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Nomine Rai, il Cda approva: contrario solo il consigliere 5 Stelle

Nomine Rai, nessuna sorpresa. Il Cda approva: vota contro soltanto il consigliere dei 5 Stelle Alessandro Di Majo

Nomine Rai, nessuna sorpresa. Il Cda approva: vota contro soltanto il consigliere dei 5 Stelle.

Il Cda della Rai ha confermato le nomine annunciate dall’amministratore delegato Carlo Fuortes. Tutto come nelle previsioni, non c’è stata unanimità – e questo era prevedibile – ma nemmeno eccessive tensioni. Dei sei membri del Cda soltanto Alessandro Di Majo ha votato contro tutte le proposte.

Di Majo è consigliere in area 5Stelle e a differenza del cognome è considerato più vicino a Conte che al ministro, che sembra sempre più smarcarsi dall’ex presidente e ora capo del movimento. Di Majo non è stato seguito da nessuno. In alcune votazioni si è invece astenuto Riccardo Laganà, rappresentante dei dipendenti. Così la Maggioni è passata con 5 sì e un no alla direzione del Tg1, stesso risultato per Sangiuliano che resta a guidare il Tg2. Invece per Simona Sala (Tg3) il risultato è stato 4 sì, un no (Di Majo) e un astenuto (Riccardo Laganà).

Andrea Vianello dirigerà il giornale radio, anche per lui 5 sì e un no. Stesso risultato per Mario Orfeo, che guiderà la nuova direzione, Approfondimenti. Via libera per Alessandra D Stefano a Rai sport, sempre per 5 a 1. Tgr, confermato Alessandro Casarin sempre con 5 voti favorevoli. Confermato a Rai Parlamento Antonio Preziosi con 5 voti a favore. A Rai news 24 andrà invece Paolo Petrecca, lui ha avuto 4 voti a favore, Di Majo ha confermato il suo no e Laganà si è astenuto. Tutto si è risolto in poco tempo. Resta la rabbia dei 5Stelle, almeno di quelli più vicini a Conte che vedono nell’azione di Draghi una demolizione di tutte le mosse dei governi guidati dall’ex premier. Smantellati i vertici Rai.

Le ultime nomine erano state fatte con Conte a Palazzo Chigi. Ma in questi mesi rivoluzioni ci sono state nella guida dei servizi segreti, nella protezione civile, nel commissario per l’emergenza. Ma anche sulle norme c’è stata un’azione di demolizione, a partire dalla riforma della Giustizia, modificando quella voluta da Bonafede. Adesso sotto tiro c’è il reddito di cittadinanza. Almeno su questo il Pd sembra voler dare una mano, limitando la propria disponibilità a delle modifiche e non alla cancellazione del provvedimento come chiedono a Destra e Matteo Renzi, che ormai è il nemico numero uno di Giuseppe Conte.

L’ex premier è in difficoltà con i suoi. La pattuglia al governo e soprattutto Di Maio sembrano perfettamente allineati a Draghi. Il fatto che Conte nella sua dichiarazione rabbiosa contro le nomine abbia voluto al suo fianco lo stato maggiore del movimento non è visto come una prova di forza, anzi tutto il contrario. Del resto aveva due strade possibili: astenersi da ogni commento e intervento, chiedendo soltanto scelte dettate dalla competenza e non da logiche spartitorie, oppure entrare nella contesa con le proprie bandierine. Non è chiaro cosa sia accaduto in realtà. C’è chi parla di una telefonata con Draghi, c’è chi gli rimprovera di non essersi fatto sentire prima. Così ha dato l’impressione di voler entrare nel gioco delle nomine e di non esserci riuscito per parlare poi di lottizzazione. Comunque, va detto che nessuno può mettere in discussione competenze e professionalità dei direttori nominati o confermati.

Si tratta di giornalisti di grande valore ed esperienza, interni alla Rai da tempo. Allora Conte avrebbe potuto evitare di presentarsi come sconfitto, e soprattutto evitare quell’autogol di impedire ai 5Stelle di partecipare a trasmissioni Rai. La questione delle nomine potrebbe essere anche un campanello d’allarme per la vicenda Quirinale. È vero che i 5Stelle in Parlamento, nonostante le numerose defezioni, sono ancora il gruppo più numeroso, ma come giocheranno quella partita? Riusciranno a mantenersi, almeno formalmente compatti? In gioco c’è il futuro di Conte alla guida dei 5Stelle, ma forse ancor di più il futuro stesso del movimento. Intanto c’è questo Aventino televisivo. Fino a quando durerà? E Grillo non dirà la sua?