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Rigopiano, cinque anni dopo e un dolore sempre vivo - Il Capoluogo
5' anniversario

Rigopiano, cinque anni dopo e un dolore sempre vivo

Rigopiano, 29 vittime e 11 superstiti le cui esistenze sono rimaste segnate per sempre. Cinque anni dopo: dolore che il tempo non potrà mai cancellare.

Rigopiano, cinque anniversari: e il dolore è sempre vivo, come nel 2017 quando un muro di neve cancellò le vite di 29 persone.

L’Abruzzo viveva, allora, ore drammatiche, tra lo sciame sismico che interessava l’Alto Aterno e l’apprensione, diventata via via disperazione, per quanto stava accadendo in quel resort che fino a poche ore prima era un paradiso.

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La sensazione è che non sarà nemmeno il tempo a lenire il dolore per la perdita di 29 vite, inghiottite da una delle valanghe più disastrose mai vissute sul nostro territorio. 11 i sopravvissuti, le cui esistenze sono cambiate per sempre.

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All’ingresso dell’hotel Rigopiano, cinque anni dopo la tragedia del 18 gennaio 2017, c’è una rete che impedisce l’accesso a quello che resta del resort. Lì, un po’ come abbiamo visto per anni davanti alla casa dello studente, dopo il terremoto dell’Aquila, ci sono le fotografie dei volti delle vittime. 29. Accanto a quelle foto, fiori, luci, biglietti.

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Il 18 gennaio 2017 la terra tremò  per la prima volta alle 10.25: la scossa di terremoto, magnitudo 5.1, epicentro nell’Alto Aterno, da’ il via a una serie infinita di altri sussulti, tre dei quali sopra magnitudo 5. Ad aggravare la situazione, la neve caduta abbondante in quei giorni.

Nel pomeriggio gli ospiti dell’hotel Rigopiano, preoccupati per la forte nevicata, sono pronti per andare via, con i bagagli nella hall e attendono lo spazzaneve, il cui arrivo però slittò alle 19. Troppo tardi.

Rigopiano

Intorno alle 18 cominciò a circolare l’allarme per un hotel completamente isolato nella frazione di Penne. A dare il primo alert l’sms arrivato da due clienti dell’albergo che erano riusciti a rifugiarsi all’esterno della struttura.  Uno dei sopravvissuti, il primo a dare l’allarme, è il cuoco Giampiero Parete, scampato miracolosamente insieme alla moglie e i due figli alla distruzione dell’albergo. “L’Hotel Rigopiano non c’è più, è crollato tutto” dice Parete al telefono, in una comunicazione fortemente disturbata ma che fa intuire cosa sia successo a Farindola.

Poco dopo le 19 si diffuse anche la notizia del disastro.

rigopiano

Come “4.000 tir a pieno carico”: questa la pressione esercitata dal fronte di distacco della slavina che si è abbattuta sull’hotel Rigopiano, che nella zona di accumulo pesa 120.000 tonnellate. Sono i dati dei Carabinieri forestali del servizio Meteomont. Quanto le scosse di terremoto influirono sul distacco di quella mole di sassi, neve e ghiaccio, è ancora al vaglio delle perizie degli inquirenti.

I soccorritori dovevano raggiungere un’area, quella su cui sorgeva il resort, a 1.200 metri di altitudine. La neve continuava a scendere, i telefoni non prendevano, le strade ormai non erano più visibili: muri di neve di due metri.

soccorsi gdf neve

Alle 22 la macchina dei soccorsi era a 9 chilometri dal luogo della tragedia. Era ormai mezzanotte quando quattro uomini del Soccorso alpino e della Guardia di Finanza decisero di procedere con gli sci con le pelli di foca: dopo quattro ore massacranti, arrivarono all’hotel e salvarono i due superstiti che avevano lanciato l’allarme. Intorno alle 6.30, arrivarono gli elicotteri per portarli a valle e intanto inizio’ la ricerca dei dispersi. La prima vittima venne estratta alle 9.30.

soccorsi gdf neve

Solo a mezzogiorno la colonna dei mezzi dei soccorsi arrivo’ a poche centinaia di metri dall’albergo e dopo 20 ore, gli uomini dei soccorsi, fatto l’ultimo tratto a piedi, raggiunsero il luogo del disastro.

