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Cocaina a L’Aquila, minacce di morte a Polizia e testimoni

L'AQUILA - Dall'inchiesta sullo spaccio di cocaina le minacce dell'organizzazione criminale a membri della polizia e testimoni scomodi.

L’AQUILA – Dall’inchiesta sullo spaccio di cocaina le minacce dell’organizzazione criminale a membri della polizia e testimoni scomodi.

Non sono state trovate armi “vere” nelle perquisizioni scattate con l’operazione Magnetic box, che ha portato all’arresto di sette persone (5 in carcere e 2 ai domiciliari), ritenute appartenenti a un’associazione criminale dedita allo spaccio di cocaina a L’Aquila, formata da tre fratelli albanesi, altri membri della stessa famiglia, insieme a cittadini kosovari e anche un macedone e un rumeno. Non significa però che le attività del sodalizio criminale non preoccupassero anche dal punto di vista della sicurezza. Dalle carte dell’inchiesta iniziata nel 2018 con l’arresto di un aquilano trovato in possesso di 1 chilo di cocaina, infatti, emergono particolari inquietanti, relative a minacce all’incolumità di poliziotti ritenuti troppo zelanti e quindi dannosi per l’attività di spaccio e di persone che avrebbero potuto riferire movimenti sospetti.

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Parlando al telefono in relazione a un arresto, infatti, alcuni componenti del gruppo avevano espresso minacce specifiche a un ispettore che veniva definito “un grosso problema per il lavoro” dalle intercettazioni rese note da Il Messaggero. “Anche a picchiarlo tanto non capisce.. quella m.. ce l’ha con noi, bisogna ucciderlo, se lo picchi e lo mandi in ospedale e esce di nuovo”. Stessi toni per possibili testimoni scomodi: “Ti meno adesso che ho 20 anni ti lascio, 1,2,3, anni, però non ti perdono mai, sono un tipo molto cattivo mai lo perdono. Io per questo gli faccio esplodere la macchina, prima o poi faccio una bomba e gli faccio esplodere una macchina”.

Inoltre il gruppo mirava a espandere la propria influenza anche sulla “piazza” di Pizzoli, dove avrebbero iniziato presunte attività di spaccio anche all’interno della squadra di calcio locale. Dalle intercettazioni riportate dal Messaggero, infatti, gli spacciatori parlato di episodi di spaccio risalenti sempre al 2018.

Nelle stesse intercettazioni, anche i lunghi viaggi fatti per gli approviggionamenti di cocaina e anche qualche curioso imprevisto, come la bustina di coca nascosta sugli alberi, ma rosicchiata da scoiattoli.