Quantcast

Valentino Giampaoli, maestro d’arte e scultore: quando la pietra prende forma

Valentino Giampaoli, maestro d'arte e scultore: quando la pietra prende forma e compie un viaggio mentale nel tempo infinito.

Valentino Giampaoli, maestro d’arte e scultore: quando la pietra prende forma e compie un viaggio mentale nel tempo infinito.

Il nostro viaggio in terra d’Abruzzo fra personalità eccellenti continua ed ancora una volta mette in evidenza l’importanza della pietra. Esiste uno stretto legame che unisce lo scultore e maestro d’arte Valentino Giampaoli a questa regione. Un legame indissolubile, una passione per questa terra dalle mille sfaccettature che abbraccia il mare e la montagna, un rispettoso coinvolgimento e ossequio per la sua caratteristica morfologica, per i suoi usi e costumi e per le sue tradizioni. Ed è proprio dalle sue montagne, soprattutto, dalla pietra bianca della Maiella e dalla bella genuinità ed autenticità della gente abruzzese che lo scultore prende, da tanto tempo, ispirazione per le sue opere.

Nato a Loreto nel 1969 (quindi nelle Marche), Valentino Giampaoli è però abruzzese d’adozione avendo vissuto per molti anni a Isola del Gran Sasso d’Italia (Teramo) e a Colledara ed ha insegnato negli Istituti d’arte di Castelli, Penne, Pescara, Chieti e Teramo. Diplomatosi nel 1988 all’Istituto delle Arti di Ancona in “Arte dei Metalli e Gioielleria”, consegue successivamente nel 1993 il Diploma in ‘Scultura’ all’Accademia delle Belle Arti di Macerata.

Valentino Giampaoli

Professore, come nasce questo suo legame indissolubile e profondo con l’Abruzzo?

“Il mio rapporto con questa terra meravigliosa ha inizio negli anni novanta ed è stato molto intenso per più di venti anni. Ho iniziato a frequentare Castelli negli anni ‘90, poi per vari mesi ho abitato a L’Aquila, dove ho collaborato con il Muspac, il Museo Sperimentale d’Arte Contemporanea. Negli anni seguenti mi sono trasferito a Isola del Gran Sasso e, dal 2012 al 2019, ho insegnato a Castelli, che fa parte del circuito dei borghi più belli d’Italia, un luogo bellissimo incastonato fra il Gran Sasso, il Parco Nazionale della Maiella e i Monti della Laga. Ho apprezzato la bellezza della gente, la profondità dei suoi abitanti, ho conosciuto tanti artigiani che soltanto per pura passione creavano i loro lavori”.

valentino giampaoli

Ci racconta come nasce la sua passione per la scultura e i suoi esordi?

Potrei dire che la mia carriera artistica inizia nel 1988 quando, ancora studente all’Istituto delle Arti di Ancona, uno dei miei professori mi incoraggiò a partecipare ad una mostra che si teneva ogni anno nella scuola e per la quale ogni volta venivano scelti due o tre alunni. Quindi non posso non dare il giusto tributo al docente che, diciamo, mi diede uno slancio nel credere nelle mie idee. Allora l’Istituto era pieno di artisti e di ampi spazi. Oggi nella Scuola in generale c’è molta aridità. Credo di aver vissuto in una epoca bellissima. L’Istituto d’Arte era davvero superiore in fatto di attrezzature. Mi ricordo di non aver mai comprato un foglio da disegno poiché ce lo forniva la scuola.

Dopo il Liceo artistico e il conseguimento del diploma all’Istituto d’Arte di Ancona che cosa ha fatto?

