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Le nuove stanze della poesia, "Addio tempesta" di Angiolo Silvio Novaro - Il Capoluogo
Cultura

Le nuove stanze della poesia, “Addio tempesta” di Angiolo Silvio Novaro

Un'altra poesia di Angiolo Silvio Novaro per l'appuntamento con la rubrica a cura di Valter Marcone.

Per completare momentaneamente la presentazione delle poesie di Angiolo Silvio Novaro trascrivo alcune brevi composizioni che stanno ad indicare i temi più interessanti contenuti nei suoi versi.

Addio tempesta (Saluto al sereno)

Addio, rabbia di tempesta!
Addio, strepitio di tuoni!
Vanno in fuga i nuvoloni
e pulito il cielo resta.
Addio pioggia! Qualche stilla
dai molli alberi si stacca:
ogni foglia fiore o bacca
al novello sole brilla.
Consolato il mondo tace.
Su ciascuna afflitta cosa
come un balsamo si posa
la serena amica pace.
Dialogo del Bimbo e della Luna
Il Bimbo
Luna cara, luna bella
che pendi su tetti e su nidi
ove dorme la rondinella,
perché mi guardi e mi sorridi?
Perché mi guardi e mi baci?
La Luna
Ti guardo perché mi piaci
Coi tuoi semplici occhi nuovi,
sorrido perché mi commuovi
coi tuoi teneri occhi fidi,
coi tuoi limpidi occhi onesti:
ti bacio perché ti resti
un ricordo soave
quando il tempo verrà
che sarai uomo grave
ed avrai persa la chiave
della felicità
La tua mamma
La tua mamma vien ridendo,
vien ridendo alla tua porta.
Sai tu dirmi che ti porta?
Il suo vivo e rosso cuore,
e lo colloca ai tuoi piedi
con in mezzo, ritto, un fiore:
ma tu dormi e non lo vedi.
La vita è dono
Acqua di fiume che corri al mare
già nell’infanzia verde e lontana
tu mi cantavi la dolce canzone
“La vita è dono”.
Sono passate cento stagioni
il tuo messaggio non è mutato.
Nell’ora grigia della bufera
la sento ancora cantarmi al cuore
“La vita è dono”.

Un modo semplice ma efficace di affrontare alcuni temi da porre all’attenzione dei giovani ma anche, perché no, dei meno giovani .Un mesto canto di cose passate , presenti e a venire tutte riconvertite in quell’incanto che è il tempo passato, la memoria, la nostalgia, la vita di tutti i giorni, le speranze per un futuro nuovo, diverso, da costruire .

Il nome e la fama di Angiolo Silvio Novaro sono particolarmente legati al Cestello e alla Bottega dello Stregone , meritatamente inclusi fra i classici per l’infanzia. Anche se il suo esordio fu nel mondo della narrativa con Manoscritto di una vergine del 1887, seguito a breve distanza, dai racconti: Sul Mare (1889) e Il libro della pietà (1894), e dai romanzi: Giovanna Ruta (1891), La Rovina (1897) e L’Angelo risvegliato (1901). Probabilmente queste opere narrative sono sconosciute ai più e forse introvabili se non in biblioteca a differenza delle sue poesie pubblicate per decenni soprattutto nei libri di lettura e nei sussidiari della scuola dell’obbligo.

“Il cestello” del 1910 è un volumetto di liriche destinate ai fanciulli e dunque un capolavoro della poesia dedicata all’infanzia. Le composizioni contenute in questa raccolta hanno forma di ninnenanna materne e sono la forma prediletta del poeta per il ritmo di cantilena e filastrocca che è il ritmo di quella tenerezza materna che rimane, come nostalgia, in ciascuno di noi per sempre.

“La bottega dello stregone”, undici racconti per ragazzi fu pubblicato dai Fratelli Treves nel 1911 con illustrazioni di Domenico Buratti .
Secondo il parere della critica la poetica di Novaro può essere divisa in tre percorsi: idilliaco in cui il poeta “contempla, sogna e canta”; elegiaco in cui si sente il suo dolore per la morte dell’unico figlio scomparso tragicamente durante la prima guerra mondiale; religioso che è la sublimazione del suo dolore nella fede anche in una vita ultraterrena per ritrovare per sempre il figlio.

E come già accennavo in precedenza i temi e i motivi delle sue composizioni vanno dalla vita (cantata come dono) all’infanzia lontana, dalla maternità al dolore e alla morte .

La figura della “madre” occupa un posto importante nella sua poetica al fianco della “natura”. Ma è la poesia per l’infanzia che assume un valore determinante nell’opera di questo scrittore tanto che viene definito “cantore del meraviglioso”.

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