Per una settimana si va avanti a cercare i corpi delle vittime. Il bilancio sarà pesantissimo: 29 morti.

Rigopiano
rigopiano: salvataggio

Rigopiano, chi sono le 29 vittime

vittime rigopiano

foto Ansa

C’erano 40 persone all’interno dell’hotel Rigopiano quando la valanga, nel pomeriggio di mercoledì 18 gennaio 2017, ha investito la struttura: 28 ospiti, di cui 4 bambini, e 12 dipendenti, compresi il titolare Roberto Del Rosso e il rifugiato senegalese Faye Dane.

11 i superstiti – Due persone si sono salvate perché al momento della slavina si trovavano all’esterno dell’albergo:

– Giampiero Parete, l’ospite che si trovava all’esterno e che ha dato l’allarme;

– il tuttofare dell’hotel, Fabio Salzetta, anche lui fuori dall’albergo.

Dalle macerie i vigili del fuoco hanno poi estratto vive, tra la giornata di venerdi’ 20 e l’alba di sabato 21 gennaio, 9 persone:

– la moglie di Parete, Adriana Vranceanu e i due figli, il piccolo Gianfilippo e Ludovica;

– i due bambini Edoardo Di Carlo e Samuel Di Michelangelo;

– Giampaolo Matrone;

– Vincenzo Forti;

– Francesca Bronzi;

– Giorgia Galassi.

29 le vittime: 15 uomini e 14 donne.

Gli ospiti dell’hotel:

– Claudio Baldini (40 anni) e la moglie Sara Angelozzi (40 anni) di Atri (Teramo);

– Luciano Caporale (54 anni) e la moglie Silvana Angelucci (46 anni) entrambi parrucchieri di Castel Frentano (Chieti);

– Valentina Cicioni (32 anni), di Monterotondo (Roma), infermiera al Gemelli, era con il marito Giampaolo Matrone, rimasto ferito ma estratto vivo dalle macerie;

– Sebastiano di Carlo (49 anni) ristoratore di Loreto Aprutino e la moglie Nadia Acconciamessa (47 anni) pescarese. Il loro figlio, Edoardo, si è salvato;

– Domenico di Michelangelo (41 anni), poliziotto di Osimo e la moglie Marina Serraiocco (36 anni), anche lei di Osimo. Il loro figlio, Samuel, si e’ salvato;

– Piero Di Pietro (53 anni) allenatore di calcio, e la moglie Rosa Barbara Nobilio (51 anni); venivano da Loreto Aprutino;

– Stefano Feniello (28 anni) di Valva (Campania) ma residente a Silvi Marina. La sua fidanzata, Francesca Bronzi, si e’ salvata;

– Marco Tanda (25 anni), pilota di aereo di Macerata e la fidanzata Jessica Tinari (24 anni) di Vasto;

– Foresta Tobia (60 anni) dipendente dell’agenzia delle Entrate e la moglie cinquantenne Bianca Iudicone di Montesilvano.

– Marco Vagnarelli (44 anni) e la compagna Paola Tommasini (46 anni), di Castignano (Ascoli).

Il proprietario del resort Rigopiano e i suoi dipendenti

– il proprietario dell’hotel Roberto Del Rosso (53 anni);

– il maitre dell’hotel Alessandro Giancaterino (42 anni) di Farindola;

– il receptionist Alessandro Riccetti (33 anni) di Terni;

– il receptionist Emanuele Bonifazi (32 anni), di Pioraco (Macerata);

– il cameriere Gabriele D’Angelo (31 anni), di Penne (Pescara);

– la cuoca Ilaria De Biase (22 anni) di Chieti;

– Marinella Colangeli (32 anni), di Farindola (Pescara) gestiva la Spa dell’hotel;

– Cecilia Martella (24 anni), di Atri, lavorava nel centro benessere;

– Linda Salzetta (31 anni), di Farindola, lavorava nel centro benessere. Suo fratello Fabio si è salvato perché si trovava fuori dall’hotel al momento della valanga;

– Luana Biferi (30 anni), giovane calciatrice, lavorava nello staff, di Bisenti (Teramo);

– il tuttofare Dame Faye (30 anni), rifugiato senegalese.

