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Superbonus 110%, un’opportunità sfumata

Superbonus 110% - Dalla concorrenza sleale agli scarsi requisiti richiesti, come una bella intuizione può trasformarsi in un'occasione persa.

Superbonus 110%, una norma sbagliata? Dalla concorrenza sleale agli scarsi requisiti richiesti, come una bella intuizione può trasformarsi in un’occasione persa. La riflessione di Danilo Taddei, costruttore edile di seconda generazione.

“Superbonus 110%: una norma sbagliata?” La riflessione arriva da Danilo Taddei, costruttore edile di seconda generazione, che sottolinea: “Sono ormai anni che si parla della legge oggi definita 110%, che negli anni precedenti esisteva nelle forme di incentivo 75%, 80%, 85%, bonus facciate, ecobonus, bonus ristrutturazione edilizia e altre agevolazioni fiscali, seppur con differenti peculiarità. Questa del Superbonus mi sembra essere l’ennesima opportunità per tutti gli italiani, semplicemente sfumata.”

“È stata di certo una bella intuizione, – precisa Taddei – resa poi vana nella fase applicativa per via delle infinite modificazioni e passaggi nei meandri del Parlamento e dei Ministeri. È inspiegabile e anche inammissibile, dal mio punto di vista, la cecità dei legislatori e di tutte le associazioni di categoria, degli effetti che oggi stanno prendendo forma ma che erano certamente prevedibili. Oggi giustamente, a mio avviso, un’impresa di costruzioni, per poter lavorare in Italia, deve possedere importanti e indispensabili requisiti quali, ad esempio, idonee categorie nell’attestazione SOA, certificazione obbligatoria per partecipare a gare di appalto per comprovare la capacità dell’impresa ad eseguire le opere, certificazione di qualità, un fatturato adeguato necessario sopra a certi importi per l’esecuzione degli appalti, avere un organismo di vigilanza interno, ecc.. Una impresa di costruzioni deve possedere per lavorare in quasi tutti gli ambiti delle costruzioni, anche e soprattutto, l’iscrizione alla white list che assicura un adeguato controllo sulle infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dell’edilizia”.

“Al contrario, oggi, per inserirsi nel settore del 110%, chiunque può aprire un newco, come effettivamente succede senza nessun requisito e sottoscrivere contratti di appalto Superbonus per decine di milioni di euro senza avere alcuna qualifica. Questo, come era facilmente intuibile, ha innescato truffe, riciclaggi di denaro, infiltrazioni malavitose, come si sente sempre più spesso nelle cronache mondane. Un aspetto sottovalutato, ma grave tanto quanto questi, è che questo modo di approcciarsi ai cantieri della succitata norma, sta innescando una concorrenza sleale nei confronti di tutti quegli imprenditori che hanno investito per anni nelle loro aziende e che, per mantenere i requisiti sempre più alti richiesti nelle gare pubbliche e nella maggior parte degli affidamenti privati come quelli della ricostruzione post sisma, devono continuamente continuare ad investire ogni giorno, quegli imprenditori che sono e resteranno lo zoccolo duro dell’Italia edile, anche dopo lo svanire del Superbonus, e dal quale ne usciranno in questa maniera sicuramente indeboliti.”

“È alquanto curioso, per non dire inopportuno, vedere sempre più casi di cantieri di 110% che nascono accanto a lavori di edilizia di opere pubbliche, affidamenti privati e ricostruzione post sisma, che demarcano, a distanza di qualche metro, due pesi e due misure che si stanno venendo a delineare dalla nuova norma, con conseguente aggressione di queste newco alle storiche strutturate imprese di costruzioni tradizionali, al loro personale e alla loro struttura, per tentare di rispondere a degli impegni presi, talvolta, anche in maniera poco cosciente. Mi auguro che questa riflessione sia necessaria a far riflettere il legislatore o quantomeno a pretendere l’iscrizione alla white list e alle anagrafiche antimafia nazionali, se non a imporre un minimo di rispetto per le norme generali a cui tutti siamo tenuti a rispondere.”

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