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Alessandro Haber: Volevo essere Marlon Brando

"Chi ha passione nella vita si salva!": Alessandro Haber ospite del L'Aquila Film Festival con il suo libro "Volevo essere Marlon Brando".

Voleva essere Marlon Brando, alla fine è diventato Alessandro Haber. “Mi scambiavano per un cocainomane e invece ero solo esuberante, adrenalinico. Chi non voleva essere Brando? Dal carisma unico, animato da una sensualità, da una forza straordinaria”.

Un’intervista, quella rilasciata al Capoluogo, toccante, simpatica e allo stesso tempo irriverente che calza perfettamente a pennello con il personaggio: Alessandro Haber, l’istrionico attore di cinema e teatro che ha presentato a L’Aquila il suo libro “Volevo essere Marlon Brando (ma soprattutto Gigi Baggini)”, in occasione della rassegna L’Aquila Film Festival.

alessandro haber

Il libro è stato scritto con il regista e montatore Mirko Capozzoli e si presenta come una vera e propria confessione in cui Haber mette a nudo se stesso e 50 anni di vita e di emozioni.

150 film, 50 interpretazioni teatrali, una vita sempre davanti ai riflettori. Voleva essere Marlon Brando, un’icona senza tempo, “ma preferivo Baggini, perchè volevo soccorrerlo”. Baggini, il guitto disposto a tutto, l’attore fallito interpretato da Ugo Tognazzi in “Io la conoscevo bene” di Pietrangeli.

Baggini Haber lo porta con sé da tanti anni, proprio di recente lo ha riportato sullo schermo, in una delle sue ultime interpretazioni, forse tra le più intense, in “Vita da Carlo”, accanto a un altro “grande”, Carlo Verdone.

“È stato qualcosa di potente. Il mio è un personaggio particolare, un attore fallito che ricorda molto Gigi Baggini, bistrattato, preso in giro, con una grande passione non supportata da un grande talento. Quando ho visto il film con Tognazzi ero un ragazzo e mi sconvolse. Mi stavo affacciando a questo mondo e avevo paura di diventare come lui”.

“Gigi Baggini mi ha aiutato molto: a scalare le montagne, a muovermi seguendo la passione! Sono caduto anche io, tante volte, ma mi sono rialzato. Dalla caduta poi se ci riesci ti rialzi. Le persone perfette non mi piacciono, amo gli imperfetti, che sanno chiedere scusa”.

Le montagne Alessandro  Haber le ha scalate in questi 50 anni di carriera, ripercorsa oggi a L’Aquila attraverso le pagine del libro tra ricordi, racconti e aneddoti, snocciolati insieme al professore Mirko Lino, docente di Storia del Cinema dell’Ateneo aquilano, affascinando e e ammaliando il pubblico con la sua passione, la sua istrionicità, la sua gestualità.

Mezzo secolo fatto di incontri fortunati, di storie d’amore appassionate, di una storia, che dura da 16 anni, con sua figlia Celeste. “La mia ragione di vita, il mio grande amore incondizionato che ogni giorno mi porta a interpretare il ruolo di padre”.

“Ce l’ho fatta ad ottenere dei risultati, come padre e come artista, ma non sono mai sazio, ne voglio ancora. Quel personaggio di Baggini me lo porto sempre dietro: è un monito, è come se volessi riscattarlo, è una coperta dolorosa”.

Libero, creativo, nevrotico, appassionato, straripante, Haber fa ridere e commuovere, a teatro, al cinema, tra le pagine del suo libro. Descrive nei particolari e senza peli sulla lingua la sua carriera tra cinema, teatro, spettacoli e persino musica. “Lo sapete che ho anche fatto un concerto?”

Ma svela anche la sua infanzia a Tel Aviv, una vita eccentrica, i successi, la corsa a conoscere Orson Welles incontrato per strada e le partite a tennis con Nanni Moretti.

“Chi ha passione nella vita si salva, in qualsiasi campo, avere  un’interesse nella vita è fondamentale!”.