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Abruzzesi nel mondo

Roberta D’Alessandro, la linguista abruzzese al vertice nell’Università olandese di Utrecht

Roberta D'Alessandro è la linguista abruzzese che ha studiato a L'Aquila, eccellente ricercatrice in Olanda.

La docente Roberta D’Alessandro, linguista, nata ad Arielli (in provincia di Chieti) e laureatosi nel 2000 all’Università degli Studi dell’Aquila è diventata famosa nel Paese dei tulipani e da lì nel nostro. La sua storia è quella di eccellente ricercatrice, che ha bruciato le tappe della sua carriera universitaria, conquistata però con tenacia e competenza uniche, in verità fuori dai confini italiani.

Già le cronache del 2016, riportavano la sua accesa polemica con la Ministra pro tempore della Università, Prof.ssa S.Giannini, chiudendo sul suo profilo Facebook, con un “Avaste” (Basta, in dialetto chietino). Una sua aperta accusa verso una classe politica, che nei fatti non ha risposto al sacrificio di tutti i giovani migranti, che spesso con una laurea, sono stati costretti a ricercare un proprio futuro lontano dalle loro terre di origine ed affetti familiari. A loro non bastano le parole di circostanza e di sola “retorica degli affetti”, come la definiva un celebre filosofo tedesco. Una critica della Prof.ssa D’Alessandro, che non può che essere condivisa, valutando tutta la sua personale “odissea”, che dopo la laurea con lode, presso Univaq, l’ha portata nelle università tedesche, della Gran Bretagna e dello stesso Canada, prima di approdare nella “terra promessa” olandese. Qui Lei, ha saputo concretizzare tali competenze teoriche, con la capacità di acquisire finanziamenti europei, in particolare per studiare l’evoluzione linguistica e contatto dei nostri emigranti con il “Nuovo Mondo”.

Dopo questi brillanti risultati si è doverosamente aperto l’ingresso per la Dr.ssa D’Alessandro ad un posto di ruolo, che in Italia non si è mai prospettato, in un sistema dell’alta formazione anchilosato ed invecchiato, legato a rigidi criteri burocratici ed opachi, relativi ad un reclutamento ed un avanzamento di carriera basato più sull’anzianità, che sul merito. Un caso emblematico quella della docente, divenuta olandese, “suo malgrado”, come tanti altri “cervelli in fuga ” dal nostro Paese, disseminati oramai in ogni angolo del mondo, con la caparbietà e senza alcuna rassegnazione.

I numeri al riguardo sono sempre più impietosi dell’espatrio crescente dei nostri giovani. Un recente rapporto della Fondazione Migrantes, ha fotografato tale flusso impetuoso nel decennio tra il 2008 al 2018. In questi anni segnati da ripetute crisi, la fuga dei nostri emigranti è quasi triplicato, passando dai 39 mila ai 117 mila, (tra i 18 ed i 24 anni), soprattutto dal nostro Mezzogiorno. La stessa Svimez, ha schematizzato questa vera e propria emergenza, retrocedendo la statistica dal 2002, con l’esodo di oltre due milioni di nostri connazionali, che hanno programmato un’esperienza lavorativa all’estero, anche temporanea. In ogni caso questo fenomeno, al di là della positiva circolazione dei saperi nel mondo, costituisce un’innegabile impoverimento del tessuto culturale, sociale ed economico di tutta la società italiana. Un investimento cospicuo, che il nostro sistema formativo ha sostenuto nel tempo per metterlo al servizio della crescita di altri Paesi, più aperti e dinamici. D’altronde il nostro budget nella Ricerca e Sviluppo, resta largamente sotto la media PIL dei Paesi più avanzati, meno del 2%. In ogni caso gli altri sistemi scolastici e produttivi hanno dimostrato di saper meglio apprezzare i talenti e le competenze di ricercatori come Roberta D’Alessandro, in terra olandese, uscita però da una università d’eccellenza come la Univaq: questa ha già promosso altri eccellenti cervelli come Cosimo Vinci, che nel 2019 è stato premiato per la migliore ricerca di dottorato in “Informatica Teorica”, insieme al “Gran Sasso Science Institute”. Un polo di eccellenza quello del Capoluogo, dove si sono formati altri docenti, che ora troviamo in tante altre università, come il Prof. Bruno Mancini, ordinario a Nancy, in Francia. Anche la Unite, ha formato lì Flavio Della Pelle, che ha vinto il Premio Nazionale ” Giovane Ricercatore Bioanalitica” del 2020.

Tutti colleghi, che sperano di raggiungere i risultati lusinghieri della Prof. Roberta D’Alessandro in terra olandese, prima nella Università di Leiden (la più antica del Paese fondata nel 1575) ed ora ad Utrecht. A questa donna solare lo Stato italiano fin qui ha dato il solo riconoscimento come Cavaliere dell’Ordine della Stella, da parte della Presidenza della Repubblica, ma ora la sua stella brilla nel pallido cielo dei Paesi Bassi. Gli auguriamo di essere sempre artefice del proprio destino, sempre con il legame ancestrale con la propria terra, ricordando proprio una citazione dello scrittore marsicano Ignazio Silone: “Tutto quello che m’è avvenuto di scrivere e probabilmente tutto quello che ancora scriverò’, benché io abbia anche viaggiato e vissuto a lungo all’estero, si riferisce unicamente a quella parte della contrada, che con lo sguardo si poteva abbracciale dalla casa in cui nacqui”. I.S., “Uscita di Sicurezza”.

 

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