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Rifiuti, 425mila tonnellate da Roma all’Abruzzo: quando finirà l’export dell’immondizia?

Rifiuti da Roma all'Abruzzo, a dicembre scade l'ultimo accordo. Tempi stretti per il nuovo sindaco. Per quanto tempo ancora l'Abruzzo dovrà sopportare le inefficienze della Capitale?

Rifiuti da Roma all’Abruzzo, a dicembre scade l’ultimo accordo. Tempi stretti per il nuovo sindaco. Per quanto tempo ancora l’Abruzzo dovrà sopportare le inefficienze della Capitale?

Anno 2014. Poi 2015, 2016, 2017 e così via fino a tutto il 2021: ogni anno l’Abruzzo evita che Roma precipiti nel caos rifiuti. Almeno, che precipiti per più di quanto già avvenga. Per Roberto Gualtieri, da pochi giorni sindaco di Roma a tutti gli effetti, l’eredità sui rifiuti del quinquennio di Virginia Raggi e dei due anni e mezzo di Ignazio Marino saranno forse la sfida più ardua da affrontare.

E per risolverla ci vorrà coraggio, tanto, e volontà politica di creare impianti per trattare e smaltire i rifiuti. Oppure, le altre Regioni continueranno a doversi sobbarcare l’immondizia della Capitale.

Per l’Abruzzo, stando ai documenti ufficiali della Regione, questo perverso giochino di supplire alla carenza di impianti di Roma, ha portato 425mila 600 tonnellate di immondizia negli impianti Aciam di Aielli, in provincia de L’Aquila, e Deco di Chieti.

E dalle carte della Regione Abruzzo si vede come l’apporto abruzzese sia fondamentale di fatto dal giorno dopo in cui Ignazio Marino, da poco eletto sindaco della Capitale, decise di chiudere la discarica di Malagrotta, la più grande d’Europa, ma senza avere alcuna idea di come fare a smaltire le tonnellate, 4600 al giorno, di rifiuti prodotti in città.

Alemanno sindaco trovò una differenziata di poco superiore al 12% e la lasciò intorno al 32%. Marino la trovò al 32% e la lasciò, dopo due anni e mezzo di governo, intorno al 43%. La Raggi l’ha trovata al 43% e dopo cinque anni l’ha lasciata al 44% e spicci con molte zone dove la disperazione per la mancata raccolta dei rifiuti ha spinto i Municipi e Ama a rinunciare alla differenziata spinta porta a porta.

Insomma: Marino migliora molto la differenziata ma, senza avere né un modello di gestione del ciclo dei rifiuti né un’alternativa a Malagrotta, chiude la discarica. Unico modello percorribile: esportare i rifiuti. Raggi rimane bloccata dai veti ideologici del Movimento 5Stelle e non sa affrontare il problema. Si rimane solo con l’export dell’immondizia. Che, per altro, aumenta.

A parlare sono le carte della Regione Abruzzo, quelle che contengono gli accordi con la Regione Lazio per accogliere i rifiuti romani: una decina di delibere di Giunta Regionale che partono dal 2014, praticamente, appunto, dal giorno dopo la chiusura di Malagrotta.

Fra il 2014 e il 2018 l’Abruzzo si prende 40.125 tonnellate l’anno. Fanno 226mila in totale. Nel 2018 si scende un po’: 39mila. Ma poi si schizza verso l’alto: 70mila tonnellate annue per il 2019, 2020 e 2021.  Totale finale: 425mila 600 tonnellate in totale, in media poco meno di 61mila tonnellate annue.

L’ultimo accordo scadrà a fine dicembre 2021: troppo poco tempo perché Gualtieri possa effettivamente fare qualcosa.

La questione, però, è politica: la Giunta Regionale del Lazio, guidata da Nicola Zingaretti, nell’estate 2020 ha varato un Piano Rifiuti nato male: mancano gli impianti e, per l’ennesima volta, si considera sufficiente un aumento (su carta) della differenziata. Esattamente la stessa ricetta che ha portato il disastro romano: stando alla Raggi e alle sue previsioni, quest’anno Roma avrebbe dovuto stare al 70%.

Nel Piano Rifiuti non ci sono nuovi impianti: il Pd e il Movimento 5Stelle, il secondo per ragioni meramente ideologiche, il primo anche per interessi di bottega sul territorio, non hanno intenzione di lottare per nuovi termovalorizzatori o altri impianti.

La speranza è che, dopo le prime dichiarazioni, Gualtieri trovi il coraggio di cambiare marcia e lavorare per una nuova impiantistica sul territorio romano e laziale.

O l’Abruzzo dovrà ancora a lungo supportare Roma e la sua inefficienza.