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Montagna in sicurezza, le parole d’ordine sono programmazione e consapevolezza

L'AQUILA - Conoscenza e programmazione per vivere la montagna in sicurezza. Gli errori da non fare e gli accorgimenti da prendere per escursioni in sicurezza. L'intervista.

L’AQUILA – Conoscenza e programmazione per vivere la montagna in sicurezza. Gli errori da non fare e gli accorgimenti da prendere per escursioni in sicurezza.

Non solo turismo, spiritualità e natura alla presentazione de Il Cammino dei Monti e dei Santi, il tracciato realizzato dall’associazione “La Valle del Vasto” con Magna Carta, ma anche riflessioni sulla sicurezza in montagna. Nell’occasione, IlCapoluogo.it ha intervistato l’avvocato Amedeo Ciuffetelli, alpinista impegnato anche nel Soccorso Alpino. “Ho collaborato allo studio di questo Cammino – ha spiegato al microfono del Capoluogo.it – ma naturalmente quello della sicurezza in montagna è un tema a me caro, sia come appassionato che per la collaterale attività di soccorritore”.

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“Il nostro territorio – sottolinea infatti l’avvocato Ciuffetelli – è bello e attrattivo, però spesso accadono anche incidenti, che – almeno in parte – si possono prevenire. Il rischio zero – precisa – in montagna non esiste, ma c’è la possibilità di poterlo controllare e prevenire infortuni letali o anche banali, che però mettono a rischio l’incolumità dei soccorritori”.

“Per non parlare del fatto che un approccio imprudente comporta la distrazione di risorse fondamentali come quella dell’elisoccorso, che dovrebbe intervenire solo per casi gravi, ma purtroppo spesso deve farlo anche per questioni banali, come per il recupero di qualche escursionista che si è avventurato in una zona particolarmente impervia, si è stancato o si è ferito lievemente, e non riesce a tornare indietro, magari anche a causa di attrezzature inadeguate. Al di là del costo gestionale e sociale, in questo modo l’elisoccorso viene distolto da altre possibili emergenze”.

Da qui la riflessione: “Frequentare la montagna è bello, sano e regala grandi soddisfazioni. È un’attività che va incentivata, ma occorre lavorare su consapevolezza e prevenzione. Credo sia dovere di tutti appassionati della montagna formarsi, ascoltare i consigli e fare prevenzione, per avere consapevolezza delle proprie capacità e dei propri mezzi”.

Consapevolezza per evitare quelli che sono considerati gli errori più comuni: “Bisogna conoscere e pianificare qualunque tipo di escursione, quindi prepararsi, sapere dove si va e cosa portare. Elementi fondamentali sono l’abbigliamento e lo zaino, che devono essere più che adeguati, con cambi, strumenti e riserve che consentano di superare banalmente anche una notte, in caso ci si perda o in attesa dei soccorsi. Riuscire a passare qualche ora senza arrivare all’ipotermia è fondamentale, per questo serve avere abbigliamento di riserva adeguato”.

Altra questione fondamentale, il meteo: “Una volta ci si affidava all’esperienza, ma oggi basta mettere il nome di una località su internet e si riescono a incrociare tanti dati per capire a quali condizioni si va incontro. Una gita si può rimandare a momenti migliori, mentre ho sentito anche persone che siccome erano venute da lontano per salire sul Gran Sasso, anche trovando il maltempo hanno voluto procedere. Non è così che funziona”.

Capitolo a parte, quello dei rischi anche giuridici: “Oggi viviamo nell’era delle responsabilità. A fronte di evento prevedibile ed evitabile, se si verifica evento letale o comunque grave si possono aprire procedimenti relativi alla responsabilità. Chi organizza queste uscite deve saper che se non prepara bene tutto e si verifica un inconveniente, può andare in contro a responsabilità anche gravi”.

Insomma, “bisogna far sì che le attività meravigliose che si svolgono in montagna possano compiersi in maniera serena e tranquilla, per sé stessi e per gli altri”.

L’intervista

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