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Tutti i Santi giorni, 11 gennaio: San Leucio

"Tutti i Santi giorni" dell'11 gennaio: San Leucio. A Rocca di Mezzo la presenza di una devozione di antica origine.

“Tutti i Santi giorni” dell’11 gennaio: San Leucio. A Rocca di Mezzo la presenza di una devozione di antica origine.

L’11 gennaio si commemora San Leucio, primo Vescovo di Brindisi.

Non è nota la sua origine, ma la tradizione narra sia arrivato da Alessandria d’Egitto in Puglia. La prima fonte scritta su San Leucio è una Vita di anonimo autore di area beneventana dedicata a Giovanni I, arcivescovo di Trani tra il 952 e il 980, ma il suo culto è attestato almeno due secoli prima da Paolo Diacono. Si legge che il santo sarebbe nato ad Alessandria “regnante venerabili et magnifico Theodosio imperatore”, cioè tra il 379 e il 395. Dopo gli studi in un monastero dell’alto Egitto, comincia il suo apostolato in patria, per poi partire alla volta dell’Italia, in Salento, dove già era emigrata una comunità di monaci greci scampati dalle persecuzioni.

Proprio a Brindisi San Leucio proseguì nella missione di evangelizzazione, operando numerose conversioni e battesimi. La sua fama si consolidò attraverso i miracoli, il più noto dei quali ricorda quando a seguito di una delle siccità tipiche della regione – si narra addirittura della durata di 7 anni -, all’invocazione della Vergine Maria, scese acqua molto abbondante. Da allora tutti ebbero testimonianza che Dio fosse con lui e gli venne concesso di edificare una chiesa dedicata alla Vergine e a San Giovanni Battista, all’interno delle mura della città. Il suo culto è attestato nella regione, anche con evidenze di ruderi risalenti al VI secolo e con la testimonianza in vari martirologi.

Stando alla citata Vita sarebbe morto l’11 gennaio, sotto l’impero di Teodosio II, in un anno tra il 408 e il 450. Il racconto agiografico si chiude con la traslazione delle reliquie da Brindisi a Trani, documentando la diffusione del suo culto da parte dei longobardi che lo assunsero a santo nazionale; questo trasferimento precede quello definitivo a Benevento nella Basilica di Santa Sofia.

Intanto il culto di San Leucio, già diffuso in tutto il regno longobardo, conobbe ulteriore espansione con i Normanni che sfruttarono per finalità economiche e politiche le chiese a lui intitolate sorte nei centri lungo i tratturi. Molto interessante la presenza della devozione a Rocca di Mezzo la cui fondazione risale proprio al periodo dell’incastellamento longobardo, tra l’VIII e il IX sec.; è verosimile, tuttavia, che sia stata la pratica della pastorizia a rafforzarla nei secoli successivi.

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Uno dei primi documenti in cui viene citato il paese è una bolla papale del 1115, con cui il castello di Rocca de Mesio con le sue pertinenze si trova all’interno delle proprietà dell’abbazia di Subiaco. La posizione strategica e il ruolo importante svolto nell’economia pastorale consentirono all’abitato di partecipare alla fondazione della città dell’Aquila nel 1253. Attaccata e assediata nel 1423 da Braccio da Montone, dopo un anno di strenua resistenza, Rocca di Mezzo si vide espugnare il castello e venire praticamente distrutta. Fu il vescovo Amico Agnifili a promuovere la ricostruzione della chiesa di San Leucio. Diruta a seguito del terremoto del 1703, venne riedificata con prospetto a copertura orizzontale, inquadrato da due paraste, in mezzo alle quali si collocano il portale e il grande oculo, separati da una sottile cornice marcapiano. L’interno, gravemente danneggiato dal sisma del 2009, si presenta ad aula unica con copertura a capriate, mentre il transetto è voltato a crociera.

La devozione popolare attribuisce a San Leucio il patronato sull’agricoltura e sull’acqua, a ricordo del miracolo della pioggia che avrebbe interrotto, in un tempo imprecisato, una dannosa siccità che, come per Brindisi, metteva a rischio l’intero raccolto dell’altipiano.

L’iconografia più consueta vede il Santo negli abiti propri della sua carica vescovile, con i paramenti sacri, la stola, la mitria e il pastorale. Sullo sfondo sono riportati elementi naturalistici che rimandano alla vita agreste.