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Le nuove stanze della poesia, Giosuè Carducci e Pianto antico

Giosuè Carducci e "Pianto antico". Un'altra poesia dai banchi di scuola per l'appuntamento con la rubrica di Valter Marcone.

Per le poesie dei banchi di scuola voglio continuare dopo Zietta Liù con alcune poesie di Giosuè Carducci (Valdicastello, 27 luglio 1835 – Bologna, 16 febbraio 1907) che è stato un poeta, scrittore, critico letterario e accademico italiano .Inizio con Pianto antico .Carducci visse i primi anni a Bolgheri dove risiedeva la famiglia che aveva ristrettezze economiche.

Tanto che non gli fu possibile frequentare la scuola ; il padre incaricò così il sacerdote Giovanni Bertinelli di dargli lezioni private di latino durante il giorno, mentre la sera era lui direttamente ad impartirgli le nozioni essenziali. Così Giosuè cominciò quasi da autodidatta a scrivere le sue prime composizioni. Il progetto didattico paterno prevedeva la lettura dei classici latini (si dice che il ragazzo sapesse a memoria i primi quattro libri delle Metamorfosi) ma anche del Manzoni e del Pellico, che “il figlio obbedientemente studiava, pur covando una vena antimanzoniana che andrà acuendosi negli anni appresso”.

Per le idee politiche del capofamiglia il nucleo dovette trasferirsi a Firenze nell’ aprile 1849 e così il Carducci potè cominciare a frequentare la scuola degli Scolopi. Ma parleremo nella prossima puntata della sua formazione scolastica fino alla laurea nel 1856 e della sua attività di letterato, poeta e insegnante.

Qui iniziamo appunto con “Pianto antico”  trascrivendo il testo :

L’albero a cui tendevi
la pargoletta mano,
il verde melograno
da’ bei vermigli fior,
nel muto orto solingo
rinverdì tutto or ora,
e giugno lo ristora
di luce e di calor.
Tu fior de la mia pianta
percossa e inaridita,
tu de l’inutil vita
estremo unico fior,
sei ne la terra fredda,
sei ne la terra negra
né il sol più ti rallegra
né ti risveglia amor.

“Pianto antico” è una poesia celebre, conosciuta da molti, e inserita in quasi tutti i sussidiari e le antologie scolastiche i dedicata al figlio Dante morto a soli tre anni che dovrebbe , secondo la data riportata sul testo autografo, risalire a giugno 1871. La poesia fa parte della raccolta “Rime nuove” che è l’opera poetica forse più importante del Carducci perché rappresenta una prova significativa del tentativo di equilibrare armonia e coerenza in composizioni che parlano di diversi momenti anche della sua vita.

Il volume, pubblicato per la prima volta da Zanichelli di Bologna nel 1887, comprende centocinque poesie, composte tra il 1861 e il 1887 e distribuite in nove sezioni. Nel libro Carducci riuscì a fissare un’immagine ideale di sé e della propria arte, offrendo con essa una compiuta sintesi poetica, nella quale ritroviamo l’evolversi della sua poetica e della sua ideologia, dalle origini giovanili fino agli esiti più maturi.

Poesia storica o di celebrazione in cui il Carducci si propone come “Vate maestro e guida della nazione”. Anche attraverso argomenti leggendari (Il comune rustico, La legenda di Teodorico, Su i campi di Marengo, Faida di comune,il professor Carducci dedica sonetti i a Omero, Viriglio, Dante, Ariosto e altri. Un tributo alla civiltà letteraria. Sono comprese nella raccolta anche poesie dal sapore nostalgico (Visione, Nostalgia) insieme a composizioni ambientati nella vita della campagna, , di sapore bucolico ed arcadico (come nelle liriche Il bove, San Martino, Virgilio). Nelle prossime puntate parleremo de Il bove e di San Martino .

“Pianto antico”, insieme alla cosiddetta trilogia maremmana rivela un modo di sentire il mondo e quello che vi accade (Traversando la Maremma toscana, Idillio maremmano, Davanti San Guido) . Pianto antico è una delle due liriche ispirate alla morte del figlioletto Dante,insieme a Funere mersit acerbo (titolo virgiliano che significa: travolse una morte acerba, prematura).

Dal punto di vista metrico, la poesia “Pianto antico” segue uno schema anacreontico. Il componimento si suddivide in quattro quartine di settenari, così composte: il primo verso è piano, secondo e terzo verso sono piani e rimano tra loro (rima baciata), il quarto verso è tronco. Inoltre le frequenti allitterazioni insistono sulla lettera “r”, che con il suo suono aspro contribuisce a rendere stridente e cupa l’atmosfera del componimento. Particolarmente calcato, anche grazie all’uso frequente di parole tronche, è il nesso -or: “fior”, “orto”, “or ora”, “ristora”, “calor”, “amor”.