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Quirinale, le giravolte di Berlusconi: apre ai 5Stelle

Le giravolte della politica. Berlusconi apre ai 5Stelle e Renzi vuole un nuovo centro. Il sogno dell’aspirante Macron italiano deve fare i conti con la realtà

Le giravolte della politica. Renzi vuole un nuovo centro e Berlusconi apre ai 5Stelle. Il sogno dell’aspirante Macron italiano deve fare i conti con la realtà.

Sembrerebbe un gioco, eppure è la politica oggi. Berlusconi dimentica chi lo aveva individuato come il nemico ed elogia i 5Stelle. Renzi che, sognando di fare il Macron italiano, lancia la sua Opa su Forza Italia e sui moderati del Pd, per creare una forza di centro, capace di contrapporsi alla sinistra e alla destra. Ma cerchiano di andare con ordine.

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Partiamo dal Cavaliere. Il suo obiettivo, più o meno nascosto è quello di correre per il Quirinale. Lui nega, esclude che cerchi consensi nel Pd, magari puntando sul rapporto personale tra Gianni Letta e il nipote Enrico, leader del Pd. Però quando Giorgia Meloni lo aveva tolto dalla corsa per il Quirinale, si è irritato, nello stesso tempo ha avuto la conferma che per essere veramente in corsa non potrà fare appello solo sui partiti alleati della coalizione di centrodestra. Potrebbe cercare consensi sui tanti transfughi ora nel gruppo misto, parlamentari senza partito e senza obblighi con nessuno. Ma non può bastare.

In questo Parlamento il gruppo più numeroso è quello dei 5Stelle. Per i grillini Berlusconi non era solo un avversario, ma l’avversario. Il rappresentante della confusione tra politica e affari, era il “pregiudicato”, lo “psiconano”. Berlusconi ha dimenticato, o ha fatto finta di farlo. Sa bene che la linea del Piave per il movimento di Grillo è quel reddito di cittadinanza che in molti vorrebbero cancellare, a partire dai partiti di centrodestra. Così, in una intervista a Il Tempo, arriva il colpo di scena, nello stile di Berlusconi: il reddito di cittadinanza è utile per combattere la povertà. I 5Stelle, come Forza Italia, sono nati per cambiare la politica. Inoltre ha speso parole di stima per Conte. Ha rimarcato le divergenze politiche, ma si tratta di considerazioni ovvie. Il dato nuovo sono le aperture e soprattutto la difesa della legge identitaria per i grillini. Lo scopo di tutto questo? In molti vi hanno visto una manovra in vista del Quirinale. E forse è così. Ma segna anche una distanza dagli alleati Meloni e Salvini che la pensano in modo opposto. Soprattutto apre dei dubbi sulla compattezza di un’alleanza che da tempo mostra non poche crepe.

L’intervista di Berlusconi non può non essere presa sul serio da Matteo Renzi, un corsaro della politica che con la sua Leopolda ha cercato di riportare l’attenzione politica sulla sua persona e su Italia Viva. Certo non è mancato l’attacco all’inchiesta giudiziaria che lo vede coinvolto, ma è passato dalla difesa all’attacco. Così ha cercato di far dimenticare che la sua creatura politica viene accreditata nei sondaggi di un 2 per cento di consensi. Nel vantarsi di aver portato Mattarella al Quirinale ha sorvolato sul fatto che allora guidava il Pd, con un consenso elettorale ben più alto di quello attuale, e così ha sorvolato sul fatto che quando, nel 2019, ha fatto fallire il tentativo di Salvini era un autorevole senatore del Pd. Ma con i suoi 45 parlamentari che hanno lasciato il Pd per seguirlo, può giocare la partita del Quirinale. Nel suo discorso alla Leopolda è parso chiaro soprattutto il terreno sul quale vuole competere, la strada da percorrere per cercare di contare ancora nella politica italiana, anche dopo il voto politico, che Renzi teme possa avvenire già nel 2022. Un timore avanzato forse per far scattare una reazione avversa. Questo si vedrà.

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Interessa invece la prospettiva che è nei sogni di Renzi. Al primo punto c’è l’avversità a tutti i populismi. Quindi no a Salvini e Meloni. Anche un no secco ai 5Stelle. L’obiettivo dell’attacco in fondo sono gli alleati dei populisti. Prima di tutto il Pd. Più sullo sfondo c’è naturalmente Forza Italia. Renzi vuole essere il Macron italiano. Per il momento il risultato è stato deludente. Non ha svuotato il Pd come invece Macron fece con i socialisti francesi. Ha solo portato via dei parlamentari, ma non i voti. La strategia così subisce un cambiamento. Occorre puntare alla costruzione di una forza centrista e riformista, lontana dai populismi. Così se il Pd sceglie di allearsi con i 5Stelle, si allontana dal polo riformista. Lo scopo è quello di raccogliere consensi tra quanti non hanno dimenticato le violenti polemiche con i grillini. Ma l’asse centrista e riformista dovrebbe contare sull’alleanza con il partito di Calenda, con Più Europa di Bonino, e strizzare l’occhio al movimento del presidente della Liguria Toti.

Un importante obiettivo è rappresentato da quella parte, ancora in Forza Italia che mal digerisce l’intesa con Salvini e Meloni. I nomi sono noti: Carfagna, Gelmini, Brunetta, solo per citarne alcuni. Si sa che l’obiettivo sarebbe proprio quello di un’alleanza tra queste forze, con la Carfagna rappresentante unificante. Il disegno è quello di prendere voti a quanti in Forza Italia non vogliono stare con la Lega e FdI, ma che non voterebbero mai a sinistra. Lo stesso a sinistra: conquistare consensi tra chi non vuole aver a che fare con i grillini. Un sogno? Forse sì, i progetti teorici basati su una sommatoria di ipotesi difficilmente trovano una realizzazione. Immaginare un tavolo composto da Renzi, Calenda, Bonino è arduo. Poi Toti guida una coalizione con Forza Italia, Lega FdI. Impossibile immaginare che lasci tutto per un’avventura politica tanto ipotetica. Ipotetico anche che possa determinare il voto di una settantina di parlamentari per l’elezione del Capo dello Stato.

Anche un’eventuale Opa nei confronti degli esponenti moderati di Forza Italia appare problematica. Soprattutto con il ritorno sulla scena di Berlusconi. Forza Italia risentiva della mancanza di una guida con l’assenza forzata di Berlusconi. Ora il Cavaliere è di nuovo protagonista e detta la linea ai suoi: massimo sostegno a Draghi, piena adesione all’Europa e un confronto con gli avversari, ora alleati di governo, della sinistra. Così i margini di azione di Renzi appaiono più che ristretti. Può infiammare e dare speranze ai suoi che lo hanno seguito alla Leopolda, ma la realtà rischia, per lui, di essere altra cosa. La politica corsara può funzionare in questo Parlamento, può avere un ruolo nell’elezione del Capo dello Stato. Ma le elezioni, nel ’22 o nel ’23, metteranno fine ai giochi. E il sogno di un Macron italiano resterà tale.

Del resto anche quello del Macron vero, quello francese, è atteso a una verifica nelle presidenziali dall’esito alquanto incerto, anche perché i socialisti, svuotati nella precedente tornata del 2017, adesso sembrano in ripresa. Per due giorni non hanno fatto notizia le inchieste giudiziarie. Ma da oggi la politica lascia la vecchia stazione fiorentina e torna nei palazzi romani. Dove contano i voti, non i sogni.