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Campomizzi, occupazione simbolica per tutelare il diritto allo studio - Il Capoluogo
L'aquila

Campomizzi, occupazione simbolica per tutelare il diritto allo studio

Campomizzi: quale futuro per la Casa dello Studente? Studenti e lavoratori occupano simbolicamente la sede. "Dov'è il diritto allo studio?"

Campomizzi: lavoratori e studenti universitari occuperanno simbolicamente la sede domani, mercoledì 30 marzo, per tutelare il diritto allo studio degli universitari aquilani sempre più scricchiolante. La preoccupazione è concreta dal momento che si fa sempre più strada l’ipotesi che a partire dal prossimo settembre gli studenti possano trovarsi privi di servizi di primaria necessità, quali le residenze e la mensa.

La residenza della Campomizzi è attualmente l’unica pubblica nel capoluogo d’Abruzzo a cui è possibile accedere tramite criteri di reddito e di merito). Il 31 luglio prossimo potrebbe essere l’ultimo giorno in cui la città avrà una residenza pubblica per studenti universitari perchè, secondo il protocollo d’Intesa elaborato tra Ministero della Difesa, Regione Abruzzo e Comune dell’Aquila il 5 febbraio del 2023 la caserma Campomizzi dovrà essere restituita alla Difesa.

campomizzi manifestazione

ADSU L’Aquila, bando per la Residenza universitaria

adsu l'aquila residenza campomizzi

Da 2 anni inoltre è chiusa anche la mensa del polo universitario di Roio per lavori necessari. Oggi alle 13, l’UDU L’Aquila, la CGIL, FLC e Filcams dell’Aquila riunirà a Roio studenti e lavoratori. “Da mesi – si legge in una nota – slitta di settimana in settimana la riapertura della mensa, tutto a svantaggio dei lavoratori, che sono in cassa integrazione e degli studenti che continuano a non poter consumare un pasto dignitoso. Denunciamo questa situazione a Roio, che è polo universitario privo di luoghi di ristoro adeguati se non fosse per la mensa ADSU, che tuttavia è ancora chiusa”.

campomizzi manifestazione roio

(Due immagini dalla manifestazione di questa mattina a Roio)

“Il 30 marzo dovrebbe essere la data di riconsegna della struttura, ma visti i precedenti, si è ritenuto opportuno essere in loco il giorno prima. La mensa rappresenta solo uno dei tanti punti interrogativi che purtroppo sono la norma nel mondo del diritto allo studio abruzzese ed aquilano. Dal 15 marzo siamo in mobilitazione per la difesa della Campomizzi, unica residenza universitaria pubblica della città, che può ospitare a pieno regime 360 studenti e garantisce 60 posti di lavoro. La scadenza dell’accordo (alla fine di questo anno accademico) tra il ministero della Difesa, il Demanio, il comune dell’Aquila e la Regione Abruzzo mette a rischio il destino di studenti e lavoratori. Anche nella sede di Roio chiederemo alle istituzioni preposte di assumersi la responsabilità di rappresentare fino in fondo i diritti della nostra comunità, che ha bisogno di studiare e lavorare all’Aquila. Come UDU, CGIL, FLC e Filcams dell’Aquila continueremo la mobilitazione a difesa del diritto allo studio e al lavoro. Invitiamo per la giornata del 29 marzo tutta la comunità universitaria ad unirsi alla nostra manifestazione e chiediamo ai vertici di ADSU, Comune dell’Aquila e Regione Abruzzo di venire a discutere con studenti e lavoratori”.

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Se la sede della Campomizzi dovesse essere chiusa, gli studenti “fragili” resteranno senza servizi essenziali quali la mensa o la residenza già dal prossimo autunno, in una città che da sempre è stata a vocazione universitaria. Non solo gli studenti, rischiano il posto di lavoro 60 unità.

Intanto, nei giorni scorsi, l’Azienda per il diritto agli studi universitari (Adsu) della provincia dell’Aquila ha lanciato un bando di gara mediante procedura aperta finalizzato alla ricerca di un immobile per locazione passiva da adibire a residenza studentesca comprensiva di arredi. Lo ha annunciato  il presidente dell’Adsu L’Aquila, Eliana Morgante, richiamando, “all’unità di intenti per la soluzione di una problematica per la quale deve scendere in campo l’intero territorio”.

campomizzi striscione

“L’Aquila rischia di perdere non solo posti di lavoro, ma tutto l’indotto legato agli studenti universitari – spiega al Capoluogo Andrea Frasca segretario provinciale Cgil – In una città che è stata da sempre a vocazione universitaria non si può pensare di chiudere la casa dello studente. A Teramo proseguono i lavori per adeguare il rettorato e renderlo una residenza, qui, a 13 anni dal sisma, non c’è un progetto concreto per i nostri ragazzi. L’ADSU dell’Aquila e la Regione Abruzzo si assumano la responsabilità dei posti di lavoro messi a repentaglio dalla loro inerzia e dei ritardi sulla ricostruzione della Casa dello Studente. Quasi 13 anni dal sisma dovrebbero essere uno sprone più che sufficiente per la Politica Regionale e per l’ADSU. Vogliamo delle risposte e vogliamo delle soluzioni subito. Non si possono lasciare questi servizi in mano ai privati. L’Università e il Diritto allo Studio devono rimanere pubblici. Gli studenti sono parte viva e integrante delle nostre città così come lo è l’Università. A questo si aggiunge, anche quest’anno, il ritardo intollerabile nel finanziamento delle borse di studio: 2000 in tutto l’Abruzzo, che si trovano a dover affrontare con enormi difficoltà le spese per gli studi universitari. Sono anni che le studentesse e gli studenti dei 3 Atenei abruzzesi vedono mirato il loro Diritto allo Studio da questi ritardi: a Chieti-Pescara addirittura non risultano ancora pagate le borse dell’anno accademico scorso (2020-21). Il sottofinanziamento cronico è evidenziato anche, per Teramo e Chieti-Pescara, dalla mancata monetizzazione del servizio mensa non fruito durante il lockdown”. 

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