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Henry Salvatori, dall’Abruzzo agli USA: il magnate con la politica nel cuore

Henry Salvatori, il magnate USA d'origine abruzzese, con la passione per la politica. Diventò uno degli uomini più ricchi degli States e influenzò la carriera politica di 3 presidenti americani

Henry Salvatori, il magnate USA d’origine abruzzese, con la passione per la politica.

Una figura di grande rilievo nell’America di tutto il secolo XX è certamente Henry Salvatori, nato in Abruzzo, a Tocco da Casauria (PE) il 28 marzo 1901 (all’anagrafe registrato con il nome di Ercole), imparentatosi dopo con la famiglia Santellocco. Risulterà in arrivo a New York il 17 aprile 1908, con la madre Francesca Di Giulio e due sorelle, raggiungendo il padre, che gestì un emporio all’ingrosso, abitando però in una fattoria nel New Jersey.

Qui il giovane Henry crescerà fino a laurearsi alla Pennsylvania University, specializzandosi in Geofisica, arrivando a fondare nel 1933 la “Western Geophysical”, che venderà nel 1960, diventando uno degli uomini più ricchi del Paese. Ed allora Henry Salvatori, come altri magnati che fecero fortuna in terra americana, inizia una nuova vita da filantropo, ma anche da attivista politico conservatore. Infatti egli si segnala subito come sostenitore dei “think tank”, vicini al partito repubblicano, come l’“Heritage Foundation” ed il “Claremont Institute”, con i quali influenzerà la carriera politica di ben tre Presidenti repubblicani Usa: R. Nixon, G. Ford e soprattutto R. Reagan, fin dalla sua elezione a Governatore della California.

Una missione, quella di Salvatori molto attenta a finanziare le stesse riviste d’ispirazione conservatrici, come la “National Review” (fondata da B. Buckley, definito il “San Paolo” della destra americana), ma anche varie istituzioni universitarie, arrivando – nel 1990 – a creare una fondazione con il suo nome, che nel 1996 istituì un “Premio per la cittadinanza americana”. Accanto a questo lato filantropico, altresì verso altre istituzioni sanitarie ed umanitarie, Henry coltiva però la sua grande passione per la politica, impegnandosi come direttore di varie campagne elettorali, dove veniva descritto molto rigoroso nei conti ed un “anticomunista devoto”, denunciando sempre il pericolo bolscevico mondiale, come “male assoluto”, contro il bene supremo della libertà, fondamento morale e intellettuale della società americana.

Una tensione ideale e politica che però non dimenticava le sue origini, sostenendo la stessa National Italian American Bar Association”(Niaba) e la “Foundation Sons of Italia (SIF)”, definendosi un uomo di quella minoranza, finanziando borse di studio per studenti meritevoli, nei tanti Festival italo-americani sparsi negli States. Una forte formazione, che temprò Salvatori, come un uomo d’affari formidabile, ma con solidi legami etici e d’attaccamento ai valori familiari, della responsabilità e del sacrificio individuale. Alla sua morte, il 7 luglio 1997 un lungo articolo del “Los Angeles Times” ne ricordava la vita straordinaria, incarnata nelle sue passioni per il lavoro, la famiglia e la politica, magari più come “eminenza grigia”, che in prima persona, coltivando l’amicizia generosa con ben tre Presidenti repubblicani, soprattutto Ronald Reagan, lanciato proprio da lui nello agone politico, dopo una mediocre carriera da attore. I suoi eredi, a partire da suo figlio Henry Ford Salvatori, ne hanno portato avanti la sua azione, forse in maniera più silenziosa e meno incidente di quel loro patriarca, così acuto ed influente nella politica americana, tenuta in pugno certo dal suo forte carattere, ma ancor di più dalla sua potenza finanziaria di straordinario “King Maker”.

Gli USA gli hanno dedicato molti riconoscimenti, come lo “Spirit of America Award”, nel 1987, ma anche in Italia gli fu concesso il titolo di “Cavaliere di Gran Croce”, dalla Presidenza della Repubblica.