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Sciopero generale della scuola: “Aumentano obblighi, ma il contratto è scaduto da tre anni”

L'AQUILA - Il 10 dicembre scatta lo sciopero generale del personale scolastico. Docenti sul piede di guerra: "Aumentano gli obblighi, ma non gli stipendi. Nella bozza del nuovo bilancio mancano i fondi per il rinnovo dei contratti".

L’AQUILA – Il 10 dicembre scatta lo sciopero generale del personale scolastico. Docenti sul piede di guerra: “Aumentano gli obblighi, ma non gli stipendi. Nella bozza del nuovo bilancio mancano i fondi per il rinnovo dei contratti”.

Contratto scaduto da tre anni, stipendi più bassi d’Europa e un’emergenza Covid 19 affrontata “sperperando soldi, senza risolvere i problemi”. Questi e altri temi caldi sul tavolo dei sindacati che per la giornata del 10 dicembre hanno indetto uno sciopero generale del personale scolastico. Hanno aderito Cgil, Uil, Snals e Gilda, ma non la Cisl. L’iniziativa fa seguito al fallito tentativo di conciliazione avvenuto lo scorso 23 novembre presso il Ministero.

“I motivi – spiega al Capoluogo.it Claudio Di Cesare, responsabile provinciale Gilda Insegnanti – sono diversi, a partire dal mancato rinnovo del contratto, scaduto ormai da tre anni”. E l’attesa non sembra essere finita: “Nella bozza della legge di Bilancio all’esame del Parlamento – aggiunge infatti Di Cesare – non ci sono fondi per il rinnovo, se non una risibile offerta di un aumento di 30 euro, quando il contratto è scaduto da tre anni e abbiamo gli stipendi più bassi d’Europa”. Inoltre, “il Parlamento ha modificato gli obblighi contrattuali, senza prevedere adeguati corrispettivi, anzi, introducendo norme, come l’impossibilità di chiedere trasferimenti prima dei 3 anni dall’assunzione, che non portano nessun vantaggio alla scuola e appaiono semplicemente punitive per gli insegnanti”.

Capito a parte, l’emergenza Covid: “Sono stati sperperati fondi per qualunque cosa, a partire dagli inutili banchi a rotelle, ma l’emergenza non è stata affrontata seriamente. Abbiamo mascherine di qualità scadente, ma la cosa più grave è che si è persa l’occasione di diminuire il numero medio delle classi ‘pollaio’. Con l’emergenza si è intervenuti a tampone, ma poi torneranno le classi di 30 alunni; questa era l’occasione per un intervento strutturale che non c’è stato”.

Le principali rivendicazioni quindi riguardano l’innalzamento dei livelli retributivi, con l’equiparazione dei diritti tra il personale a tempo determinato e quello a tempo indeterminato, la formazione e la valorizzazione professionale. I principali obiettivi, “portare a 900 milioni di euro il fondo per la valorizzazione del personale docente togliendo qualsiasi finalizzazione, prorogare al 30 giugno l’organico Covid al personale Ata, superare qualsiasi blocco sulla mobilità per docenti e Dsga neo assunti, rafforzare gli organici docenti e Ata tramite la riduzione del numero di alunni per classe (superare i parametri dei decreti Gelmini sulla determinazione degli organici docenti e Ata), superare l’insegnamento di educazione motoria nella scuola primaria (no al costo zero), generalizzare la figura dell’assistente tecnico nel primo ciclo, rendere stabile la norma sulle scuole ‘normodimensionate’ con 500 alunni”.