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Social, mode e conseguenze

Voglio fare l’influencer, genesi di una moda

"Vorrei essere influencer". Cosa vuol dire? Ormai quasi tutti lo sanno. Sono finiti gli anni in cui alla domanda "che lavoro vuoi fare da grande?" ci si sentiva rispondere: "il calciatore" o "la ballerina". Un fenomeno social che rende tutti…omologati

Cosa vuoi fare da grande? “Vorrei essere influencer”.

Professione Influencer. Cosa vuol dire? Ormai quasi tutti lo sanno. Sono finiti gli anni in cui alla domanda “che lavoro vuoi fare da grande?” ci si sentiva rispondere: “il calciatore”, “la rockstar”, “la ballerina” o “l’astronauta”. Oggi i tempi sono cambiati, insieme alle aspirazioni di giovani e, soprattutto, dei giovanissimi.

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È l’effetto social. Instagram ha fatto da apripista – molto più di Facebook – ad un cambiamento nella comunicazione di sé, fatto essenzialmente di condivisioni di momenti della propria giornata, di abitudini quotidiane, di gioie e successi. Dalle foto si è passati alle storie: 15 secondi, un frammento di sé. Dal buongiorno alla colazione al bar o a casa, dalla scuola al bel voto preso al compito in classe, dal nuovo zaino ai compiti per casa, dal lavoro in ufficio alla sessione di fitness in palestra, dalla corsetta quotidiana alle ricette per stare in forma. Tutto può essere immortalato e condiviso real time con i propri follower: cioè con tutte quelle persone che desiderano essere informate sulla tua vita e che possono farlo semplicemente cliccando ‘Segui’ come opzione Instagram.

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Così nascono le mode, veicolate dagli Influencer: oggigiorno un vero e proprio lavoro, anche ben retribuito. Qualcuno, in tv, ha definito l’influencer un esperto o esperta di tendenze. Che siano esperti o meno, gli inflencer hanno un grandissimo seguito social, condizionando trend, mode, stili, abitudini di vita e, soprattutto, il commercio. Non è un caso se le grandi case di Moda e i brand più in voga dei vari settori commerciali scelgano, ormai comunemente, di affidarsi a testimonial noti tra i giovanissimi e molto social. Appunto, gli influencer, che nascono come funghi, a colpi di Swipe up.

influencer

Influencer, il significato

“Il termine influencer oggi fa riferimento ad un figura tra le più chiacchierate degli ultimi anni, nel mondo virtuale e non solo. La parola influencer è fra quelle più cercate sui motori di ricerca, eppure essendo un neologismo è entrata solo di recente nei dizionari italiani. Nel Garzanti nel 2017, mentre nel Devoto-Oli e nello Zingarelli nel 2018. Per la Treccani fa riferimento a quel

“personaggio popolare in Rete, che ha la capacità di influenzare i comportamenti e le scelte di un determinato gruppo di utenti e, in particolare, di potenziali consumatori, e viene utilizzato nell’ambito delle strategie di comunicazione e di marketing.”

Ma l’influencer oggi veste anche l’habitus di

una celebrità che ha acquisito o sviluppato la sua fama e il proprio personaggio pubblico attraverso internet”, aggiungendo anche il contributo dell’Accademia della Crusca, la quale pone l’accento sulla capacità dell’influencer di influenzare l’opinione pubblica riguardo a un certo argomento”.

Ce lo spiega la psicologa e psicoterapeuta aquilana Chiara Gioia, intervistata dalla nostra redazione per il consueto appuntamento settimanale con la psicologia.