“Nel territorio delle Marche, fra Macerata ed Ancona, erano fiorenti delle attività per articoli religiosi e realizzazioni in argento. Così, mentre studiavo all’Accademia delle Belle Arti di Macerata, ho iniziato a lavorare in un’azienda come modellista di soggetti sacri e decorativi, in bassorilievo ed a tutto tondo”.

scultura Valentino Giampaoli

E così ha pensato ad iniziare a scolpire e a produrre i suoi lavori… Lei ha dichiarato: “Nelle mie sculture non rappresento niente di più che un viaggio, un passaggio…”

“Ho sempre coltivato un mio linguaggio personale, parallelo ai vari lavori artigianali che eseguivo in ambito scultoreo. In ogni mia scultura cerco di rappresentare un viaggio mentale, un’evasione. È sempre un filo che va nel tempo e che ci porta a qualcosa che ci precede, ed alle immagini che abbiamo dentro. La scultura, l’arte, è solo un veicolo che ci porta in un’altra dimensione di alti valori simbolici. Agli inizi ho creato porte, aperture, forme arcaiche. Successivamente ho creato forme più morbide ed infine sono ritornato al punto di partenza. Do forma ad una corrispondenza tra mondo interiore ed esteriore e quello che faccio mi rappresenta. Mi rimando al pensiero leopardiano, alla natura e alla geometrizzazione del mondo. L’uomo che va verso lo snaturamento, è un albero senza radici. Nelle forme del mondo c’è una geometria, un ordine sotteso e un modo razionale dell’uomo a concepire il mondo stesso e cercare di comprenderlo. Io mi esprimo spesso con forme asimmetriche, geometriche, indagando aspetti come ordine e disordine, caos ed entropia”.

Quale materiale preferisce per realizzare una scultura?

“Mi piace molto la pietra, mi piace anche il marmo, ma ho una predilezione per il travertino di Ascoli e la pietra della Maiella”.

Come nasce una scultura?

“Dapprima disegno e creo dei bozzetti in terracotta. Ne realizzo decine e decine e solo qualcuno poi si svilupperà in grandi dimensioni fino a diventare idea compiuta, in un materiale diverso. Un mio amico mi ha dato l’idea di fare una mostra con tutti questi bozzetti che in realtà sono delle piccole e proprie sculture. Ci sono tante strade che portano a far nascere una scultura. Innanzitutto ci deve essere un feeling con la pietra. C’è dentro la vita. Pensiamo ai fossili che vi sono racchiusi! È un elemento che ha un legame profondo con il sacro. Altre pietre sono di forma irregolare oppure grezze. Altre hanno qualcosa di geometrico. Io faccio una sintesi e creo una forma. Mi interessa molto anche lo scarto. Concettualmente, simbolicamente”.

Il tempo per la realizzazione di un’opera?

“Dipende dal tipo di opera, dalle dimensioni, dal materiale… Il tempo per realizzare una scultura in marmo o in travertino non è lungo; per concretizzare ci vogliono alcune settimane. Al contrario, è il tempo impiegato a pensarla che è molto lungo, ossia tutta la fase preparatoria, che è poi quella principale e che può comprendere anche circa cinquanta bozzetti. Questa fase richiede l’impiego di molte settimane, addirittura di mesi. È un lungo processo che culmina nella realizzazione definitiva”.

 

sculture Valentino Giampaoli

A proposito di piccole sculture, lei ha realizzato anche statue di animali.

“Sì, ho realizzato molti animali: gatti, uccelli, pesci, pecore, galli, cani da pastore, lupi … ritratti di animali, ma anche di persone! Grazie a Franco Maria Petronio Del Ponte, un amico, collega, insegnante e scultore, conosciuto all’Istituto d’Arte di Penne (nativo di Lettomanoppello, profondo conoscitore della storia e della realtà della lavorazione della pietra della Maiella) ho iniziato a lavorare e conoscere questo materiale. Qualche anno dopo organizzai un laboratorio di scultura in pietra per gli studenti dell’Istituto d’Arte di Pescara…e un pomeriggio durante una lezione con gli alunni, mi si avvicina un collega con un espressione sorridente e lo sguardo curioso”.

Chi era?

“Era il professore di Fisica, Gerardo Di Cola (noto anche per essere lo storico del doppiaggio italiano, ndr), che si interessò ai nostri lavori che racchiudevano una sorta di autenticità. In quel momento stavamo realizzando una pecora. Così mi chiese di creare altri soggetti e mi diede delle foto personali da cui ho realizzato delle sculture-ritratto. È iniziata così una serie di sculture che rappresentano immagini della tradizione e della cultura abruzzese create anche con pietre grezze”.

Lei ha realizzato opere in tutto il mondo, ma parliamo di alcune sculture create e posizionate nel territorio abruzzese.

