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Operazione Magnetic Box, tornano in carcere due degli indagati - Il Capoluogo
Cronaca

Operazione Magnetic Box, tornano in carcere due degli indagati

L'AQUILA - Si aggrava la misura cautelare a carico di due persone coinvolte nell'operazione Magnetic Box.

L’AQUILA – Si aggrava la misura cautelare a carico di due persone coinvolte nell’operazione Magnetic Box.

Tornano in carcere N. D e M. D, due cittadini di origine albanese coinvolti nell’operazione Magnetic Box. I due, difesi rispettivamente dall’avvocato Mauro Ceci e Francesco Valentini, erano ristretti ai domiciliari per contestazioni legati allo spaccio di stupefacenti. Il giudice del Tribunale dell’Aquila, il dottor Marco Billi, ha però disposto per loro l’aggravamento della misura cautelare, prevedendo la detenzione in carcere. Al momento non sono ancora note le motivazioni del provvedimento.

L’operazione Magnetic Box.

I due giovani albanesi per cui è stata disposta la misura cautelare in carcere in aggravamento della detenzione domiciliare sono coinvolti nell’operazione antidroga che ha portato a sette misure cautelari, mentre altre cinque persone erano ancora ricercate. Ad altre due persone erano state notificate successivamente le ordinanze del giudice, mentre in tre restano ancora irraggiungibili. In particolare per N. D., considerato a capo dell’organizzazione criminale dedita allo spaccio, dopo il suo rientro in Italia e il conseguente arresto, erano stati disposti i domiciliari, che nella serata di ieri il giudice Billi ha trasformato in carcere.

Nell’operazione iniziale, a finire in manette erano state 7 persone, 5  delle quali tradotte in carcere e 2 poste ai domiciliari,  di origine kosovara e albanese, tra i 20 e i 37 anni, con precedenti specifici in materia di stupefacenti ed appartenenti ad una famiglia ormai radicata nel tessuto sociale ed economico del capoluogo aquilano, associati tra loro allo scopo di commettere una serie indeterminata di delitti di trasporto, acquisto, vendita, detenzione e cessione di sostanze stupefacenti del tipo cocaina.

Secondo gli investigatori, avevano il controllo di una cospicua parte dello spaccio di cocaina a L’Aquila gli affiliati dell’organizzazione criminale formata da cittadini albanesi e kosovari smantellata dalla Polizia di Stato con l’operazione Magnetic box, a seguito di un’attività di indagine partita nel 2018, grazie all’arresto di un cittadino italiano, che si è poi rivelato essere una “pedina” minore di tutta l’organizzazione che controllava gran parte dello spaccio sul territorio di Pettino, Torrione e Pile.

In particolare gli spacciatori agivano in diverse zone, da San Giuliano a Collesapone, fino a un distributore sulla statale 80 e gallerie commerciali dell’Aquila Ovest. Le cessioni avvenivano anche nella zona del cinema, e in diverse aree commerciali del territorio.

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