempo. Il 31 agosto 1969, perde la vita sul suo Cessna, in volo verso lo Stato dello Iowa. Rocky lascia così la moglie Barbara ed i suoi due figli, Mariann e Rocco Kevin. Il paese d’origine del padre, Ripa Teatina, ne celebra il suo mito sportivo, dedicandogli un Festival estivo, a cui partecipano giornalisti e personaggi dello sport (nella scorsa edizione è stato premiato, tra gli altri il campione olimpico e mondiale, Patrizio Oliva) All’ingresso di questo splendido borgo una sosta è obbligata, per rendere omaggio alla statua del campionissimo, che tiene alta la sua guardia sul ring, invitando tutti a combattere sempre, anche nella vita. Come lo ricorda il grande Rino Tommasi, “In un mach finì al tappeto per due volte, era sanguinante da più parti, aveva di fronte un vero campione, ma Rocky riuscì a vincere con un micidiale colpo a sorpresa, sul finire dei 15 round. “Invincibile sulla Terra e caduto solo dal Cielo. Il suo corpo riposa nel cimitero di Lake City, in Florida.

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