“Tra le opere più degne di nota posso citare il Monumento ai Caduti a Isola del Gran Sasso in provincia di Teramo, che risale al 2007, e che mi è stata commissionata dall’Amministrazione comunale. Ho apprezzato molto questo lavoro in cui mi hanno lasciato libertà di espressione, di poter dare un senso profondo all’opera utilizzando le mie forme dallo stile essenziale. Così ho creato una specie di ala stilizzata spezzata. La scultura è stata istallata in una frazione, a Cerchiara. Un’altra scultura si trova a Colledara in piazza della Libertà. Il titolo è ‘Vertigine’: una forma a spirale che dà il senso della libertà e della dinamica della vita”.

Nell’ottobre 2019, nell’ambito delle iniziative del venticinquesimo ‘Premio Nazionale Paolo Borsellino’, a Castelli, viene presentato il monumento itinerante dedicato a Falcone e Borsellino, inaugurato da Maria Falcone (sorella del magistrato) nel giardino antistante il ‘Liceo Artistico Grue’. Successivamente il monumento è stato mostrato in tante città d’Italia e più volte davanti al palazzo della Questura di Pescara. L’opera, si intitola “Il Sorriso, omaggio a Falcone e Borsellino” ispirata alla nota fotografia scattata da Tony Gentile, che ritrae i due magistrati. È alto più di due metri e largo un metro e cinquanta centimetri ed è stato quindi realizzato alla memoria delle vittime della strage di Capaci.

scultura falcone e borsellino Valentino Giampaoli

Ci vuole parlare dell’opera di alto valore simbolico realizzata a Castelli insieme agli studenti del ‘Liceo Artistico Grue’?

“Falcone e Borsellino sono stati due uomini che meritano un monumento imperituro. Negli anni, ho pensato più volte a come lo avrei fatto, materiale, stile, forma … ma era un proposito mai realizzato. Poi, insegnando al ‘Liceo Artistico Grue’ di Castelli, ho pensato di realizzarlo a scuola, insieme agli alunni del primo superiore, come un corso di scultura a mano in pietra della Maiella. Un’immagine semplice da riprodurre a rilievo. Erano tutti ragazzi di quattordici anni entusiasti che ho guidato nell’utilizzo degli utensili a mano sulla pietra. Vi è incisa una scritta in rilievo che è ‘semplicemente’ simbolica (‘Le idee restano’) ed è ripresa dalla frase che il giudice Falcone disse: “Gli uomini passano, le idee restano e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini”. Spero di aver lasciato un bel messaggio poiché è un monumento che ha un senso profondo”.

Cosa ci dice invece di un’altra opera sempre in Italia, quella ad esempio creata per la città di Napoli?

“Nel 1999 vinsi il concorso nazionale ‘Giovanni Carfora’ per un monumento alle vittime della Resistenza di Ponticelli, a Napoli. La scultura venne inaugurata nel 2005. Avevo già delle idee e le modificai rendendole idonee per la competizione. Preparai un bel progetto, completo di digitalizzazione e rendering 3D, un monumento di cinque metri. In questa opera sono stato concreto, bisognava dare un senso profondo del momento e della tragedia e al tempo stesso celebrativo con un certo senso di arte funeraria. Il progetto è piaciuto ed è stato scelto”.

Lei però è sempre molto attivo anche all’estero. Cosa trova, secondo lei, l’artista italiano fuori dei nostri confini?

“Devo dire che principalmente le mie opere sono istallate quasi tutte all’estero. Ho preso parte a dei ‘Simposi di Scultura’ che rappresentano delle belle occasioni sia di conoscenza professionale che di scambio culturale e convivialità”.

Come può definire la scultura?

“È un linguaggio che sfida il tempo, che dialoga con il passato ed il futuro. È un’arte durevole. È un arte che ha subito una crisi profonda tra l’ottocento e il novecento e che si delinea nel nuovo millennio con nuove prospettive e possibilità.

Progetti futuri?

“Ho vari progetti in mente: lavorare sui temi del paradosso, sull’entropia”.

Come definisce la terra d’Abruzzo?

“Per me questa regione ha una dimensione fiabesca. È una terra magica”.