Cultura

Le nuove stanze della poesia, “Ritorno a scuola” di Marino Moretti

Una poesia dai banchi di scuola di Marino Moretti per l'appuntamento con la rubrica a cura di Valter Marcone.

Sul sito on line “casa Moretti” si legge: “Nella letteratura italiana c’è uno scrittore che affermò io non ho nulla da dire e pubblicò più di settanta libri. Scrisse poesie col lapis – per dire che potevano anche essere cancellate – ma sono rimaste nella memoria di generazioni di lettori. Ebbe il marchio di crepuscolare, ma la sua malinconia fece spesso rima con ironia. Fu l’esempio dell’uomo mite e riservato, ma aveva “molte unghie nascoste nel suo velluto”. Non si legò mai a una donna, ma seppe fare ritratti perfetti dell’anima femminile. Si chiamava Marino Moretti, ma le barche le guardò solo dalla finestra della sua casa sul porto canale. Fu l’emblema della letteratura domestica e romagnola, ma era spesso a Parigi, a Bruges, in Olanda. E nel suo giardino, la sua tartaruga maschio portava il nome di Cunegonda.

Questo autore si chiama Marino Moretti. Nasce a Cesenatico il 18 luglio 1885: le sue origini familiari sono narrate ne Il romanzo della mamma (1924).In seconda elementare Moretti fu scolaro della madre, mentre ebbe un rapporto difficile col padre. Scomparsa lei, ribattezzata “Suor Filomena”, il 15 agosto 1922, figlio e padre si ritrovarono vicini ma reciprocamente assenti. Il padre morì il 28 ottobre 1928. Dei suoi fratelli, prima di lui, Libero e Luigia morirono a meno di un anno dalla nascita, come, dopo di lui, anche Bice e Vittorina. Olindo, nato nel 1882, si suicidò il 28 giugno 1904. Così solo Anna (Nina) e Ines, le ultimogenite, entrambe sposate, costituirono la sua famiglia terrena.

Iniziati gli studi classici a Ravenna, li interruppe nel 1901 per frequentare a Firenze la scuola di recitazione diretta da Luigi Rasi, dove conobbe Aldo Palazzeschi, divenuto fraterno amico: il racconto di quegli anni è in Via Laura (1931).

Ben presto interruppe anche la scuola di Firenze per dedicarsi interamente alla letteratura: fra 1902 e 1903 escono le prime raccolte di novelle e poesie, e nel 1905 i versi di Fraternità. In questi primi volumi, e soprattutto in Poesie scritte col lapis (1910), Poesie di tutti i giorni (1911), Il giardino dei frutti (1915), si avverte l’impronta del Pascoli e già quel tono “crepuscolare” che si ritroverà anche nella sua narrativa.
A Firenze, dove si trattenne fino al 1907, visse la giovinezza («lasciai la spoglia della mia primavera», ibid., p. 417). Sempre animato di curiosità, incontrò i grandi vecchi degli studi come Isidoro Del Lungo, Paolo Mantegazza, Angelo Conti; avverso al futurismo, criticò l’adesione futurista e la dedica palazzeschiana a Marinetti de L’incendiario (1913); apprezzò Il Leonardo, prima rivista d’avanguardia. Artefice di una poetica provocatoria («Ed io son l’unico al mondo / che non ha nulla da dire»: da Io non ho nulla da dire, Milano 1915) divenne presto bersaglio di alcuni critici, come Giuseppe De Robertis (lettera a Palazzeschi, 31 dicembre 1915), e anche l’incontro alle Giubbe Rosse con Papini, «l’occhialuto giudice grifagno», fu burrascoso («Come è mai noioso quel suo romanzo!», in Ritratti letterari, daTutti i ricordi, p. 1076).

Casa Moretti è un percorso per conoscere proprio partendo dalla sua casa a Cesenatico la vita e l”opera di Marino Moretti .La casa di Marino Moretti, grazie alla volontà del poeta, è stata lasciata in eredità alla città di Cesenatico e, intatta nella sua struttura, è diventata così un museo per i posteri. Un’atmosfera unica, dove è possibile percepire ancora le emozioni, i ricordi e le vicissitudini che tanto portarono ispirazione allo scrittore e che tradusse nella sua letteratura. Qui gli arredamenti, gli oggetti, i libri e le carte autografe parlano del poeta e formano un archivio vivente in grado di coinvolgere e di sorprendere tutti i suoi visitatori.

Ritorno a scuola
Oh, sì! prendiamo la cartella scura,
il calamaio in forma di barchetta,
i pennini, la gomma e la cannetta,
la storia sacra e il libro di lettura…
Andiamo, andiamo! Il tema è messo in bella!
Andiamo, andiamo! Il tema è messo in buona!
Dio, com’è tardi! La campana suona…
Fra poco suonerà la campanella…
Ma che dico? È domenica, è vacanza!
Non c’è scuola, quest’oggi: solamente
c’è da imparare un po’ di storia a mente,
soli, annoiati, nella propria stanza…

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