Una tragedia sulla quale ancora oggi grava il peso di tante responsabilità che la giustizia dovrà accertare: si spera, in maniera più veloce rispetto a quanto fatto finora.

Basti pensare che, a cinque anni dal fatto, siamo ancora nelle fasi delle udienze preliminari.

Nelle aule del Tribunale di Pescara si sono succeduti rinvii, sospensioni – e anche il Covid non ha sicuramente aiutato ad accelerare i tempi.

Rigopiano, la valanga: 29 vittime e la giustizia sepolta

Rigopiano: il processo e le responsabilità da accertare

Ritardo nei soccorsi, corto circuito nella comunicazione fra Enti, indagini complesse sfociate in inchieste nelle quali nulla viene lasciato al caso.

“Chiederemo un calendario serrato di udienze, con l’obiettivo di arrivare a sentenza, anche grazie al rito abbreviato, entro pochi mesi. Molto prima della fine dell’anno. È un impegno che devo a padri, compagni, fratelli che piangono i loro cari. E a quanti portano, da vivi, i segni della sciagura” assicura in un’intervista su ‘Il Messaggero’ il capo della procura di Pescara, Giuseppe Bellelli.

Dei 30 imputati, sono 29 quelli che hanno scelto il rito abbreviato: rappresentanti della Regione Abruzzo, della Provincia di Pescara, della Prefettura di Pescara e del Comune di Farindola, alcuni rappresentanti dell’albergo distrutto e 7 prefettizi accusati di depistaggio in un fascicolo poi riunito al procedimento madre.
Il rito abbreviato sarà discusso davanti al gup Gianluca Sarandrea: prima, però, dovrà essere depositata la consulenza sulle perizie dell’accusa e del collegio difensivo.

Il giudice ha nominato un collegio di periti per dirimere la questione riguardante l’origine della valanga del 18 gennaio, perché gli accertamenti peritali prodotti dall’accusa e dalle difese sono tra loro contrastanti. La perizia dell’accusa punta, tra l’altro, sulla mancata realizzazione della carta valanghe, sullo sgombero delle strade di accesso al resort in quota e sul presunto tardivo allestimento del centro coordinamento soccorsi; quella delle difese verte sulla fatalità, sul carattere imprevedibile del sisma che ha preceduto la valanga. Tesi, questa, che diminuirebbe di molto la resopnsbailità in campo agli imputati.

Da capire, senza dubbio, come sia stato possibile attivare la macchina dei soccorsi con circa un’ora e mezzo di ritardo rispetto ai primi allarmi. Tra le presunte concause di questi ritardi, emerse subito la vicenda grottesca legata a uno dei tentativi effettuati per lanciare l’allarme e finita in una telefonata assurda con una funzionaria della Prefettura di Pescara che prese l’allarme per uno scherzo: “La mamma degli imbecilli è sempre incinta”.

Rigopiano, le iniziative per ricordare le vittime a cinque anni dalla tragedia

Sono passati cinque anni da quel 18 gennaio 2017 quando, pochi minuti prima delle 17, una valanga di neve e ghiaccio del peso di 120mila tonnellate, travolse e distrusse l’Hotel Rigopiano di Farindola – resort a 1200 metri, sul versante pescarese del Gran Sasso – portandosi via la vita
di 29 persone.
Anche quest’anno i familiari delle vittime nel primo pomeriggio si ritroveranno sul luogo del disastro per commemorare i propri cari. Una fiaccolata, una messa, rose bianche, lettura dei nomi dei “29 Angeli”. E poi alle 16.49 – ora precisa in cui la valanga travolse l’Hotel – un coro intonera’ ‘Signore delle cime’ e infine si lasceranno volare in cielo 29 palloncini bianchi.

 

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