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Guerra e politica

Ucraina, guerra e politica: Conte fa il pacifista, Meloni con la Nato e Salvini si affida al Papa

La guerra in Ucraina e la politica italiana: Conte fa il pacifista, Meloni con la Nato e Salvini si affida al Papa.

La guerra in Ucraina e la politica italiana: Conte fa il pacifista, Meloni con la Nato e Salvini si affida al Papa.

La guerra in Ucraina ha cancellato molte beghe provinciali. I tg di tutte la tv non hanno spazio per i piccoli conflitti di casa nostra. È il momento dei leader per una opinione pubblica spaventata dall’ipotesi di un conflitto che può coinvolgerci, da una guerra nucleare che può distruggere le nostre certezze. Così i sondaggi segnalano una crescita di consensi per i premier. È alla loro saggezza che ci affidiamo. Draghi è più popolare, in Francia Macron parla con Putin e tanto basta per presentarsi ai francesi come il presidente giusto in vista delle presidenziali tra qualche settimana. La politica gioca di rimessa, parlano le bombe, li immagini di un esodo biblico, di case distrutte, di bimbi uccisi, È la guerra, la prima dopo il ’45 che mette a rischio le nostre certezze. C’è chi compra rifugi antiatomici, utilissimi per campare qualche ora in più degli altri in caso di conflitto nucleare. Di guerre negli ultimi decenni ne abbiamo viste tante, ma nessuna ha mai incrinato la nostra sicurezza. O erano lontane, oppure riguardavano  paesi mai in grado di minacciarci. Ora non è così. Di mezzo c’è la Russia. Un paese una volta amato dal mondo comunista, recentemente gradito alla Destra. Ma sempre un paese grande, forte, armato e capace di minacciare il mondo.
E la politica si adegua. Il governo italiano ha scelto di  seguire la linea Nato. Aiuti, anche militari all’Ucraina, sanzioni economiche, ma attenzione massima a evitare un conflitto con noi. Una linea condivisa con l’Europa e gli Usa, fino a che non si toccano gli interessi economici. Così il gas russo lo prendiamo perché ci serve, dei limiti ai prezzi non possiamo metterli perché alcuni paesi si oppongono per ragioni di bottega. Ma anche in casa nostra non è poi così diverso. La politica?  L’inizio della guerra ci ha trovato impreparati. Gli analisti l’avevano esclusa. Smentiti dai fatti. La paura ci ha riuniti. Così ci si è affidati ancora a Draghi. Ma ecco sorgere le prime crepe. A che serve morire per Kiev?  Spuntano i filo putiniani.  Sono senza partito, forse solo spaventati e sui social invocano o auspicano una rapida vittoria russa. Così finisce tutto. Ma questi ucraini resistono. Allora spuntano i pacifisti, quelli senza macchia, quelli che gridano pace e basta. Putin è un invasore, ma niente armi agli ucraini perché questo allunga la guerra. Anche l’associazione partigiani è da quella parte, i partigiani veri sono quasi tutti  morti, potrebbero ricordare che loro le armi le usavano. Ma gli eredi sono pacifisti.

Si fanno i conti o si tengono d’occhio i sondaggi. Salvini  rinnega ogni vicinanza con Putin, prova and andare in Polonia, ma qualcuno tra fuori qualche vecchia felpa e così fa solo una figuraccia. Allora si affida al Papa, che naturalmente è per la pace e contro ogni armamento. Così quando Draghi annuncia, sulla scorta di precedenti prese di posizione che l’Italia dovrà aumentare le spese militari, si dissocia, o almeno vuole distinguersi. Alla fine che farà? A tallonarlo c’è Giorgia Meloni. Lei è arrabbiata perché al finto matrimonio di Berlusconi è stato incoronato Salvini come il solo leader del Centrodestra. Ma se contano i voti, i sondaggi danno ragione alla Meloni. Tutti concordi che abbia scavalcato la Lega che i sondaggisti danno in continua caduta, quasi come i 5Stelle. E proprio i grillini sono alle prese con la difficile scelta del capo dopo l’intervento della magistratura. Conte ci riprova, e per riuscire nell’opera ha subito indossato l’abito del 5Stelle della prima ora: nessun aumento di spesa per le armi. Cosa ne pensa Di Maio che la crisi ucraina la sta seguendo in prima persona? Cosa ne pensa Letta che ha scommesso sull’alleanza con i 5Stelle e ha appiattito il Pd  sulle posizioni di Draghi?
Il Premier non fa sconti a nessuno, le sue posizioni sono chiare. Accordo con gli Usa, richieste ferme ai paesi Ue perché si metta fine alle speculazioni sull’energia fissando dei prezzi massimi, armi  e aiuti all’Ucraina, aumento delle spese militari. Questo il pacchetto da discutere senza giochetti elettorali. Questo il pacchetto che presenterà ai partiti di maggioranza nel corso del  vertice  convocato  per un chiarimento. Gli spazi di manovra sono limitati a questioni lessicali. C’è qualcuno che vorrà assumersi la responsabilità di mettere in crisi il governo? L’Ultimatum è rivolto soprattutto a Conte e ai 5Stelle. L’ex premier dovrà barcamenarsi tra le spinte pacifiste di una parte della base e il realismo politico di Di Maio che ha condiviso l’azione di Draghi.
E dall’opposizione c’è  la Meloni che incalza l’esecutivo, e la Lega. Lei potrebbe riproporre al Senato l’ordine del giorno già votato dalla Camera. Sarà lei la paladina della Nato? Sicuramente può far appello alla coerenza, la sua, e sull’incoerenza degli altri. Un aiuto o una minaccia per Draghi? Sicuramente una  voce che pesa nel dibattito politico. E che pesa nei sondaggi che la premiano. La guerra ha dei risvolti imprevedibili sul terreno. Potrebbe averli anche sul versante della politica italiana.

(Foto NoveColonne)

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