Influencer e nuova modalità comunicativa

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L’immaginario portante è la tendenza a farsi influenzare: concetto che porta a riflettere sulla modalità comunicativa diffusa oggi. ‘Si è nella misura in cui si condivide e in base a ciò che si condivide‘: quindi, comanda il mondo virtuale, in particolare i social. In questo senso è come se nel mondo di internet ci fossero la rappresentazione e la manifestazione dell’inconscio collettivo (C.G. Jung). È noto, infatti, come ogni individuo tenda ad adeguarsi alla massa, cioè assuma atteggiamenti e comportamenti diffusi e generalmente riconosciuti, quindi ritenuti validi. Internet ha preso piede nella vita di tutti, generando una comunicazione a senso unico. Tutti comunicano allo stesso modo e, come diretta conseguenza, l’individuo non esprime il proprio modo di essere. Risultato? Tutti ci omologhiamo. A cosa? Ai messaggi che gli influencer lanciano. Quindi ci omologhiamo o proviamo ad omologarci a loro e a quello che pubblicizzano. Per fare un esempio, anche se un paio di scarpe non ci piace, basta che le indossi un influencer per farle sembrare desiderabili ai nostri occhi. Bisogna stare attenti affinché il ruolo degli influencer non ostacoli l’espressione del proprio modo di essere da parte dei più giovani. Avere dei modelli è normale, lo è da sempre. Ma omologarsi e confondersi a personalità influenti sui social rischia di soffocare il nostro vero modo di essere, i nostri pensieri, le nostre sensazioni, i nostri gusti”. 

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Quel paio di scarpe lo avrei mai acquistato se non lo avesse indossato Chiara Ferragni? 

“L’influenza, quindi, ha inglobato appieno il settore della comunicazione. Credo – continua Chiara Gioia – che si possa parlare anche di strutture fisiche e biologiche del nostro cervello continuamente sollecitate per un adattamento a questi cambiamenti. La tecnologia, ad oggi, ha sostituito sempre più i pensieri culturali ed etici. Prevalgono i contenuti psichici collettivi, della società e non di un singolo individuo. L’habitus dell’influencer ha sconfinato: se inizialmente la figura è nata come modello per una fascia prevalentemente giovanile del popolo social, con il passare del tempo gli influencer hanno invaso il mondo del marketing, entrando a farne parte ormai in maniera costante. Non è un caso, allora, se quello dell’influencer viene visto oggi come vero e proprio lavoro, visto che la commercializzazione e il marketing si appoggiano a queste figure”. 

Un nuovo lavoro ‘social’ dal nulla

Cacciatore, Allevatore, agricoltore, artigiano, operaio, scienziato. Oggi sembrano solo semplici parole: in realtà racchiudono l’evoluzione dell’uomo nella storia. Le sue capacità progressivamente evolute, i suoi ruoli professionali evoluti con lui. Termini che si portano dietro sacrifici, valori, obiettivi. Oggi tutto viene rimodulato, seguendo la tendenza alla diffusa volontà di diventare influencer. Viene naturale, però, chiedersi: quali sono le principali peculiarità di questi influenzatori? Attraenti, giovani, belli, sorridenti, sempre felici, dotati di Iphone – usati per fare selfie, tweet e post – condizionano l’opinione dei loro numerosissimi follower, in pochissimi secondi. 
Un fenomeno, per molti fatto di maschere e apparenza, ma quanto di realtà? Eppure funziona, almeno per le strategie di marketing. Così questi influencer si ritrovano ad avere addirittura il potere di cambiare tanto: anche obiettivi, aspettative, sogni delle nuove generazioni”. 

“Innumerevoli metamorfosi socio-culturali verificatesi nell’ultimo mezzo secolo invitano a riconsiderare da una diversa prospettiva una massima di Oscar Wilde secondo cui «senza la facoltà critica non esisterebbe nessuna creazione artistica degna di tal nome». Credo non sia azzardato affermare che viviamo in un’epoca in cui il senso critico viene utilizzato in modo disfunzionale e si enfatizza solo ciò che ci fa piacere esaltare. Questa legittimazione del ‘moderno senso critico’ è lontana da una sua vera legittimazione culturale e risulta arduo capire quali potrebbero essere eventuali ripercussioni nel lungo periodo. Internet non nutre la dinamicità insita nell’uomo, tutto resta congelato. La dinamicità resta ibernata. Vero è che da sempre l’uomo ha avuto modelli da imitare, in ogni ambito – artistico, sportivo e non solo – ma certamente tutti habitus con un minimo comun denominatore, ovvero quello di differenziarsi con il proprio modo di essere, senza esser sovrastati dalla modalità dell’apparire. Con questo non vi è una condanna al ruolo dell’influencer, solo una riflessione in merito a come potrebbe essere decodificato oggi da alcune giovani menti”.

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