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Le nuove stanze della poesia, Lucciole di Marino Moretti - Il Capoluogo
Le nuove stanze della poesia

Le nuove stanze della poesia, Lucciole di Marino Moretti

Lucciole di Marino Moretti: una poesia "luminosa" per l'appuntamento settimanale con la rubrica a cura di Valter Marcone.

Di Marino Moretti, il poeta di Cesenatico nelle precedenti puntate ho brevemente ricordato i tratti salienti della biografia e la sua opera che. tra novelle, racconti, romanzi, poemetti, raccolte di poesie, assume un peso importante all’interno della corrente crepuscolare dello scorso secolo. I suoi rapporti con Palazzeschi, il suo dannunzianesimo e soprattutto il richiamo a Pascoli e alla sua poetica ne fanno una figura interessante e importante nel panorama della storia letteraria del nostro paese.

Numerose dunque le sue poesie inserite nei testi scolastici delle quali abbiamo pubblicato alcuni esempi. Terminiamo con questa poesia sulle lucciole perchè ci permette di parlare di un altro poeta e intellettuale di cui si ricorda il centenario della nascita in questo mese di marzo, proprio il 5 marzo 1922 a Bologna, Pier Paolo Pasolini. Pochi mesi prima di venire assassinato nel modo che conosciamo, Pier Paolo Pasolini pubblica sul «Corriere della Sera» l’articolo Il vuoto del potere in Italia, riapparso nel volume Scritti corsari col diverso titolo di L’articolo delle lucciole .Pasolini utilizza un’immagine, la scomparsa delle lucciole, per rappresentare un drammatico mutamento storico e antropologico che egli considera un «genocidio» (riprendendo il termine da Marx a cui dedica un altro articolo , sempre negli Scritti corsari). Scrive infatti Pasolini : «Nei primi anni Sessanta, a causa dell’inquinamento dell’aria, e, soprattutto, in campagna, a causa dell’inquinamento dell’acqua (gli azzurri fiumi e le rogge trasparenti) sono cominciate a scomparire le lucciole. Il fenomeno è stato fulmineo e folgorante. Dopo pochi anni le lucciole non c’erano più. (Sono ora un ricordo, abbastanza straziante, del passato…)».

Quel fenomeno segna uno spartiacque, un confine tra due fasi della vita del nostro Paese e del regime politico che, apparentemente senza discontinuità, lo caratterizza Prima della «scomparsa delle lucciole», la «continuità tra fascismo fascista e fascismo democristiano è completa e assoluta […]. Provincialità, rozzezza e ignoranza sia delle élite che, a livello diverso, delle masse, erano uguali sia durante il fascismo sia durante la prima fase del regime democristiano» e il conformismo democristiano riaffermava astrattamente gli stessi valori celebrati dal fascismo: «la Chiesa, la Patria, la famiglia, l’obbedienza, la disciplina, l’ordine, il risparmio, la moralità» Questo breve il breve accenno pasoliniano che abbiamo mutuato da uno studio apparso sulla rivista Il Mulino che si può leggere anche on line ( https://www.rivistailmulino.it/a/1-febbraio-1975) Un ricordo dunque assai straziante degli anni passati questa poesia di Marino Moretti in cui appunto egli instaura quasi un dialogo con queste “ fate di giugno” che sono le “stelle della terra” messe lì ad illuminare il cammino. Nell’articolo “Il vuoto del potere”, Pier Paolo Pasolini ,come abbiamo detto ,fa coincidere la scomparsa dei luminosi insetti notturni con la nascita di un nuovo fascismo, svuotato di potere, rappresentato da maschere democristiane incomprensibili, paravento inconsistente del vero potere: la società dei consumi. E proprio in questa società dei consumi, l’articolo di Pasolini sul Corriere della sera e del 1975. proprio nel 2014 , dopo quarant’anni, le lucciole sono tornate. Le lucciole in Italia sono sempre più rare ma esistono ancora molte zone in cui è possibile ammirarle in numero elevato, soprattutto al Sud in regioni come la Basilicata, la Calabria, la Sicilia. Le lucciole sono dei piccoli coleotteri che presentano una grande differenza tra il maschio e la femmina. Il maschio è dotato di ali forti e spesse ed è di colore bruno-giallastro, mentre la femmina rimane tutta la vita a uno stato larvale, con ali piccole e deboli che non le permettono di volare ed è di colore bruno-rosato. Entrambi i sessi sono dotati degli organi luminescenti, ma la femmina può emettere luce per più di due ore, mentre il maschio solo per brevi istanti.

Quelle che vediamo volteggiare nel cielo di notte in un campo di grano o in un bosco, sono quindi i maschi della specie e proprio perché a differenza delle femmine possono emettere luce solo per pochi istanti, noi vediamo quelle piccole luci giallo-verdi che si accendono e spengono di continuo, con intermittenza.La luce emessa da questi insetti serve per la riproduzione, Il periodo di accoppiamento avviene nei mesi di giugno e luglio, di solito tra le 22 e mezzanotte. (Fonte https://www.3bmeteo.com/giornale-meteo/lucciole-uno-spettacolo-della-natura-che-raggiunge-il-suo-picco-tra-giugno-e-luglio–ma-perch–si-illuminano–243758)
Dunque le lucciole che ci ricorda Marino Moretti e che sono ritornate nel nostro paese sono forse una metafora di un ulteriore cambiamento oltre quello a cui alludeva Pasolini quarant’anni fa. Sono la metafora di un mondo già cambiato dai venti di guerra e da fenomeni di disgregazione e parcellizzazione delle società dentro un crollo degli universi ideologici, ma che si avvia ad ulteriori cambiamenti. E… quanto tempo è passato dalle lucciole di Marino Moretti!

Lucciole
Vanno, vanno col loro
lumino mezzo verde,
come in soffio d’oro…
«Lucciola, lucciola, vien da me! ».
Oh, non aprire il pugno
per afferrarle… Guai!
Esse, bimbo, non sai?
son le fate di giugno…
«Lucciola, lucciola, vien da me! ».
Bimbo, che ne faresti
d’un lumino cosi
lieve? Immagino, si,
che me lo spegneresti…
«Lucciola, lucciola, vien da me! ».
Lucciole! Col lumino
loro, il lumino verde,
a qualcun che si perde
ti insegnano il cammino:
sono le nostre stelle,
le stelle della Terra,
o tu che ami la guerra,
fanciulletto ribelle.
«Lucciola, lucciola, vien da me! ».

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