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Quirinale, Salvini pronto a sostenere un Governo anche senza Draghi

QUIRINALE - Salvini pronto a sostenere un governo anche senza Draghi, ma assicura unità nel centrodestra per la candidatura di Berlusconi.

QUIRINALE – Salvini pronto a sostenere un governo anche senza Draghi, ma assicura che il centrodestra sarà compatto nel sostenere la candidatura di Berlusconi.

Anche senza Draghi la Lega può rimanere al governo. Una frase che ha messo in agitazione soprattutto Silvio Berlusconi perché mina la strategia messa a punto proprio durante le feste natalizie. Il leader di Forza Italia alla corsa per il Quirinale ci tiene. Semmai vuole essere lui a tirarsi indietro, ma non certo a farsi mettere da parte, ancor più dagli alleati. Così Salvini è corso subito ai ripari assicurando che il centrodestra è unito nel sostenere quella candidatura e che non accetterà veti.

Basterà a rassicurare Berlusconi? Il Cavaliere aveva messo a punto la strategia: chiamare direttamente alcuni esponenti della sinistra con la scusa degli auguri, minacciare che se Draghi (il più pericoloso contendente) sarà eletto presidente, Forza Italia non sarà disponibile a sostenere alcun nuovo esecutivo. Una mossa che avrebbe dovuto essere vincolante per Lega e Fratelli d’Italia. Cioè, se va Draghi al Quirinale si andrebbe di corsa verso le elezioni. Un avvertimento rivolto anche a tutti quei parlamentari preoccupati per un eventuale anticipo elettorale. Insomma se tutto il centrodestra fa quadrato, se, nel segreto dell’urna esponenti di schieramenti diversi per il timore del voto non seguissero le indicazioni di partito, forse quei 505 voti, al quarto scrutinio, per l’elezione potrebbero essere trovati. A Berlusconi sulla carta, contando assenti e qualche franco tiratore, potrebbero mancare un centinaio di voti, da cercare, oltre che nel gruppo misto, tra eletti nella sinistra e nei 5Stelle. La contromossa di Letta è arrivata subito: Aventino. Cioè non partecipare alle votazioni nel caso il centrodestra presentasse ufficialmente Berlusconi. L’invito è stato esteso anche ai 5Stelle. Quella sarebbe la miglior garanzia per  bloccare eventuali sostegni nascosti.  Ma l’idea dell’Aventino, ha già provocato reazioni negative: a partire dal primo, all’avvento del fascismo, non ha portato bene ai proponenti.

Quindi, situazione particolarmente aperta che ha spinto Berlusconi a intensificare l’attivismo, a far parlare sempre più di questa candidatura, a renderla sempre più credibile. Per questo sia le dichiarazioni del capogruppo leghista Molinari sulla necessità di un piano B, sia la presa di posizione di Salvini sul fatto che il governo può continuare indipendentemente da chi andrà al Quirinale possono  inceppare il piano del Cavaliere . Tutta la strategia si regge sulla compattezza dello schieramento di centrodestra, far capire che possano esistere anche soluzioni alternative indebolisce in partenza una candidatura già abbastanza complicata. Soprattutto assicurare che la legislatura può continuare comunque elimina lo spauracchio del voto  per molti parlamentari rassegnati a dover dire addio al seggio al prossimo turno.  Salvini, consapevole delle possibili tensioni ha voluto confermare il pieno sostegno a quella candidatura. Vuole evitare tensioni, ma sa bene che è difficile portarla in porto. Sa che i numeri difficilmente ci saranno. Berlusconi è un leader, ma nella storia della Repubblica mai un segretario di partito è salito al Colle. La sola eccezione è stata quella di Saragat (leader indiscusso del partito socialdemocratico) ma guidava una forza minore e, dopo la discussa presidenza Segni, serviva un nome che si richiamasse alla coalizione antifascista del dopoguerra. Saragat fu preferito a Nenni, perché molto più moderato e ben visto dagli Usa. La scissione di Palazzo Barberini nel ’48 favorì la sconfitta del Fronte Popolare composto da comunisti e socialisti. La scissione, guidata da Saragat, fu benedetta dagli americani.

Ma quella di Saragat, dicembre del 1964, fu una eccezione e comunque ci vollero ben 21 votazioni. In generale la scelta è caduta su esponenti  di prestigio, anche con una forte caratura politica, ma non divisivi come può essere il segretario di partito.

C’è però un altro risvolto nelle parole di Salvini. Il capo leghista infatti guarda oltre l’elezione al Quirinale. Propone infatti con Draghi o senza di lui un governissimo con la presenza dei leader. Questo perché con le fibrillazioni di una campagna elettorale (la scadenza della legislatura è all’inizio del 2023) qualunque esecutivo rischia di essere travolto e poco efficace. L’autorevolezza può esserci con la presenza dei responsabili della politica nazionale. E’ un po’ la fine di quel partito di lotta e di governo che non sembra abbia portato grandi risultati alla Lega come non li portò a suo tempo al Pci di Berlinguer. Così si procede, a pochi giorni dall’inizio delle votazioni, ancora al buio. Ma non è una novità. Forse solo con Ciampi e Cossiga le cose si delinearono abbastanza chiaramente prima.  Così non resta che aspettare le mosse dei partiti: la riconferma  del sostegno a Berlusconi nel centrodestra,  qualche segnale di fumo in casa Pd, una linea condivisa nei 5Stelle, la mediazione di Renzi. Non resta che il toto nomi. Con un Mattarella bis che resta il sogno di tanti, l’elezione di Draghi che però preoccupa chi teme di perdere la poltrona, poi ci sono i soliti nomi messi in campo da tempo: Amato, Casini, Pera, Casellati, Moratti. Ma c’è sempre il  Cavaliere,  non molla, o comunque vuole essere lui a gestire la sua candidatura e anche l’eventuale  passo indietro, non rinunciando però a essere determinante nelle scelte.

Situazione in movimento, quindi, e probabilmente lo sarà ancora per giorni. Con colpi di scena che contraddicono quanto affermato poche ore prima. E’ sempre stato così, stavolta in più c’è un legame stretto tra elezione del Capo dello Stato, governo e elezioni anticipate. Tutto è legato e tutto più complicato.

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